Via libera dei soci alla trasformazione in Spa e all’aumento di capitale.
30 Giugno 2020
Lo sfortunato cacciatore di Lamalunga
1 Luglio 2020

Minima moralia (Meditazioni sulla Vita Offesa. T. Adorno) (59)

Il 19 – 06 – 2020, ”ANTIMAFIA DUEMILA.COM” comunica l’”Operazione Cutrara nel feudo di Messina Denaro e, grazie ad essa, 13 arresti”. Ma il messina denaro “uccel nel/di bosco”. Non So se sia una ”fake news”, comunque, ieri, 27- 06 -2020, i miei 25 Lettori Leggano e Odano, federico cafiero de raho (quale e quanto blasone “in his nominibus”), procuratore nazionale dell’antimafia, addirittura, se ne sarebbe uscito con codesta insolita affermazione: ”Stranamente, non si arriva a catturare Messina Denaro”. Ripeto, voglio Sperare che il de raho non si sia, giammai, sognato di considerare strana la non ancora avvenuta, da parte delle forze dell’ordine, cattura del pluridecennale latitante mafioso ché, a questo punto, come minimo, bisognerebbe parlare di una vaga inadeguatezza dei comandi delle forze dell’ordine nell’intuire, nell’investigare, nell’immaginare dove e come possa essere l’uccello volato (e, quindi, siffatti comandi dovrebbero Nutrire l’Obbligo Etico di andare a casa) o bisognerebbe ipotizzare per la sicilia, ciò che ha ipotizzato per la calabria l’ex pm, ora sindaco di napoli, De Magistris, cioè, una sorta di ferrea simpatia, mettiamola così, da parte di coloro che, in teoria, avrebbero il compito di avere, finalmente, tra le mani il famoso “uccello”, nei riguardi di una certa imprenditoria sicula, alla mafia legata, il tutto cementato dalla massoneria. “Tamen”, vorremmo rassicurare il preoccupato de raho che, certamente, indiscutibilmente, arriverà il giorno (magari, egli  lo vedrà, non stando in servizio, ma, pigramente, nel suo studiolo dedito nella/alla rilettura de ”Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia”), nel quale suoneranno le fanfare del potere e nunceranno, con grande dispiegamento di prezzolati pennivendoli pifferai:” Dopo 40 anni, grazie alla nostra italiettina ’intelligence’ (un po’ tarda, invero, bisogna, onestamente, ammetterlo), che funziona ’da dio’, abbiamo catturato matteo messina denaro”.  Come provenzano ed altri mafiosi, anche per messina denaro, certamente, verrà, “a posteriori” appurato che, durante la quieta, onorata latitanza, non essendosi, mai, allontanato dal paesello natio, viveva, pur sobriamente, ad onta dei danarosi proventi dell’attività mafiosa, in un caseggiato a qualche chilometro dalla caserma dei carabinieri. Il riina, invece, era più ”urbano”, viveva, pur in una palermo blindatissima, a causa del pericolo mafioso, in una villa; durante la latitanza non si era risparmiato nell’attendere ai suoi doveri coniugali, facendo partorire alla fedelissima moglie un po’ di figli, magari in qualche clinica compiacente, regolarmente, battezzati (i mafiosi sono di una cattolicità totalizzante la loro esistenza, sì che, spesso, le gerarchie cattoliche l’ hanno considerata esemplare nella loro catechesi), quando non cresimati. Decenni, quindi, di preoccupatissime domande, riflessioni, ipotesi: ”Ma dove sta il riina? Nel congo belga, forse, o sui pirenei e dove sono i pirenei?”, nei discorsi dei   cirenei ! Ad un certo punto,  il giovane soldato holden, un giorno, grattandosi il culo rinvenne una caccola che, dopo ”ponzata” disanima, risultò essere il riina. E il giovane soldato holden  in tutti i circoli mafiosi del pianeta divenne famoso, si che, per non essere riconosciuto da coloro che da lui pretendevano autografi e altri riconoscibili suoi cimeli, dovette indossare una mascherina, profetica del futurissimo “corona”. Così va il mondo, e non solo nell’italietta, che a “palazzo” ci sia questo o quell’ inquilino provvisorio, che pari sono e così fan tutti.

 

Qualche giorno fa un giornalista di un autorevole quotidiano titolò il suo scritto: ”La Calabria, terra di mafia”, salvo, poi, a scusarsi. Perché? Perché è, ormai, diventato, “politicamente, corretto” nascondere sotto il tappeto la monnezza. E’ indubitabile che non tutti i calabresi sono “ndrangtisti”, comunque non pochi calabresi, organizzati nell’associazione mafiosa, detta ”ndrangheta”, condizionano, fortemente, la vita politica, economica, sociale della calabria. Non tutti i siciliani sono mafiosi (MI Commuovo, quando MI Capita di Riandare, Rivivere allo/lo Splendore Culturale della “Magna Graecia”, della Corte di Federico II, della Parlata Sicula, che Dante Accettò, come Ospite Gradita, nel suo “Volgare”, al solo Sentire Pronunciare i Nomi di Verga, Pirandello, Sciascia), ma è innegabile che non pochi siciliani, organizzati nell’associazione mafiosa, detta ”cosa nostra”, condizionano fortemente la vita politica, economica, sociale della sicilia. Non tutti i partenopei sono camorristi (Rabbrividendo, Penso: che il Grande Giacomo Scrisse, poco prima di Morire, il suo Mirabile Testamento Spirituale, ”La ginestra”, volendo il suo Letto difronte al ”Vesevo”; che E’ Sepolto sulla collina di ”Posillipo”. E Penso, ancora, a: Benedetto Croce, non partenopeo, ma molisano, ma Allevato in napoli nella casa del Filosofo Silvio Spaventa, suo Zio; al Divino Totò, Maschera Immortale dell’Uomo Terenziano, Cremete, il quale Riteneva: ”Nhil humani a me alienum puto”; ai Fratelli Scarpetta, “alias”, De Filippo, Figli Naturali di un Grande Autore, Attore Napoletano, Validarono l’adagio popolare: ”Buon sangue non mente”), ma è innegabile che non pochi patenopei, organizzati nell’associazione mafiosa, detta “camorra”, condizionano, fortemente, la vita, politica, economica, sociale della campania. Agli onesti partenopei, comunque, bisogna imputare l’indifferenza, lo scarso Amore verso la propria terra, dimostrati, espressi nel permettere che il “Paradiso in Terra”, quale era la Campania, fosse da criminali fosse trasformata nelle varie “terre dei fuochi” e le sue coste vandalizzate dalla speculazione edilizia. In ogni caso, bisogna Ribadire che, se in sicilia c’è “cosa nostra, se in calabria la ndgrangheta, se in campania la camorra, evidentemente, la storia, gli organismi sociali, politici, economici, che compongono siffatte regioni, hanno prodotto  tali malformazioni criminali che nessun Anticorpo, pur, di Forte Spessore Etico, Politico, Filosofico, Scientifico, Artistico E’ Riuscito ad estirpare. Alcuni Storici hanno pescato le cause della irrevocabile decadenza di roma (prima repubblicana e, poi, imperiale, senza, formalmente, privarsi delle istituzioni repubblicane, come il senato, il consolato, il tribunato) nella integrazione all’interno del frugale, probo, generalmente, tessuto sociale romano di una quantità incommensurabile di schiavi, Alcuni dei quali, provenienti dalla Grecia (Madre della Democrazia), Fecero sì che ”Graecia capta, ferum vicorem coepit et artes intulit agresti Latio”, moltissimi altri, invece, provenienti dai regni dell’africa settentrionale e dalle satrapie dell’asia minore, non avendo contezza del significato politico , civile dell’essere ”cives”, inquinarono, fortemente,  la “psiche” del romano e lo degradarono nell’abisso della scellerata mollezza e di essa schiavo. Cosa possiamo dire del siciliano, del calabrese, del campano anche di un certo ceto e di un certo grado d’istruzione nato in una terra, capillarmente, controllata da mafiosi, ndrangtisti, camorristi? Il meno che si possa dire è che  acquisisce il linguaggio di essi, che esprime un certo modo di essere al mondo, che è la formalizzazione di un certo modo di rapportarsi al prossimo con l’arroganza che, spesso, imita, fa il verso a quella del potere e di chi lo detiene, legalmente o illegalmente. Sì che, in una commissione di esami di maturità in un liceo di catania, IO unico non siciliano, nel contestare evidenti irregolarità nella conduzione degli esami e nella valutazione dei non studenti, Mi sentii minacciare, dai buoni padri di famiglia, componenti medio borghesi di quella commissione; ”Tu non esci vivo da questa stanza”. Sicilia, terra di ”cosa nostra”, dunque, calabria, terra di “ndrangheta”, campania, terra di “camorra” e Sciascia, paventava che le ”palme salissero al nord” e fu buon profeta. Ci sono più consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose in lombardia, piemonte, emilia romagna, che nelle terre ove le ”palme”, grazie ad un precipuo microclima, poterono, primieramente, attecchire e fare belle molte città del meridione della italica penisola, ignare di poter diventare il simbolo del malaffare, pericolosamente, in trasferta, trasportando scie di sangue dagli antri nei quali fu immaginato che dovesse essere sparso, mischiato ad altro sangue di innocenti.

 

Apprendo da “facebooK” che tal totti, ex pallonaro della ”roma-calcio”, ha lanciato un appello a chi avesse incontrato il suo ”rolex” di contattarlo, cellularmente, ché  si sarebbe recato egli stesso medesimo a riprendersi il suo amato oggetto, il segna – momenti più salienti di tutta la sua ben obolata carriera di pedatore famoso, ma poco vincente ché, non sempre, decisivo, come tutti i Grandi, Veri Campioni, alla Pelé, maradona, Di Stefano, Meazza. Insomma, i rapinatori, per la stronzaggine dei pedatori, di più o meno successo, comunque, strapagati, vanno sul sicuro, ché per codesti bellimbusti, dai piedi d’oro, ma dalla testa di merda, il ”rolex”, alla medesima stregua del corpo vandalizzato di galeotteschi tatuaggi, è lo “status simbol” della loro condizione sociale, fondata sulla loro proditoria distrazione di immense risorse monetarie dal ”sistema calcio”, per mantenersi la velina ”tv” di successo, le ferrari, da distruggere senza alcun rimorso, la barca e le vacanze alle “maldive” in ”resort extra lusso”. Non c’è altro da dire, se non che il totti e compagni sono il prodotto di una società che, in tema di ingiustizia sociale e di parassiti sulla stupidità delle masse, non si fa mancare niente

Pietro Aretino, già detto Avena Gaetano..

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