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“Madre che infliggi il dolore, guardami…”
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Minima moralia (Meditazioni sulla Vita Offesa. T. Adorno) (79)

Il mondo cattolico in fermento, ché, da oggi, domenica, 29 novembre 2020, prima domenica di avvento, cambia il testo della fondamentale preghiera cattolica:  “Il Pater Noster”. Infatti, il ”… non indurci in tentazioni” viene sostituito dal ”… non abbandonarci alle tentazioni”. Per entrare “statim in medias res”, vorrei Dire che la variazione dell’annoso testo del ”Pater noster”,  recitato per secoli dai beghini cattolici, MI Fa Pensare allo scivolare, irrimediabile,”dalla padella alla brace”. Di chi? Del pesciolino del famoso aneddoto, in cui si narra che la marina creatura, messa, ancora viva, nella padella, per essere fritta, tentò da essa un salto, per sopravvivere, e finì fra le braci accese. Del Dio dei cattolici nel ”Pater Noster”, nei cui riguardi i cattolici ronfano e ronfano e il nazareno medesimo, ma non sembrano avere in lui eccessiva fiducia. In verità, quale figlio nutrirebbe tanta sfiducia nei riguardi del padre, dubbi, timori, per pregarlo di “non indurlo in tentazioni”? Il diavolo, secondo i vangeli sinottici di matteo, marco, luca, avrebbe tentato gesù (a darsi ai piaceri carnali, alla brama del successo e del potere, a rendersi autonomo dal volere divino) che, dopo essere stato battezzato, si recò nel deserto per 40 giorni e 40 notti per digiunare.”Sic stanti bus rebus” chi non sarebbe autorizzato ad arguire che il cattolico ha per millenni rivolto, rivolge a dio la preghiera di non indurlo in tentazioni, in quanto ha temuto, teme che il male assoluto abbia potuto, possa  albergare nel suo dio, oltre che in satana? Di poi, Veniamo ad Analizzare la variazione del testo del ”Pater”, in cui risalta il verbo ”Abbandonare”.  In matteo, 26, 46, si narra che verso le 3 del pomeriggio, gesù gridò, a gran voce: ”Elì, Elì, lemà,sabactani – Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Intanto, bisognerebbe Denunciare una palese contraddizione tra il “Credo” cattolico, ove si chiacchiera che gesù sarebbe stato generato, non creato dalla stessa sostanza del padre; che, quindi, gesù era è “ ipse deus”, fattosi uomo e il vangelo di matteo, in cui gesù era, è, come altrimenti non sarebbe potuto essere, nella sua fragilità, smarrimento, nelle sue paure di uomo, come tanti altri uomini che la violenza, la cattiveria dei tempi aveva innalzato alla croce. Se, per Concludere, Assumiamo per vero l’assunto del “Credo” su gesù, dio stesso fattosi uomo, dopo la lettura del vangelo di matteo,  l‘unica deduzione, non fallace, sarebbe che gesù si sarebbe rimproverato di essersi autoabbandonato. La variazione del “Pater”, sembrerebbe lamentare la possibilità che dio possa abbandonare l’uomo alle tentazioni, a cui satana, invano, tentò di indurre gesù. Ora Io vorrei Chiedere ai miei 25 Lettori: ”A quale umano figlio verrebbe in mente di pregare il proprio umano padre di non abbandonarlo ad un vissuto di dissoluzione morale, se non ritenesse suo padre un emerito snaturato?”. Allora, non c’è altro da Asseverare, se non che nella storia del giudaismo, prima, del primo cristianesimo, pur “pro Homine”, e nel tradimento di esso da parte del cattolicesimo, dio non appare, neppure, come Idea del Bello e del Vero e, pertanto, del Divino, ma è l’uomo che ritiene di non potersi lontanare da ciò che è umano, troppo umano, e la sostanza, l’essenza della sua umanità, specie quella “capta a diabulo”, ipostatizza, assolutizza in cielo. Non per altro la storia della chiesa cattolica e di gran parte della sua nomenckatura e della, quasi, totalità dei suo fedeli è fatta e continua ad essere di indicibili, cruenti, reiterati episodi di corruzione e di sbandamenti oltre la Strada Segnata dall’Etica, a sentire bergoglio nel discorso ai nuovi principi (???) del suo temporaneo troneggiare.

 

Nonostante reiterate volte abbia lamentato che il testo de l’ ”inno di mameli” è, assolutamente, contrario allo Spirito della Costituzione, in cui Si Afferma che “la Repubblica Italiana rifiuta la guerra”, “tout court”; nonostante abbia più volte Menzionato l’Art. 12 della Costituzione, in cui Si Sancisce l’Uso del ”Tricolore”, come Bandiera Nazionale, ma non si stabilisce quale sarebbe stato l’inno, in tutti i momenti ufficiali della vita italiettina si continua ad intonare l’ ”inno di mameli” e ci rappresenta all’estero. Addirittura, la “federazione italiettina gioco calcio” ha imposto ai pedatori della nazionale di calcio di cantare l’”inno di mameli” e i, certamente, ignari della Storia dell’italietta lo cantano con quella foga guerrafondaia, di cui, ignobilmente, è impregnato l’inno, specie, quando in esso si dice: ”…Stringiamoci a corte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamo” E gli ingenui strillano:”Sì”. Se essi sapessero quanti giovani, come loro, si sono fatti trucidare e, purtroppo, anch’essi hanno trucidato giovani, come loro, perché una cricca di delinquenti li aveva obbligati a rispondere: “Sì” ad una chiamata iniqua. Il problema irrisolto sta nel come e nel quando la Resistenza fu sviluppata e combattuta con immane spargimento di sangue da tutte le parti in campo. Essa, come ho avuto modo di Precisare, non poche volte, ebbe lo stigma fallace di una rivoluzione alfieriana. Si assunse, infatti, la certezza che ucciso il dittatore, tra l’altro senza processo, e i suoi scherani a dongo, anch’essi senza processo (per tali eccidi efferati l’alba della repubblichetta si macchiò di sangue), il fascismo fosse stato sconfitto. Invece, si ignorò o si fece finta di ignorare che il fascismo è una malattia dello spirito, una cultura malata, una visione del mondo, un modo di essere non “civis”, ma abitante, suddito inconsapevole,  di/in un luogo; che il fascismo ha la sua culla, ove allattare il fascista, cioè,  il microcosmo della famiglia, che ha il suo macrocosmo, lo stato, la nazione, dove, in nome dei  disvalori di essi, formare il futuro guerriero per le guerre, a cui le temporanee cricche al potere di essi lo chiameranno. Il fascismo  è un “virus”, che cambia, continuamente, caratteristiche, per non farsi riconoscere nella sua continua sopravvivenza. Pertanto, la resistenza abbatté il fascismo del regime mussoliniano, ma esso s’è perpetuato nella storia dell’italietta post mussoliniana: nei 50 anni di strapotere della democrazia cattolica, in quella del centrosinistro, in quella berlusconiana, in quella brevissima renziana, in quella del bibitaro partenopeo. Per la mancata rivoluzione culturale sopravvisse, alla stregua di un intoccabile “tabù”,   l’”inno di mameli”, robaccia che fa il verso all’imperialismo romano. L’”elmo di scipio”! Ahimè, La famiglia patrizia degli scipioni, che fece propri gli interessi della classe in ascesa dei cosiddetti ”homines novi”, la novella borghesia romana di gabellieri, di appaltatori di opere pubbliche, interessati ad allargare, oltre la penisola italiettina, le innumeri possibilità dei loro lauti, loschi affari e spinsero roma in mare a contendere il primato nel mediterraneo a cartagine. Ecco, le cause, le ragioni, le motivazioni delle “guerre puniche” e dell’imperialismo romano. Per la forte necessità di navi, la puglia, coperta, interamente, da una foresta di pini, fu, letteralmente, di essi privata e spogliata. La classe politica del tempo costituente accettò, senza battere ciglio, che l’”inno di mameli” rappresentasse l’italico spirito e ne aveva ben donde, in quanto il fascismo continuava a serpeggiare nelle menti, nella coscienza, nell’animo degli italiettini, ignari della Storia. Ed era ignara della storia,specialmente, la nomenclatura pciniana o faceva finta di ignorarla, ché, culturalmente, fascista, per non parlare della plebaglia pciniana, perché i veri marxisti, mai,avrebbero approvato che l’inno nazionale esaltasse la guerra o il “dulce et decorum est pro patria mori- “dolce e nobile morire per la patria” di cicerone.

 

Nessuno aveva, mai, parlato di “clitoride” in una canzone, l’ha fatto madame. E, pur, si ha il coraggio di chiamare testo letterario e musica siffatta robaccia. Miei cari 25 Lettori, non permettetevi, giammai, di parlare del Medio Evo in termini negativi, immaginando, salacemente un decadimento della civiltà occidentale, in quanto nell’Età, Stagione di Mezzo tra Quella Classica e Quella Rinascimentale Vissero e Composero Canzoni, per parlare dei Sommi, Dante e Petrarca.

 

Le classi dominanti hanno, sempre, elaborato e promulgato leggi “pro domo sua” e le pene, per il non rispetto di esse, comminate, non rare volte, pubblicamente, eseguite, non sono servite, non servono ad equilibrare un ordine politico, sociale, morale, giuridico, dal reato destabilizzato,, ma per intimare alle classi sottomesse che solo ai detentori del potere era, è concessa la facoltà e il privilegio di disobbedire alle leggi, ché al di sopra, oltre le leggi. Pertanto, i non detentori del potere dovevano, devono, obbligatoriamente, nelle loro condotte, nel loro agire, fare riferimento alle leggi, dai loro sgovernanti elaborate, spesso, non per la loro Felicità, per il loro Benessere, ma contro di loro, per non essere perseguiti da pene in consonanza, si fa per Dire, con la gravità del reato. Sicché l’idealismo o l’utopia della ”giustizia uguale per tutti” è da parte del potere un diabolico prevenire qualsiasi dubbio o contestazione sulla liceità di certe leggi e certe pene o una fottuta chimera, se non si è tutti uguali, da qualsiasi punto di vista si vogliano considerare i rapporti interpersonali tra gli esseri viventi (animalia) e tra essi e le Natura, a volte, inerme, fino a quando non si scoglioni della umana protervia.

 

Cara Laura Pausini, come cantante non MI fai impazzire, ché gridi troppo, e il Canto E’ il Sussurro del Silenzio, ma Sublime Sei. come Donna, dal Pensiero non unico, avendo Tu Pubblicato  un cartello, ove, di tua mano, era Scritto:”Stop”  alle carnevalate in memoria di maradona. Brava, Ti Farei Sindaca di napoli, in sostituzione dell’attuale, che ha decretato una giornata di lutto per la morte di un mercenario, valido nell’uso dei piedi e, quindi, un mito per la plebaglia, che i miti profuma con l’aria, da essa evacuata per gli sfinteri. Sono stati una vergogna mondiale i fuochi pirotecnici della retorica, accesi in onore di questo omino, di cui un amico ha detto: ”Con Diego sarei andato in capo al mondo, ma con maradona non avrei mosso  un passo”. Come a dire: “Ho sempre onorato il talento calcistico (che, spesso, è una rara offerta della Natura), ma mi sono tenuto lontano dal maradona, amico di camorristi, cocainomane, che solo dopo 30 anni dalla nascita ha riconosciuto un figlio nato in quella napoli, da cui aveva ricevuto tanta amorevole empatia. Cara Laura, col tuo cartello, in cui Tu esigevi lo “stop” alle geremiadi mondiali “pro maradona”, hai voluto sottolineare che esse hanno opposto l’oblio, l’indifferenza nei riguardi  degli innumeri morti di ”covid”  in italia e nel mondo, che, magari, hanno esalato l’ultimo respiro senza il contatto con mani materne, fraterne, muliebri, figliali, che stringessero le loro mani nelle mani della morte.

 

A proposito di maradona vorrei trascrivere alcune  regole, tratte da due redazioni del ”Decalogo dello Sportivo”. Prima redazione: Rispettare se stessi – Rispettare le regole di gioco – Non imbrogliare – Non farsi e non fare violenza. Seconda Redazione: Rispettare le regole – Mantenere un atteggiamento leale, onesto, corretto nei confronti dei compagni, avversari – Partecipare agli allenamenti – rispettare gli orari – Accettare le decisioni dell’allenatore, anche quando queste sono contrarie alle proprie opinioni. Ebbene, nella prima redazione del”Decalogo” spicca la norma:”Rispettare se stessi”. La vita dissipata di maradona in preda ai fumi dell’alcol e alle allucinazioni delle droghe è stata una diuturna trasgressione di essa “usque ad mortem” dello stesso. Poi, c’è la norma, che impone la lealtà nei riguardi degli avversari e il ”non imbrogliare”. Allora, che dire del “goal” di mano, che maradona segnò agli inglesi nei campionato del mondo di calcio del 1986 in messico? Ancora, nella seconda redazione del “Decalogo” si impone allo sportivo di allenarsi con costanza, di essere puntuale e di dare corso, pur “invitus”, a malincuore, alle decisioni del proprio allenatore. Bisognerebbe chiedere ad Ottavio Bianchi, Allenatore del napoli, al tempo di maradona, quante angustie  gli procurò il”dios”. Per la Calciatrice Paula Dapena, maradona “era un violentatore” e, mentre le sue compagne, prima di una partita, erano schierate al centro del campo, per osservare un minuto di silenzio in suo ricordo, ella si posò per terra, volgendo le spalle alla “tribuna d’onore”. Ti basta, o mondial plebe?

Pietro Aretino, già detto Avena Gaetano.

 

 

 

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