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Necessità di chiarezza sulle sorti della Popolare di Bari

Il prossimo 19 settembre all’Hotel Palace di Bari, con inizio alle ore 16, si svolgerà un incontro per discutere delle effettive condizioni della Banca Popolare di Bari e sulle reali prospettive dei circa 70mila azionisti che ora si ritrovano con il loro investimento praticamente incagliati nel capitale di una società non più in grado di garantire la negoziazione interna dei titoli azionari, sia perché fortemente svalutati rispetto al prezzo di acquisizione che per le sorti stesse a cui l’Istituto bancario barese potrebbe andare incontro, a seguito delle consistenti perdite economiche subite negli ultimi anni. Promotore dell’iniziativa è l’Associazione “Vittime del salvabanche” che, contattata da alcuni azionisti della Popolare di Bari, ha deciso di dibattere pubblicamente della non rosea situazione in cui versa l’Istituto barese, con la speranza di accendere di nuovo i riflettori sul dramma che stanno vivendo gli azionisti “intrappolati” nelle sorti di questa azienda bancaria e, quindi, di fare chiarezza sulle possibili sorti future della stessa. Infatti, secondo quanto si riferisce nel comunicato con cui l’Associazione ha reso nota l’iniziativa, molti azionisti della Bpb sono preoccupati del “silenzio assordante intorno alla vicenda”, per cui hanno deciso di invocare l’intervento di un sodalizio nazionale, qual è per l’appunto l’Associazione “Vittime del salva banche”, per tentare di approfondire la genesi della crisi in cui è finito il più importante l’Istituto bancario del sud Italia e le eventuali altre sgradite sorprese che esso potrà ancora riservare ai soci-azionisti. Gli interventi già programmati per tale incontro avranno come protagonisti il presidente dell’Associazione promotrice dell’evento, Letizia Giorgianni, il giornalista Andrea Greco del quotidiano “La Repubblica” ed autore del testo “Banche impopolari”, il consulente e saggista Vincenzo Imperatore, l’avvocatessa Letizia Vescovini (esperta di investimenti finanziari) e un azionista di Bpb, Raffaele Siniscalchi. Nell’informativa sull’incontro barese del 19 settembre si evidenzia che “Nel silenzio dei media si stanno giocando le sorti di 70mila azionisti in agitazione, perché non riescono a vendere le quote” e che “c’è un progetto, caldeggiato dalla Banca d’Italia, volto a creare una holding del Sud per favorire una maxi aggregazione”. Però, gli organizzatori del dibattito sulle sorti della Bpb si domandano anche: “Ma sarà davvero realizzabile come progetto?”, chiarendo che per tale progetto servirebbe “un intervento normativo, che con la caduta del governo” (ndr – “giallo-verde”), sono indotti ad immaginare che tale prospettiva possa tornare “in alto mare”. Analoga perplessità i promotori nutrono circa la Commissione d’inchiesta sulle banche che sarebbe dovuta partire a settembre. Infatti, nella stessa nota affermano: “Sulla carta, era in qualche modo l’occasione per fare chiarezza sugli scandali del passato, ma anche sulle Banche ‘sul filo del rasoio’ come la Banca Popolare di Bari che presenta un bilancio con perdite per 420 milioni di euro; il che significa un patrimonio netto calato del 54 per cento”. Però, secondo gli organizzatori dell’incontro sui possibili scenari futuri della Bpb e conseguentemente dei suoi azionisti, “il problema centrale” resta “l’abisso su cui balla la Banca Popolare di Bari” perché – a loro dire – “ci sono storie che hanno nomi e cognomi e raccontano quello che i numeri non riescono a fare, e che, eppure la Consob, in una delle ispezioni effettuate in questi anni, ha accertato”. “Sono le storie – si sottolinea nel comunicato – di risparmiatori cui la Popolare di Bari ha venduto le proprie azioni dissimulando in molti casi il grado di rischio che quell’investimento comportava”, contrariamente a ciò che invece prevede la legge per tal tipo di investimenti mobiliari, “o comunque non rappresentandolo in modo corretto”. “Risparmiatori – si rivela inoltre nella nota – che un algoritmo alterato della banca classificava come esperti investitori e che al contrario hanno le biografie di donne e uomini che in quelle azioni hanno investito i risparmi di una vita o la propria liquidazione e che oggi si ritrovano in portafoglio titoli dal valore che supera di poco i 2 euro e, per giunta, che il mercato considera carta straccia”. Ma questo è forse il tema principale su cui si dovrà concentrare il dibattito e, soprattutto, sulle possibili vie d’uscita per evitare (possibilmente) che a pagare pesantemente lo scotto della crisi in cui è finito l’Istituto di credito barese siano esclusivamente gli azionisti che in buona fede hanno creduto, evidentemente sbagliando però, nello sviluppo futuro di un’azienda bancaria meridionale e nel suo management, anch’esso del sud e fortemente radicato sul territorio. Ma l’iniziativa promossa dall’Associazione “Vittime del salva banche” su sollecitazione di molti azionisti di Bpb probabilmente mira, oltre che a riaccendere i riflettori su una vicenda non ancora chiara e definita, soprattutto a sensibilizzare le Autorità di governo, che già si sono cimentate con le grandi crisi bancarie di Istituti del centro e nord Italia (Vedi Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Vicenza, Banca Carige, Veneto Banca, ecc.), affinché non tardano ulteriormente nell’intervenire anche per il salvataggio di un importante Istituto meridionale, qual è per l’appunto la Popolare di Bari. Ed è sicuramente per questo che molti azionisti di Bpb sono in fermento da tempo ed alcuni di essi hanno avviato iniziative, come questa dell’Associazione “Vittime del salva banche”, che puntano a coinvolgere il maggior numero possibile dei circa 70mila loro colleghi azionisti di Bpb, affinché tra nord e sud, nel nostro Paese, non vi siano “due pesi e due misure” anche  per le sciagure bancarie.

 

Giuseppe Palella

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