Missili e specchietti per le allodole
La Murgia che non t’aspetti non è solo necropoli, avanzi d’insediamenti preistorici e altre meravigliose testimonianze della civiltà contadina. Questi sono gli aspetti felici dell’antropizzazione. Accanto a questi si pongono quelli, più recenti, di una presenza umana invasiva e nemica dell’ambiente. E’ ancora oggi poco noto (ma c’è un perché anche a questo) che nell’area murgiana, nel 1960, la Nato schierò nove postazioni missilistiche i cui ordigni erano armati con testate nucleari. Queste postazioni erano allineate da nord-ovest a sud-est nelle campagne di Spinazzola, Gravina, Acquaviva delle Fonti, Altamura (due postazioni), Irsina, Matera, Laterza, Mottola. Tracce di quei tragici giorni rimangono nel gravinese in località Difesa Grande, dove in mezzo agli sterpi sono ancora visibili una costruzione abbandonata e tre piattaforme rotonde in cemento armato (e giace ancora presso la Camera dei Deputati il progetto di legge n° 6045 in cui si fa domanda che quel “luogo della follia atomica” divenga un ‘Museo della Pace’). – Una volta passata la fase più acuta della guerra fredda e che toccò l’apice nel 1962 con la crisi dei missili di Cuba, quelle postazioni vennero smantellate. Quei PGM-19 Jupiter, ognuno dei quali disponeva di un potenziale distruttivo pari a cento volte la bomba sganciata su Hiroshima,erano colossi alti venti metri, collocati verticalmente sulle rampe di lancio, pronti a partire in qualunque momento. Non erano mimetizzati e per l’assenza di boschi e rilievi nei dintorni erano ben visibili anche a chilometri di distanza. Altrettanto bene erano fotografabili (vedi immagine). Eppure – a parte una ‘marcia della pace’ organizzata da intellettuali del barese con a capo Tommaso Fiore e che si tenne ad Altamura il 13 gennaio 1963 e di cui parla Vito Antonio Leuzzi – quelle postazioni non fecero notizia. Perché? Bocche cucite a suon di dollari, intimidazioni? Resta un mistero. Così come resta un mistero l’assenza di misure di sicurezza degne di una base militare di quella importanza (innocui reticolati e qualche torretta a difesa di armi nucleari?…). Per non dire della ‘leggerezza’ con cui questi ordigni raggiunsero i loro siti e vennero montati sul posto. Assemblare un missile anche senza testata nucleare non è cosa che si fa alla carlona, richiede cautele immense, segretezza assoluta. Invece sulla Murgia, coram populo ,, E l’assenza di parafulmini? Sarebbe bastata una folgore per distruggere il cuore del Mezzogiorno (non casualmente, ancora oggi, i missili a testata nucleare dormono sottoterra, al sicuro di metri cubi di cemento armato). In conclusione, il sospetto è che quegli Jupityer così ostentati per la gioia di spie al soldo del patto di Varsavia, altro non fossero che un bluff. Ovvero, non-missili messi in bella evidenza per distogliere l’attenzione pubblica da altri siti dove, opportunamente interrati, veri missili a testata nucleare attendevano che l’uomo della sala ovale premesse il famoso Bottone Rosso.
Italo Interesse
Pubblicato il 6 Agosto 2019



