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Monte Nero, tre volte in Puglia

Monte Nero, non esiste toponimo più diffuso quando si parla di cime. Esiste un Monte Nero nel livornese, nel piacentino, nell’Appennino ligure, in quello umbro-marchigiano, nelle Alpi Giulie e nelle Alpi Graie. Lo stesso toponimo ricorre tre volte in Puglia. – Il primo (Monte Nero) indica un altopiano nel territorio di San Marco in Lamis, che nel punto più alto tocca i 1012 metri. Di lassù lo sguardo può spaziare a sazietà : a sud-est sul Golfo di Manfredonia, a sud sul Tavoliere e i Monti della Daunia, ad ovest sull’Appennino Abruzzese e sulla Maiella, a nord sul lago di Varano e sull’arcipelago delle Tremiti, a nord-est sul Monte Calvo. L’altopiano di Montenero si distingue per la singolare concentrazione di doline, la più alta d’Italia : una media di ottanta depressioni per chilometro quadrato. Si tratta di piccole conche di forma irregolare di origine remotissima e che sono conseguenza del crollo del soffitto di cavità, perciò si presentano tutte con pareti a strapiombo. In questi habitat fioriscono varie specie di orchidee e il giglio di San Giovanni. Quest’ultimo fiore consiste in una pianta perenne che fiorisce da maggio a luglio e che tocca l’acme dell’infiorescenza intorno al 24 giugno, giorno di San Giovanni ; di qui l’appellativo. – Ai margini dell’omonimo monte si apre la Grotta di Monte Nero (e siamo al secondo toponimo). La cavità deve la sua fama al culto della Vergine di Monte Nero che lì sarebbe apparsa nel 1345. La grotta ospitò anche una comunità di eremiti devoti al culto della Vergine. Durante la guerra lo stesso antro funzionò come rifugio antiaereo. Al presente la grotta è chiusa al pubblico necessitando d’essere messa in sicurezza. – Il terzo toponimo (Montenero) indica un sito carsico scoperto il 19 maggio 2005 nel territorio di Minervino Murge. Una scoperta avvenuta per caso e non ad opera di uno speleologo, bensì di un geologo : il dr. Ruggiero Dellisanti, all’epoca consulente tecnico d’ufficio della Procura di Trani che in quei giorni stava provvedendo al sequestro del sito, dove la Beton Minervino srl, nonostante la concessione fosse scaduta, continuava l’attività estrattiva. Il complesso carsico è stato riconosciuto di valore inferiore solo alle Grotte di Castellana. Consiste in un complesso di sei grotte non intercomunicanti ; la più profonda scende sino a ottanta metri (sfortunatamente la risorsa presenta modeste possibilità di sfruttamento, stanti gravi difficoltà d’accesso). Nonostante l’inserimento del sito di Montenero nel catasto regionale delle Grotte, questa importante risorsa è stata abbandonata a sé stessa. Ma ora si parla di fare di queste grotte il centro di un Parco di interesse scientifico da quando nelle vicinanze sono stati rinvenuti reperti dell’Età del Rame.

Italo Interesse

 

 

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