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Minima moralia (Meditazioni sulla Vita Offesa. T. Adorno) (73)

“Io non vi romperò il cazzo, ma voi non rompete il cazzo a me”. E’ il titolo dello spettacolo che paolo rossi presenterà al “Piccolo Teatro” di Strehler in Milano. Nel leggere tanto titolo, sarebbe il caso di Reagire, Esclamando in Lingua bitontina “Ah, c mo’ potev alzeu a reit la cheup- Ah, se adesso potesse rialzare la testa” Giorgio Strehler! “Tamen”, siffatto linguaggio da taverna o da fanciulli che si rivolgono a genitori “senza palle”, trova, pure, compiacenti estimatori. Infatti, il critico teatrale de ”Il Fatto Quotidiano” ha definito paolo rossi e il suo idioma: ”schietto e dirompente”. Sia come sia, non ho alcuna intenzione di fare il moralista, assolutamente. Le parolacce, si fa per dire, le Dico, e molte, anch’IO ( a riprova di quanto ho, appena, ammesso, poco sopra ho etichettato, a giusta ragione, alcuni genitori, se non tutti i genitori di oggi, ”senza palle”), ma non per fare ridere o, per guadagnarMI la pagnotta con un “tot” di trasgressione, non sgradita ai parrucconi che, poiché repressi,  delegano al giullare di turno il compito  di scaricare, per loro, quanto di spiacevole al “politicamente corretto” hanno accumulato e rimosso nel loro inconscio. Non diversa è, negli intenti e negli obiettivi da raggiungere, l’operazione ipocrita alla quale attendono i preti, che delegano alle barzellette sconcissime, che conoscono a menadito, di liberarli, virtualmente, dall’umana urgenza di fare sesso, non appagata dall’onanismo. Insomma, IO Profferisco  parolacce e, pure, inaudite bestemmie, quando Sono Incazzatissimo, Pregando i miei interlocutori, vivamente, di non “romperMI il cazzo”. Avendo fatto chiarezza  sui tempi e sui modi, sull’opportunità di condire  il nostro “loquare” di parolacce, tra l’altro inserite nei dizionari di qualsiasi Lingua (ad esempio: “cazzo” in Latino si Traduce: “mentula”), vorrei, finalmente, Donare Merito al Divino Totò, che Faceva “Scompisciare” dalle Risate, col/nel suo Recitare, senza usare parole scomposte, secondo i criteri, i canoni morali dei piccoloborghesi (li feriva, li irrideva, li distruggeva, li asfaltava con il loro medesimo linguaggio). Egli Era la Vera Maschera de la ”Commedia de l’Arte” e il Principe Elegante, di Raffinata Ironia e la “Satura tota sua Erat”, se, anche, non di nobili natali.

 

E’, forse, diventata una moda, uno “status symbol”, fare “account” sui “media cartacei  e catodici”? Il cantante, su fa per Dire, tiziano ferro (non riesco a capire, a capacitarMI, come, perché costui abbia scalato il successo internazionale con quella vocina monodica, senza colore e con quelle canzoncine, così sdolcinate, da “fare scendere il latte alle ginocchia”, per Citare un modo di dire del mio paese), oltre ad avere comunicato, senza che nessuno glielo avesse chiesto, tempo fa, di ”stare” con un compagno e di “avere” un marito , ha confessato, in gramaglie, un passato da alcolista. L’attore, si fa per Dire, Garbo, dalla ribalta del ”gf” e alla platea del ”gf” che, purtroppo, si estende dalle alpi alla trinacria, ha aperto il suo cuore, traendo da esso il segreto di pulcinella, cioè, di avere avuto, di avere un compagno e che le fidanzatine,  con cui si accompagnava, avevano la funzione, che Beatrice aveva  ne la ”Vita Nova” di Dante, cioè, di femmine dello schermo; una nota ex calciatrice e allenatrice di amazzoni ha ammesso di amare femminucce, come lei. Le confessioni? Come sono nati vecchi codesti giovani! Se, perfino, la chiesa cattolica con/nella sua catechesi, ha, quasi, mandato in soffitta la confessione! Facendo capire (non potendo tradire, ufficialmente, una tradizione, una prassi antica che portava, non di rado, ad abusi, ad eccessi di malata curiosità, specie in tema di affari sessuali del confessante, da parte del prete confessore) di preferire ad essa una seria, sana, obiettiva anali introspettiva del comunicante con il divino. Allora, come mai, questa ondata di ammissioni di tendenze sessuali diverse che, statene certi, o miei 25 Lettori, s’ingrosserà per moda, per imitazione, per aggregazione, per massificazione, a dismisura, fino a raggiungere i metalmeccanici, che vantano un macismo insospettabile, non negoziabile e le sartine, il principe azzurro sognanti? Identificandosi, appiattendosi gli ominicchi, che costituiscono la generalità degli “animalia, pur dalla Natura dotati di Raziocinio, non Raziocinanti, esclusivamente, con la sessualità, ritengono, a torto, che una qualsiasi diversità dalla normalità (che non è un parametro etico, bensì statistico) di esprimersi di essa debba essere nascosta, per eludere qualsiasi giudizio negativo del prossimo, che giudica delle “persone”, cioè delle “maschere”, non altro che il loro vissuto sessuale. Così, certi ominicchi, non avendo altro di attraente, per guadagnarsi una visibilità, o per risollevare quella, di cui godono,  magari, in declino, esibiscono la loro diversità, le loro tendenze sessuali, non normali, che presso il vieto, represso curiosare di un certo “ pubblicume”, amante del “gossypicume”, fa “audience” e ospitate nei numerosi “media” catodici di nota nefandezza. Non si confessa niente, o ominicchi! Si Vive con Serena Schiena Dritta,, Ciò che Si E’ o Si E’ Scelto di Essere, caso mai, Cercando di Ovviare, liberamente, autonomamente, dal nostro Vissuto, non per compiacere i giudici della porta accanto, ciò che potrebbe arrecarCi dolore, infelicità, giustificata, a volte, esclusione dal consesso sociale, come le droghe, l’alcolismo “et similia”.

 

Nell’italietta ci siamo, così, culturalmente, inabissati nella materia, tanto cara al generale francese cambronne,, da permettere ad un ominicchio, come mancini,, ct della nazionale di ”calcio” italiettina, di porre sul medesimo piano il DIRITTO ALLO STUDIO accanto al diritto degli italiettini che ad essi si somministri, a colazione mattutina, pranzo, cena, ”calcio” mercenario che, tra l’altro, oggi nel mondo, non è più  uno Sport, ma quando va bene, solo uno spettacolo, in cui 24 bellimbusti si esibiscono, mercenariamente, strapagati dalle aziende calcistiche, che usano tutte le risorse economiche in dotazione al ”sistema calcio” (dai botteghini degli stadi agli abbonamenti, alle imprese radiofoniche e televisive), sottraendole a finalità più nobili (ad esempio, la cura non solo tecnica dei ragazzi, soprattutto, a rischio, ma anche umana), per foraggiare il lusso e la lascivia spermatozoica di un branco di fortunati, che arrivano al mercenariato calcistico professionistico. La cosa più grave è che i media, invece di cestinare (o meglio di cessinare) l’orribile uscita di mancini, l’ominichio, l’hanno diffusa con inaudita speditezza, come fosse un tocco evangelico, mettendola accanto, sul medesimo piano, ancora una volta, all’accorato rimprovero agli italiettini, licenziato dal Ministro Speranza, di piangere più per una partita di calcio, che non si giochi, che per una scuola, che si chiuda, a causa di sospetti portatori, all’interno di essa, del coronavirus”. Cioè, è doloroso, scandaloso che per gli italiettini è prioritario il “calcio” e il supposto diritto ad assistere alle gazzarre calcistiche sui campi di calcio, che “seguir virtude e canoscenza”. Povero Dante, tutto il tuo Lavoro, tutta la tua fatica, per finire, alla fine, sulla bocca dell’ominicchio mancini che, forse, non ha, mai, Letto un Verso della tua DIVINA COMMEDIA e, pur, gli si permette di ronfare, a reti unificate, che dare calcioni a una palla e assistere a simili pedate è un diritto, ineludibile degli italettini. La cosa, ancora, più grave è che mattarella, conte e tutta la nomenklatura di sinistra, di destra del politicume italiettino non abbiano sentito il Dovere di Promulgare un Decreto di espulsione dell’ominicchio mancini dalla Zolla Italica per esplicita offesa nei confronti dell’ “Humanitas”, che Le Gronda dalla Storia. Non ne parliamo, poi, del popolicchio italiettino, certamente, senza alcun dubbio, solidale con l’ominicchio mancini! “Sic stantibus rebus”, ché non le chiudiamo tutte le scuole e riportiamo i milioni di non studenti italiettini a ”fare il mazzo” in agricoltura, accanto a migliaia di giovani migranti che, forse, vorrebbero stare in una scuola, al posto loro?

 

Pare che bergoglio, cascando, ognora, dalle nuvole, non sia al corrente della storiaccia della chiesa cattolica e dell’altrettanto vieto presente di essa. Cosa, infatti, egli ha detto in un recente intervento? “ Le tasse vanno pagate, è un dovere dei cittadini, così come l’osservanza delle leggi giuste dello stato”. Omette di ammettere, intanto, che sia un irrevocabile dovere dello stato del vaticano di versare milioni, se non miliardi di euro,  allo stato italiettino, per l’incalcolabile numero di immobili che esso possiede nel territorio italiettino (gabella “IMU”). Intanto, bergoglio non confessa che  i papi, egli compreso, legali rappresentanti dello stato del vaticano, sono stati, nel remoto passato, nel recente e nel presente evasori delle gabelle, dovute allo stato e al popolo italiettino. Non ha, forse, il capo, di cui bergoglio è il vicario presunto, proclamato “d’antan”, di dare a cesare quel che è di cesare e a dio quel che è di dio? Il guaio è che i nostri cesare, di turno, hanno sempre praticato la “proskinesis”, cioè si sono inginocchiati davanti agli evasori, di turno, considerando che, per un bel pugno di voti elettorali, garantiti dai potenti evasori, valessero ben una ”proskinesis”, una genuflessione, un baciamano. I nostri cesare di turno, poi, si sono giustificati coil popolo credulone, mimetizzando la loro studiata arrendevolezza nei riguardi dei papi evasori, come obbedienza alla volontà di dio. E, pur, è, sempre, stato, sia per i credenti di buona Volontà, sia per i non credenti, un simoniaco  “voto di scambio”!

 

In campania de luca non sa fare altro che prendersela con la Scuola e le scuole (nella Lingua di bitonto un adagio recita: ”U cazz pisc u litt e u cul vej p sott- Il pene bagna il letto e il culo viene bastonato) e le chiude fino al 30 ottobre. In un dibattito dalla gruber de la”7”, qualcuno, di cui MI sfugge il nome, giustamente, ha Lamentato la mancanza di proteste, sia da parte dei genitori, sia da parte dei non studenti italiettini contro l’infame provvedimento del governatore partenopeo, al quale pensano o stanno pensando di associarsi altri governatori italiettini. Evidentemente, al qualcuno, di cui MI sfugge il nome, sfugge: che la reiterata chiusura delle scuole passi, assolutamente, inosservata, non tra nobili e patrizi, ma dolosamente e dolorosamente, tra la plebaglia italiettina, proletaria  e piccoloborghese, alla quale  non “cale niente” della Scuola e della Cultura; che le autorità comunali, regionali, nazionali sanno, hanno capito che altri siano gli interessi di essa, non la Scuola e la Cultura. Da anni Vado Dicendo, come Inascoltata, se non Irrisa Cassandra, che, con  un aumento esponenziale del fenomeno, negativo per la Crescita Culturale e Politica del popolicchio italiettno, gli anni scolastici, dal ’68 del secolo scorso ai nostri giorni, si sono ridotti a pochi giorni di Lezioni Curricolari. Sì che nei tredici anni, che vanno dalla scuolicchia dell’obbligo al termine della secondaria di secondo grado, i fantoli del proletariato e della piccola borghesia (gli unici fruitori del servizio scolastico pubblico), classi che, mai, hanno avuto voce in capitolo e che avrebbero potuto averla, potrebbero averla con le nuove generazioni, preparate da una Scuola Seria, con Studio Frequentata, hanno accumulato, a mala pena, qualche anno di superficiale, affrettata, dimidiata formazione e informazione scolastica curricolare. Tanto che il declino culturale del popolicchio italiettino, evidenziato, rappresentato da coloro che occupano le istituzioni italiettine, è solare, se un di maio qualsiasi è arrivato alle altezze stratosferiche del ministero degli esteri.  Amaro segnale alla plebaglia, convinta che, per afferrare l’ascensore sociale, non sia Necessaria la Cultura, il Sapere, la Canoscenza, sebbene o una efficace “botta di culo” o le sonorità tribunizie di un comico, che con le sua retorica idiota riesca ad afflosciare le Capacita Critiche, di Raziocinio di milioni di votanti, dalla Costituzione presunti sovrani. Ecco perché nessuno protesta per la facile chiusura delle scuole (basta, per un provvedimento del genere, un po’ di piscio dal cielo, qualche fiocco di neve, da previsioni “meteo”, non di rado azzardate). Insomma, è stato dato, dal ’68 del secolo scorso, Ripeto, il messaggio, specie da parte della sinistra italiettina (Leggere: ”Lettera ad una professoressa” di don milani), che alla plebaglia italiettina sia stata perpetrata una immedicabile ingiustizia: i rampolli di essa sarebbero stati  a scuola selezionati e, quindi, per siffatta razzistica selezione, non si sarebbe avuto il riscatto sociale di essa, sì che  bisognava risarcirla con diplomi in quantità industriale, donati ai suoi figli. Le scuole, quindi, potrebbero stare, pure, chiuse; si potrebbe,  non fare, un giorno sì e, anche, l’altro, Lezione Curricolare, essenziale sia che, alla fine di ogni anno scolastico, pochissimo frequentato,, ci sia il, quasi, 100% di promossi e diplomati, grazie d ad una categoria di operatori scolastici (insegnanti, dirigenti scolastici) di assoluta ignavia, di vile accondiscendenza ad un progetto  di negazione di Valori Culturali, Umanistici alla gleba italiettina. Quale la conseguenza della ricorrente chiusura della scuole? I ragazzi per strada. Se nevica, per strada a giocare a palle di neve, per fortuna, non collaboratrici con epidemie; se c’è il ”corona in giro, a fare “movida” mattutina, per cui i poverini, se non s’infettano in classe, s’infettano nelle ”agorà”, che in passato Servivano a Prepararli alla Vita Civile e Democratica.

Pietro Aretino, già detto Avena Gaetano

 

 

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