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Multe “a vanvera” della Polizia locale pur di fare cassa al Comune

Due clamorosi casi di sanzioni effettuate a prescindere dall'effettiva responsabilità dell'accaduto

Scatta la sirena dell’allarme di un’abitazione alle ore 12 del mattino ed il suono si protrae per una ventina di minuti, a causa dell’interruzione prolungata di energia elettrica sulla rete, a Bari la Polizia locale eleva sanzione per disturbo alla quiete pubblica, indipendentemente dall’orario in cui si è verificato il fatto ed anche se trattasi di motivo non imputabile al titolare dell’impianto d’allarme, ma a mera causa di forza maggiore, non attribuibile neppure ad un guasto o difetto del sistema d’allarme. Insomma l’importante è fare una multa per rimpinguare la Cassa comunale. Per strada vengono disperse le buste gialle distribuite dall’Amiu agli utenti domestici per la raccolta settimanale “porta a porta” della plastica e rifiuti metallici, dal codice identificativo stampato sulla busta si risale all’utente a cui sono state date e la Polizia locale subito emette la sanzione per smaltimento irregolare del rifiuto, senza che l’affidatario della serie di buste in oggetto sia imputabile realmente (per flagranza) dell’abbandono per strada del bustone con i rifiuti in essa depositati. Insomma ogni occasione è buona per far fare Cassa al Comune di Bari con le multe. Anche quando il motivo della sanzione è palesemente infondato ed i sanzionati, come nei casi innanzi riferiti, non hanno responsabilità alcuna per l’accaduto. Quanto innanzi riferito quasi sicuramente non sarebbe divenuto oggetto di cronaca, se i malcapitati interessati dalla sanzione non fossero dei cittadini baresi alquanto puntigliosi e poco propensi a subire una multa per fatti di cui non hanno colpa. Infatti, non hanno esitato a contestare nei termini la sanzione agli Uffici comunali competenti e, nel caso (come è anche accaduto!) di mancato riconoscimento delle ragioni rappresentate, ad impugnare giudiziariamente il verbale, trascinando il Comune in Tribunale. Ma veniamo ai fatti. Una mattina di gennaio del 2020 a Palese l’Enel interrompe per un’intera mattinata l’energia elettrica in un isolato della ex frazione per lavori sulla rete. In tarda mattinata, verso le ore 12 circa, la sirena esterna dell’impianto d’allarme di una delle utenze interessate dalla mancanza continuata di corrente elettrica va in funzione, poiché la batteria della centralina dell’allarme, dopo diverse ore di assenza di energia sulla rete Enel, si scarica provocando così la messa in azione della sirena esterna. Il titolare dell’impianto d’allarme, sul momento assente in loco, avverto telefonicamente dell’accaduto da un passante, si reca sul posto nel giro di una ventina di minuti da quando è scattata la sirena e trova due agenti della Polizia locale che gli contestavano il disturbo di quiete pubblica causato dal suono permanente della sirena. Il malcapitato, dopo aver provveduto tempestivamente ad interrompere il suono della sirena, spiegava ai due agenti il motivo per cui era scattata la sirena e, soprattutto, faceva notare agli stessi sia i lavori dell’Enel in corso, proprio difronte all’immobile interessato dall’allarme, sia le locandine che l’Enel aveva affisso in strada per l’interruzione temporanea in quella data del servizio elettrico in zona. I vigili, dopo aver preso atto di quanto rappresentato e fotografato sia i mezzi e gli operai dell’Enel al lavoro, sia uno degli avvisi predetti, non contestavano più alcunché, anche perché i rumori prodotti dagli attrezzi in uso agli operai dell’Enel (martello pneumatico, batti-terra, etc.) erano forsanche più fastidiosi e sonoramente superiori al suono che era stato emesso continuativamente, per circa mezz’ora, dalla sirena in questione. Però, dopo una decina di giorni, stranamente al titolare dell’impianto d’allarme la Polizia locale notificava, per l’accaduto, il verbale di sanzione per disturbo di quiete pubblica. Verbale contestato dal sanzionato nei termini e nelle forme di legge, con un ricorso inoltrato via pec al Comune. Ricorso recentemente non accolto e che a distanza di più di tre anni e mezzo dal fatto, a seguito dell’ordinanza di pagamento della sanzione da parte del Comune a carico dell’interessato dal predetto verbale, ha costretto il sanzionato ad indire le vie legali per contestare l’infrazione attribuitagli. Un altro caso di sanzione fatta verosimilmente a vanvera, al solo fine di fare Cassa con le multe, è sicuramente quello dei bustoni dell’Amiu, per la raccolta differenziata “porta a porta”, in dotazione ad un utente domestico di Palese che si era limitato a smaltire gli stessi secondo i giorni, gli orari e modalità impartite dall’Azienda barese di igiene e raccolta rifiuti, ossia depositando i bustoni contenenti rifiuti plastici fuori della propria porta di casa, ma che stranamente sono stati rinvenuti a Bari, a distanza di una decina di chilometri dalla sua abitazione, lungo il ciglio di una delle strade che conducono alla sede della piattaforma logistica in cui dette buste vengo lavorate. Anche in questo caso il verbale per smaltimento irregolare del rifiuto è stato contestato al Comune dal sanzionato. In questo caso, pare che sanzioni analoghe la Polizia locale barese ne abbia emesse anche parecchie, molte delle quali non contestate. Sta di fatto, però, fermo restando le ragioni e le risultanze dei rispettivi contenziosi in corso, secondo qualche bene informato, le buste gialle dell’Amiu per la plastica, trovate per strada e che poi sono divenute oggetto di sanzione per coloro che risultano consegnatari delle stesse, sarebbero state disperse durante il trasporto dagli operatori che li raccolgono porta a porta, caricandoli alla rinfusa sui mezzi dell’Amiu i cui cassoni sono privi di copertura. In altri termini, a perdere per strada qualche busta sarebbe l’Amiu stessa. Ma ciò alla Polizia locale barese evidentemente interessa poco, perché ciò che conta per il Comune è fare Cassa con le multe. E poco importa evidentemente se la multa è illegittima ed la responsabilità materiale dell’infrazione non sia l’utente domestico colpito dalla sanzione, il quale si vede notificare il relativo verbale senza neppure essere stato interpellato preventivamente per essere messo a conoscenza del fatto contestatogli e rappresentare le propria estraneità a quanto addebitatogli, considerato che lo stesso, se non preso in flagranza, non ha neppure la responsabilità oggettiva sia della busta che del suo contenuto, considerato che la  proprietaria della busta gialla è l’Amiu e che l’utente la riceve solo in comodato per lo smaltimento e che questo avviene secondo quanto stabilito dalla stessa Amiu che, dal momento in cui la busta è deposita all’esterno dell’utenza domestica, quest’ultima –  per ovvie ragioni – non può essere responsabile di ciò che accade per strada. Ma ciò all’Amministrazione cittadina probabilmente interessa molto poco, per cui a Bari le multe fioccano talvolta anche a vanvera, perché l’importate è fare Cassa anche quando le sanzioni potrebbero essere palesemente illegittime. Però, in questi casi, la legalità al Comune di Bari almeno a parole è sempre rispettata. Tanto, quando nei contenziosi non va bene per il Comune, a pagare – come è noto – è sempre e solo “Pantalone”.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 1 Dicembre 2023

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