Grammi di poesia
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Minima moralia (Meditazioni sulla Vita Offesa. T. Adorno) (157)

C’è chi ci invita “a non dubitare, mai, della forza, di cui siamo in possesso”, IO, invece, Inviterei  Meos Proximos atque Longiquos a Essere, ognora, Consapevoli dei Propri Umani Limiti che, “tamen”, non CI imprigionano e non Ci frenano nell’andare  oltre Essi, indefinitamente.

Dostoevskij Diceva che “per agire con intelligenza, non basta l’intelligenza”. Infatti, Intelligenza Deriva dal Lat. “Lego” (Leggere) e, poi, dal Lat. “Intellego” (Capire, Notare, Osservare, Convincersi). Quindi, IO Leggo una situazione e, poi, Capisco, Osservo, Noto, MI Convinco che Devo Agire. Comunque, perché il Mio Agire Sia Pro ME atque Pro Homine”, Deve, necessariamente, Intervenire la Saggezza, che i Latini Chiamavano “Prudentia” o ”Ratio”.

Su Facebook, qualche giorno fa, è apparsa una bellissima foto, in cui appariva un papà, tenerissimamente, in posizione “naso con naso” con il suo, altrettanto bellissimo, bambino, certamente, di pochi mesi, assopito. Molti sono stati i commenti, in cui si esaltava la funzione della  “paternità”, che la foto esprimeva e testimoniava. IO, in Verità, da Buon Filosofo, nell’Osservare la Foto, di cui sopra, ho Messo, come altre volte, in Discussione la “paternità”, la “maternità” che, spesso, imprigionano i padri e le madri all’interno della famiglia, impedendo loro qualsiasi possibilità di esteriorizzazione nei riguardi dell’Altro, degli Altri, insomma, dei Prossimi e dei Lontani. Voglio Ricordare ai miei 25 Lettori che, anche , i padri, appartenenti alla nomenclatura nazista, oltre ad essere amanti dell’Arte (sì che molte Opere d’Arte trafugate nei paesi, dall’esercito tedesco occupati, sono state rintracciate nelle loro dimore), oltre ad amare la Grande Letteratura e la Grande Musica (sì che non è vero, come avrebbe Affermato Dostoevskij che la ” Bellezza salverà il mondo”), amavano, erano dolcissimi con i loro “bimbi”, come li chiamerebbe il razzista salvini, ma, poi, usciti di casa, quando andavano al lavoro, indossavano il camice bianco, e gasavano gli ebrei, gli zingari e i loro “bimbi”.Ahh, dimenticavo, anche, gli omosessuali!

 

Trascrivo da ”facebook” la seguente considerazione, riflessione: ”La cecità dei puritani è proverbiale, come l’ipocrisia, che invade, da sempre, le loro menti”. I puritani,“ povr fruscuu”, Si Dice nella Lingua bitontina! Giacché ci siamo, una modesta lezioncina di Dialettologia.“Fruscuu” è un aggettivo indeclinabile, che deriva dall’aggettivo Latino, altrettanto, indeclinabile, ”frugi”. Nella Lingua bitontina”fruscuu”, che ”frugi” nella Lingua Latina  significano, onesto, onesta, galantuomo, etc., etc. Talvolta, quando, rivolgendoci a un tizio o a una tizia,, in segno di sprezzo o in modo ironico, diciamo loro nella Lingua italiana: ”Sì, sei proprio un galantuomo, un uomo dabbene, onesto; sì, sei proprio una donna dabbene, onesta” o nella Lingua bitontina: ” Soin, s’ prpt nu bell fruscuu; o soin, sì prorpt na bella fruscuu”, Usiamo una Figura Retorica, Detta Antìfrasi, che consiste nell’esprimersi con un termine di significato opposto a ciò che si pensa o per ironia. Di solito, è una parola di senso positivo, che, per antifrasi, viene usata in senso negativo. Medesimamente, indeclinabile è l’aggettivo Latino ”nequam”, inutile, cattivo, inconsistente, lascivo, malvagio. disonesto, dal quale deriva nella Lingua bitontina il sostantivo la “mquat o la mqueut”(Il bucato) e l’aggettivo indeclinabile: “maquate o mqueut o mquatazza”, uomo o femmina cattivo/a. disonesto/a, dissoluto/dissoluta. Le nostre mamme dicevano: “Iouc aggh feu la mquat  o la maquete e, pou agghia sctteu la lssoi (cioè, ciò che è lascivo, inutile)”.  Ahimè, quando, inconsultamente, si grugnì, si grugnisce che il “Latino fosse, sia una lingua morta”, si volle, si vuole giustificare un furto che gli scherani del potere perpetrarono nei riguardi dei figli di chi non  contava e non conta, approdati, finalmente, a un istituto scolastico; che non si voleva loro Attrezzare di uno Strumento di Comunicazione, Preziosissimo perla Difesa dei Loro Diritti, ai loro parenti, ognora, conculcati, ché il Possesso Rigoroso, Corretto Elegante, Forbito d’una Lingua E’ la Precondizione per Potere: Vincere e Contare. E quando le ignorantissime mammine piccolo borghesi (Coloro che Provengono da ”magnanimi lombi”, invece, Parlano il Dialetto con Disinvoltura, ché Sanno che E’ una Lingua di Aristocratiche Parentele, mentre i poveracci di recente piccola agiatezza si portano nel novo stato sociale tutte le povertà economiche e sottoculturali del passato d’indigenza) rimproverano i loro pargoli: ”Davanti a sua eccellenza il vescovo non si parla in dialetto”, in realtà, pretendono che essi parlino nella lingua morta, senza colori, ché morta, appunto, di pippi baudo. Che vergogna! Dopo di che torniamo ai puritani, i quali, maschi o femmine, sono gli affamati di sesso, in qualunque modo,  con qualsiasi “partner” da consumare, che, non avendo il coraggio di perdere la reputazione, che loro deriva dall’appartenere a  un particolare ”status sociale”; avendo, magari, giurato di praticare la ”castità”, si macerano a tal punto che l’unico modo, per fare sbollire il “diapason” della loro sessualità insoddisfatta è coprire di insulti, anche supportati dal cicalare parruccone del “massume”, inevitabilmente, formatosi intorno alla loro pattumiera maldicente, Chi, invece, la Sua Sessualità la Vive, ché come Dice  Sartre, Siamo Tutti Esseri Sessuati, senza Porsi  il problema di Doversi, poi, confrontare con i liquami moralistici dei talarati e dei loro sodali, laici, si fa per dire, e, perché no, anche sinistri. E’ Successo che a roma, Dico, roma, la città, di cui si potrebbe affermare, senza tema di smentite, che, se i muri di certi palazzi romani potessero emettere “rumors“, narrerebbero, racconterebbero che, da “man a r nannasc”, cioè, da sempre,   orge et “similia” hanno  imbandito i ”post cene eleganti” dei proprietari di essi, salvo, poi, a predicare i palazzinari, loro, proprio loro, la morigeratezza dei costumi sessuali. Si figurino, i Miei 25 Lettori, che l’ ”urbis” fondatore, romolo e il gemello remo, sarebbero stati concepiti dal rapporto di una vestale (una suorina, che per statuto del suo ordine doveva per tutta la vita rimanere vergine) con il dio marte e che i gemelli sarebbero stati allattati da una “lupa”, che nella simbologia di Dante è una delle tre fiere, le altre il leone e la lonza, allegorie degli impedimenti gravi al raggiungimento dell’ordine politico e morale della società cristiana. La “Lupa”, una Donna, che nella Omonima Novella di Verga, Si Fa uccidere dal Suo Amante, il marito della figlia, ché non Voleva Saperne di PrivarSi di una Creatura ”Bella, come il Sole”. Infatti, va Ella incontro alla Morte, Profferendo:”Te voglio, che sei bello, come il Sole”.  Roma, dunque, è in pieno orgasmo mediatico, ché un non studente di un liceo, maggiorenne di 19 anni, avrebbe confessato ai suoi maravigliatissimi  parenti, ai suo amici, a un insegnante, vicepreside, che la Preside del liceo lo avrebbe molestato e che egli, appunto, ”porvr fruscuu”, Le si sarebbe concesso, pare in macchina, come vittima sacrificale. A roma, Ripeto, non si fa altro che commentare, con fare scandalizzato, il rapporto ”servo”(il maggiorenne non studente) – Padrona (la Preside):molti genitori ostentano il pollice verso nei riguardi della Preside, il dirigente regionale scolastico del lazio ha inviato ispettori, per interrogare la Preside, il povero ragazzo, maggiorenne molestato, e altri personaggi “eiusdem scholae”. La Preside, comunque, Si Dichiara Innocente ché, a Suo Dire, il Suo Atteggiamento, Comportamento nei riguardi del suo non studente, maggiorenne accusatore, non avrebbe, giammai, oltrepassato la cordiale affabilità, sì che  E’ Disposta ad Adire le vie legali per DifenderSi da quelle che Ella Ritiene calunnie, per colpirLa, professionalmente. Ebbene, I Latini Proclamavano:”In dubio pro reo”. Ma, anche,  se fosse vero che  la Preside (siamo in un liceo, e siamo nel 700°  Anniversario della Morte di Dante. Il Divino, cristianamente, non Si Commuove, quando, Francesca Gli Confessa il Suo Amore che, per i costumi del suo tempo e non solo del suo tempo, non poteva non essere considerato immorale, trasgressivo, in quanto Ella era sposata, quindi, era un’adultera e Paolo era suo cognato. Ma Ella Assolve l’Inevitabilità del Suo Rapporto con Paolo, la sua Impossibilità a TrarseNe indietro in quanto: “Amor ch’a nullo amato amar perdona/mi prese del costui piacer sì forte/ che, come vedi, ancor non m’abbandona”) si sarebbe data, concessa al suo non studente, non avrebbe commesso, secondo la legge, alcun reato, in quanto si sarebbe  data, concessa a un maggiorenne consenziente; il rapporto sarebbe stato consumato da due individui, che al di là dell’ambiente scolastico, si sarebbero “snudati” (participio Usato da Andrea Zanzotto) dei loro ruoli (preside – alunno),  per cui altro non erano, altro non rappresentavano che due amanti, occasionali, magari, o in progetto di qualcosa di più duraturo, che avrebbero fatto sesso. In questa  democratura italettina, in cui il pensiero unico, facendo da padrone, fissa i ruoli in ogni occasione, sì che   la sceneggiatura del Dramma di Qualsiasi Esistenza non può, non deve non rispondere a canoni, una volta per tutte, cristallizzati, non Si Può, non Si deve, liberamente,  Amare alla luce del sole, Riamati o non Riamati, non è questo il problema, Chiunque o, comunque, a Propria Intemerata Scelta, senza essere passibili di roghi, incendiati dal disumano, ipocrita perbenismo assillante. La lapidazione delle adultere, in special modo, che, ancora, viene praticata tra i mussulmani, non si pratica solo con le pietre, si pratica con la violazione merdacea dell’Intimo Domicilio d’un’ Anima Innamorata, veramente, Innamorata. Anima d’un Uomo o di una Donna, che, per parafrasare il Cremete di Terenzio, ”Putant nihil umani a nobis alienum esse (Niente di ciò che è umano ci è Estraneo).

Pietro Aretino.

 

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