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Museo ‘diffuso’, un’altra cosa

Un ecomuseo o ‘museo diffuso’ è un modo, recentissimo e nuovo, di ‘raccontare’ un territorio su base tematica ; ciò avviene armonizzando le risorse culturali presenti in una determinata area geografica. Al contrario di un museo tradizionale, in un museo diffuso (o ecomuseo) nulla si raccoglie all’interno di un edificio, nessun bene culturale viene sottratto al territorio d’origine, non esistono orari che condizionano la visita di un’esposizione. Piuttosto che catalogate e disposte per piani, saloni e sezioni, le ricchezze sono al loro posto, inamovibili dal contesto sociale, culturale ed economico di partenza. Ne consegue una fruizione totalmente diversa, legata a percorsi (anche molto lunghi) da fare a piedi, all’aperto, in mezzo a indicazioni, cartelli esplicativi e luoghi di sosta. Al presente gli ecomusei in Italia sono 208. Soltanto due quelli pugliesi, ma sono prossimi a moltiplicarsi. Il primo è in Contrada Castello d’Alceste, nel territorio di San Vito dei Normanni ; il museo diffuso del brindisino si raccoglie intorno alle tracce di un villaggio a capanne della seconda metà dell’VIII secolo avanti Cristo venuto alla luce nel 1985 nel corso di scavi in cima ad un rilievo di 120 metri (Castello d’Alceste, appunto). L’altro ecomuseo è a Cavallino, nel leccese : Si raccoglie intorno ai resti di un vasto insediamento messapico che si presenta avvolto da una cinta muraria ; la fruizione di questa ricchezza avviene salendo su un balconata in carpenteria metallica posta all’ingresso del sito. Dicevamo prima di musei diffusi di probabile istituzione. Un ‘patto d’azione’ è stato siglato qualche anno fa tra i comuni di Altamura e Matera per la realizzazione di un Distretto Rupestre Appulo-Lucano. Con tale Distretto s’intende realizzare una serie di ‘itinerari di conoscenza’. In altre parole fruire di questo Distretto vorrà dire procedere (a piedi) lungo sentieri e carrarecce che dai Sassi di Matera arrivano alla grotta di Lamalunga (dove ‘riposa’ l’Uomo di Altamura) muovendosi fra chiese rupestri, ovili scavati nella roccia, schegge di antica vegetazione, orme di dinosauri, gravine, fabbricati rustici, masserie, muri a secco e altre vestigia della civiltà contadina. E ancora si parla di un Piano Paesaggistico Territoriale Regionale destinato a interessare l’istituendo Ecomuseo della Valle Del Carapelle, l’Ecomuseo del Poggio delle antiche ville a Mola di Bari e l’Ecomuseo della Valle d’Itria. – Nella foto, l’ecomuseo di Castello d’Alceste. Si notino le passerelle che consentono al turista di osservare da vicino le testimonianze del passato evitando il contatto fisico.

Italo Interesse

 

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