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Musicoterapia vegetale

Qualche giorno fa a Lecce si è chiuso ‘Classiche Forme’, festival internazionale di musica da camera. In apertura dell’evento, Beatrice Rana ha tenuto un concerto per pianoforte all’interno di un uliveto di Gallipoli colpito dalla Xylella. Una trovata che si fa apprezzare anche alla luce del fatto che quel pianoforte, prodotto dalla ditta Fazioli, è completamente in legno d’ulivo…. Il gesto sollecita la memoria di altro non meno nobile gesto che lo scorso anno ha avuto luogo all’interno del Parco Naturale di Palagianello, distrutto da un incendio. Con i rami sopravvissuti al rogo (e impiegando pure materiale di riciclo) un artista di Massafra, Mino Notaristefano, ha realizzato un’ arpa eolica. L’installazione ha come scopo il ridestare nella mente di tutti, ad ogni filo di vento che faccia risonare quell’arpa, il ricordo di un ben evitabile tragedia. Ma cos’è un’arpa eolia? E’ uno strumento musicale, un cordofono ad aria. La sua particolarità consiste nel fatto che le corde non vengono fatte vibrare meccanicamente da alcun esecutore, bensì dal vento; l’effetto sonoro è molto suggestivo per la casualità e l’armonia dei suoni che cambiano in base alla potenza e alla direzione dei venti. Benché abbia conosciuto la massima diffusione in età romantica, l’arpa eolia è di origine antichissima. Secondo la mitologia greca ad inventarla fu il dio dei venti, Eolo  e c’è una leggenda ebraica nella quale si racconta che la lira di Re David, sospesa la notte a capo del letto, suonava al vento del nord. Un’arpa eolia è generalmente composta da una cassa di risonanza in legno entro cui corde metalliche di differente spessore sono sottoposte a differente tensione. Al centro della cassa sono praticati fori attraverso cui entra il vento e dai quali escono i suoni prodotti dalla vibrazione delle corde sollecitate dalla corrente d’aria (normalmente non è sufficiente collocare l’arpa all’aperto ; è necessario convogliare l’aria verso i fori per mezzo di pareti laterali collocate a creare una sorta di imbuto). A San Polo di Piave, in provincia di Treviso, Omero Vanin, musicoterapeuta e artista, ha installato trenta arpe eolie nel proprio vigneto. Il suo studio/esperimento, che si basa sui principi musicali dell’antica India, ha come scopo il recare a quelle piante un ‘massaggio’ sonoro che favorisca la crescita armoniosa dei frutti. La trovata, suggestiva, fa ricordare la storia di quelle mucche che producono più latte e di migliore qualità se nelle stalle viene diffusa musica classica (meglio se di Mozart). Se davvero un’arpa eolia funge da ‘ricostituente’ per le forme di vita vegetale, forse può esercitare sulle stesse anche un’azione medicamentosa, se non addirittura preventiva…Tornando ai devastati oliveti salentini, chissà se una ‘terapia’ a base di arpe eolie (in legno d’olivo, si capisce) non avvierebbe un processo di ‘convalescenza’ per le piante malconce.

Italo Interesse

 

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