Primo Piano

Natuzzi: riparte da ‘Jesce 2’ il fronte di rabbia e protesta

Rotte le trattative, la vertenza diventa guerra sindacale a suon di scioperi, assemblee e presidi

Dopo le pacificazioni e i piani industriali discussi e tornati al mittente, le assemblee e gli incontri tra generali e colonnelli falliti e svaporati in tanti nulla di fatto, la vertenza della multinazionale del divano ‘Natuzzi’ torna ad affrontare assemblee e scioperi, a cominciare da domani con l’ennesimo presidio davanti a ‘Jesce 2’ annunciato da Feneal/Uil, Filca/Cisl e Filela/Cgil di Bari con Rsu/Rsa per riavviare la mobilitazione a sostegno dei lavoratori, dopo una proposta aziendale <<irricevibile e peggiorativa>>.

Tanto per farsi capire meglio e dopo settimane di confronto, l’azienda ha presentato un piano che preannuncia un vero e proprio piano di dismissione, fondato su delocalizzazioni, ridimensionamento produttivo e scarico dei costi sui lavoratori, trasferendo attività all’estero e continuando a utilizzare massicciamente ammortizzatori sociali ed esodi incentivati. Gravissima per i sindacati, inoltre, la conferma della chiusura dello stabilimento dove sfileranno stamane i lavoratori di ‘Jesce/2’, simbolo d’un processo che mette a rischio occupazione e futuro industriale del territorio.

Per queste ragioni, insomma, le organizzazioni sindacali dichiarano il permanere dello “stato di agitazione”, avviando una fase ancora più strutturata di mobilitazione, accompagnata da un calendario aggiornato di assemblee retribuite in tutti i siti produttivi. Ma i rappresentanti dei lavoratori hanno già avuto modo di ribadire ai vertici aziendali che non sarà accettata alcuna scelta che produca <<desertificazione industriale>>, invece di puntare a un vero piano industriale fondato su investimenti, lavoro e prospettive.

“Non possiamo accettare che ancora una volta le imprese, dopo aver goduto di ingenti risorse pubbliche, scarichino su lavoratori scelte e operazioni sbagliate: chiudere stabilimenti e lasciare per strada quasi 500 operai non è un piano industriale, bensì bassa macelleria sociale”, hanno già detto e ripetuto i sindacalisti stante l’assenza totale di politiche industriali mirate, a ‘Natuzzi SpA’.

Falliti miseramente pure gli incontri con quei vertici ministeriali che, dopo giorni di trattative, preannunciavano solo ammortizzatori sociali e desertificazione della produzione locale, a beneficio di siti tra Cina, Romania e Brasile. Da ieri, invece, ribolle solo rabbia, delusione e frustrazione per un amministratore unico Pasquale Natuzzi intento ad annunciare 479 esuberi insieme a un piano industriale 2026-2028 che prevede pure la chiusura d’un paio di siti produttivi, dalle nostre parti: un piano “lacrime e sangue” senza alcun investimento, per il futuro…peggio di così!

 Francesco De Martino


Pubblicato il 21 Aprile 2026

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