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Musei della carrozza

La storia del trasporto ippotrainato ha preso il via con l’invenzione della ruota e l’addomesticamento del cavallo (difficile stabilire quale delle due cose abbia avuto la precedenza). Una storia lunga migliaia d’anni e che ha visto i primi rudimentali carri evolvere poco a poco in calessi, berline, diligenze, fiacre, landò… Nel Novecento la motorizzazione mise fine all’era della carrozza e questi mezzi finirono con l’alimentare forni e caminetti. I pochi mezzi sfuggiti a questa strage trovano posto in apposite esposizioni. I Musei della carrozza sono diffusi in tutto il mondo; i più importanti hanno sede a Vienna e a Lisbona. In Italia sono diciannove (a voler essere pignoli, diciotto, dal momento che una di queste esposizioni occupa un padiglione dei Musei Vaticani). Due musei di carrozze si trovano in Puglia: a Trani e a Foggia. Il primo, sito a Palazzo Antonacci, accoglie trentaquattro pezzi, tutti di proprietà della famiglia Telesio; l’esposizione è arricchita da divise da cocchiere, finimenti, timoni, morse e fruste. Se l’esposizione di Trani deve tutto alla illuminata sensibilità di una famiglia aristocratica, l’esposizione di Foggia – che ha sede nella recentemente restaurata Rimessa Carrozze – è invece frutto del sacrificio e della passione di comuni cittadini. La storia della Rimessa Carrozze risale ai primordi dell’Unità d’Italia. Nel 1869 il governo italiano, nella necessità di disporre del più vasto numero di cavalli per sostenere esercito, agricoltura e trasporti, stabilì di dare vita a Depositi Erariali Cavalli Stalloni. Quello di Foggia, istituito nel 1915 e inaugurato nel 1931, era il più grande di tutti. Eretto anche con notevole gusto architettonico, disponeva di un maneggio coperto di 900 mq e di un galoppatoio di dimensioni tali che nel dopoguerra, per una ventina d’anni, funzionò come galoppatoio (gli stessi ambienti coperti oggi ospitano la facoltà di Economia e Commercio e l’Istituto Incremento Ippico, mentre quelli all’aperto sono in corso di riqualificazione nell’ambito del progetto Parco Campi Diomedei). Il gran numero di cavalli impegnati nel Deposito foggiano giustificava l’uso di una quantità di mezzi, custoditi in un apposito locale, la Rimessa Carrozze, appunto. Quando con l’avvento del trasporto a motore l’interesse verso i quadrupedi si concentrò solo sull’equitazione, quelle carrozze rimasero in abbandono nella Rimessa. A salvarle dall’oblio (e dalla svendita in blocco o dalla motosega) furono gli impiegati dell’Istituto d’Incremento Ippico. Dedicandosi a questi cimeli nel tempo libero, essi li salvarono dai tarli e dai guasti del tempo. Un gesto altrettanto ‘nobile’ che quello della famiglia Telesio e perciò degno d’essere ricordato.

Italo Interesse

 

 

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