Natuzzi: ancora cassa integrazione, ma così non si esce dal tunnel
Scongiurati i licenziamenti, si continua a rincorrere soluzioni-tampone, senza rilanciare l'azienda

Natuzzi SpA: il Ministero del Lavoro autorizza l’estensione della Cassa Integrazione, evitando almeno seicento licenziamenti, almeno per ora. Ancora una volta il problema più urgente dei lavoratori della multinazionale del divano è stato risolto, ma resta sempre il peso di ammortizzatori sociali da più di vent’anni (la prima Cassa Integrazione fu siglata alla ‘Natuzzi’ nel lontano 2004) e non potranno durare in eterno. E allora: accontentarsi finché dura, oppure pigiare sull’acceleratore della vertenza tuttora in corso e insistere per una soluzione -…come dire – meno estemporanea? Per ora è certa la proroga fino al 31 dicembre della Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS) per tutte le unità produttive, con l’impegno d’estenderla a tutto il 2026; eppure Fillea/Cgil Puglia insiste per un rilancio drastico della produzione, soluzione di certo meno estemporanea. Ma cos’è accaduto nell’ultimo incontro a Roma, presso il Ministero del Lavoro? Innanzitutto hanno riconosciuto ‘Natuzzi SpA’ impresa d’interesse strategico nazionale, con l’impegno a convocarla – sempre con le organizzazioni sindacali – per aggiornare il piano industriale e cabina di regia. Nel verbale redatto al tavolo l’altro ieri è stato, dunque, ratificato il ricorso alla cassa straordinaria dal 1° novembre al 31 dicembre di quest’anno, con possibilità di nuova istanza l’anno prossimo, in caso di rifinanziamento. “Come Fillea/Cgil – rimarca il segretario regionale Ignazio Savino – con gli altri sindacati abbiamo chiesto un incontro con l’azienda, proprio per definire i passaggi operativi più importanti, dando seguito a quanto sottoscritto: gli ammortizzatori ci sono, c’è anche l’impegno del Mimit, ma ora servono tempi e modalità chiare per tutelare l’occupazione dei 1.787 lavoratori, rilanciando la produzione della filiera”. E allora, l’impegno reale nel tempo sarà trovare finalmente una strategia industriale più solida per la multinazionale appulo-lucana del divano, in grado di restituire prospettiva e centralità a una filiera che dovrà conservare “un ruolo da protagonista sul mercato”, ha confermato la senatrice Maria Nocco. Durante l’incontro al tavolo ministeriale, infatti, le parti sociali hanno avanzato l’ipotesi di ricorrere a strumenti alternativi di finanziamento, come l’emissione di bond aziendali per affrontare le tensioni di liquidità. Sugli ammortizzatori sociali “consuetudine” a cui l’azienda ricorre da troppi anni, si sono soffermati nuovamente i sindacati autonomi, puntando una situazione che diventa sempre più drammatica e una crisi produttiva che si aggiunge a quella finanziaria. C’è poi il peso dei ritardi con cui vengono corrisposti i salari ai lavoratori: la retribuzione di ottobre da versare entro il 31 dello stesso mese, verrà corrisposta in due ‘tranches’ il 10 e il 20 novembre. Ecco il motivo per cui il coordinamento Cobas/Lavoro Privato con Felice Dileo ha chiesto nuovamente all’azienda santermana di emettere <<bond aziendali>> per recuperare liquidità attraverso il prestito dei risparmiatori e al Ministero del Lavoro “…di fare davvero la parte del Ministero che tutela il ‘Made in Italy’, adottando misure per proteggere la manifattura italiana nel difficile contesto economico e commerciale internazionale”.
Francesco De Martino
Pubblicato il 7 Novembre 2025



