Morricone: quella memoria che continua a suonare
Il capolavoro del Maestro torna al Teatro Petruzzelli con l'esecuzione dal vivo della partitura che ha reso immortale il film di Giuseppe Tornatore

Ci sono colonne sonore che un film finiscono per abitarlo, fino a renderne impossibile la separazione dall’immagine, come la musica composta da Ennio Morricone per Nuovo Cinema Paradiso, che non illustra solo il racconto, ma ne diventa sostanza emotiva, luogo in cui il tempo della memoria continua a risuonare anche quando il sipario si chiude.
È forse questo il motivo per cui, a sei anni dalla scomparsa del compositore, l’omaggio che il Teatro Petruzzelli gli dedica lunedì sera, alle 20:45, assume un significato che supera la semplice commemorazione. Durante la proiezione del film di Giuseppe Tornatore, l’Orchestra della Fondazione Petruzzelli, diretta da Roberta Peroni, restituirà la partitura alla sua dimensione originaria: quella dell’esecuzione dal vivo, dove musica e immagine tornano a respirare insieme.
L’iniziativa fa parte del progetto “Cinque città per Morricone”, promosso in collaborazione con la Fondazione Ennio Morricone, che coinvolge contemporaneamente Ancona, Bari, Palermo, Roma e Torino. Un percorso simbolico che suggerisce come il patrimonio lasciato dal compositore appartenga ormai alla memoria culturale del Paese più che alla storia del cinema. Del resto Morricone è stato uno dei pochi autori capaci di trasformare la musica per immagini in un linguaggio autonomo, riconoscibile fin dalle prime battute. Le sue melodie non descrivono solo ciò che accade sullo schermo, ma anticipano emozioni, costruiscono attese, generano silenzi.
Come osservava Theodor W. Adorno, la grande musica non accompagna semplicemente un contenuto, ma lo interpreta criticamente. Nelle partiture di Morricone questa capacità diventa evidente, fino a rendere il suono protagonista invisibile del racconto. In Nuovo Cinema Paradiso questa poetica raggiunge uno dei suoi vertici. Il celebre Tema d’amore, composto da Andrea Morricone, dialoga con le pagine del padre in una continuità che trasforma la nostalgia in materia viva. Non c’è sentimentalismo, ma una raffinata costruzione della memoria, dove ogni frase musicale sembra trattenere il tempo senza immobilizzarlo.
Nella memoria sovviene Henri Bergson, secondo il quale il ricordo non è un archivio immobile, bensì qualcosa che continua a vivere nel presente. Una musica, quella di Morricone, capace di rinnovare la sua forza emotiva a ogni esecuzione. Le parole di Maria Travia Morricone, che ha richiamato l’acronimo “EST” — Energia, Spazio e Tempo — restituiscono efficacemente il senso dell’iniziativa: un’energia condivisa che supera le distanze geografiche e attraversa il tempo.
Un’idea confermata anche dal ricordo personale del sovrintendente del Petruzzelli, Nazzareno Carusi, che ha raccontato la generosità umana del Maestro oltre al suo rigore artistico. Così il concerto barese diventa qualcosa di più di un omaggio anniversario. È la dimostrazione che alcune opere continuano a vivere perché sanno trasformarsi in esperienza collettiva. E la musica di Morricone, oggi come allora, continua a fare ciò che il cinema raramente riesce a compiere da solo. Dare un suono al tempo che passa e alla memoria che resiste.
Rossella Cea
Pubblicato il 4 Luglio 2026



