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‘Naufragia’ d’Apulia. Aurighi morti

Con l’avvento di Claudio nel 41 dopo Cristo il controllo delle corse dei cavalli fu affidato a Gestori la cui nomina dipendeva da Roma. Uno di questi fu Tigellino, il losco personaggio destinato poco più avanti a diventare il braccio destro di Nerone.  Tigellino, scrive Tacito negli Annales, si arricchì gestendo ippodromi nelle Puglie e in Calabria. come allora era chiamato il Salento.  Gli ippodromi pugliesi, di cui non è rimasta traccia, dovevano essere cose alla buona ricavate adattando alla bisogna spianata naturali. Dunque, due rettilinei paralleli in terra battuta separati da una ‘spina’ – un basso divisorio in legno – ai capi delle quali si innalzavano pali detti ‘metae’ intorno ai quali cavalli e cavalieri dovevano svoltare. L’arrivo di bighe e quadrighe al palo di svolta costituiva il momento più emozionante per spettatori e scommettitori perché era qui che si decidevano le gare. Ma era quello anche il punto più pericoloso per i concorrenti : La necessità di frenare poteva causare tamponamenti, peraltro l’eccessiva velocità con cui venivano affrontate quelle curve – che tutti avevano interesse e restringere il più possibile – era causa di ribaltamenti. E in conto mettiamo pure scorrettezze volte a sfavorire un avversario, anche a costo di incidenti rovinosi (queste ‘spettacolari’ collisioni erano chiamate ‘naufragia). Non era raro che aurighi perdessero la vita. Di ciò consapevoli, essi salivano a bordo di quei carri a due ruote indossando un caschetto, protezioni diverse per il corpo e un coltello affilatissimo. La presenza dell’arma trova spiegazione nel fatto che gli aurighi, allo scopo di non perdere il controllo del mezzo nella foga di quelle gare esasperate, usavano legarsi le redini intorno alla vita. Perciò, se in caso di incidente venivano sbalzati dal loro mezzo e se questo malgrado tutto restava in piedi e i cavalli continuavano a correre, essi finivano per essere trascinati rovinosamente. Il coltello serviva a tranciare le redini, sempre che ci fosse la prontezza di estrarlo. E sempre che, a recisione avvenuta, altri carri, sopravvenendo, non maciullassero il già malconcio auriga (tali  fatali congiunture sono riprodotte assai fedelmente nella celebre scena della corsa delle quadrighe all’interno del Circo Massimo presente in  ‘Ben Hur’, il colossal diretto nel 1959 da William Wyler – vedi immagine). Morirono aurighi negli ippodromi pugliesi? Se Tigellino – che in qualità di Gestore lucrava percentualmente sulle scommesse – ebbe modo di arricchirsi da noi, significa che da noi si scommetteva forte. E vuoi allora che nella prospettiva di premi adeguati a quella montagna di denaro gli aurighi non frustassero a sangue i cavalli, non ricorressero alla malizia, quando non alla slealtà? A quelle condizioni i ‘naufragia’ mortali non potevano destare sorpresa.

Italo Interesse

 

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