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Necessità di chiarezza sull’Ospedale in Fiera e sulla fabbrica per le mascherine

 

In Puglia, dalla realizzazione dell’Ospedale Covid nella Fiera del Levante di Bari alla fabbrica delle mascherine nella zona industriale del capoluogo non c’è chiarezza da parte della Regione. Infatti, a porre domande che necessitano di risposte su come e quanto il governatore pugliese, Michele Emiliano, sta facendo spendere alla Regione, e quindi ai contribuenti, per l’emergenza sanitaria è il capogruppo di “Fratelli d’Italia” nell’aula barese di via Gentile, Ignazio Zullo, che ha chiesto al presidente della Commissione Bilancio, Fabiano Amati del Pd, di audire il governatore Emiliano e il dirigente della Protezione civile, Mario Lerario, per sapere quanto è costata ai pugliesi la fabbrica regionale dei Dpi (Dispositivi di protezione individuali) e se è vero che la produzione è così  eccedente da non servire praticamente più. E se così fosse effettivamente, Zullo chiederebbe di conoscere i motivi per cui la produzione di detta fabbrica non viene messa sul mercato e venduta ad altre Regioni. Ma non solo questo, poiché il capogruppo di Fdi alla Regione ha chiesto anche di sapere “che fine fanno i lavoratori assunti”, se questa fabbrica di Dpi si ferma? Però, da Emiliano e Lerario il capogruppo pugliese del partito di Giorgia Meloni vorrebbe anche sapere “che fine hanno fatto le oltre 100 macchinette per la sola lettura dei tamponi antigenici di terza generazione che nessuno ha mai visto”, ma dei quali il governo regionale si è forse vantato, come per l’unica fabbrica di Dpi di proprietà pubblica in Italia e dell’Ospedale Covid alla Fiera del Levante che, secondo quanto promesso, per l’emergenza doveva entrare in funzione il 15 gennaio scorso, ma siamo già al 20 di febbraio e non è ancora operativo. Insomma, il dubbio di Zullo e che in Puglia “siamo di fronte a nuovi ospedali e nuove fabbriche che vengono a costare milioni di euro” dei contribuenti pugliesi, ma “che potrebbero non servire”. Infatti, l’esponente di Fdi ha concluso la sua nota ricordando che “Pantalone direbbe: e io pago!” Le risposte, almeno del dirigente della Protezione Civile della Regione Puglia, non si sono fatte attendere. Infatti, Lerario con una nota ha tempestivamente fatto sapere che“la fabbrica di Dpi della Protezione Civile della Regione Puglia è funzionante”. “La struttura – ha poi precisato lo stesso Lerario – è operativa dal 5 agosto 2020” ed attualmente produce mascherine chirurgiche Dpi, secondo lo standard EN 14683-IIR, marcate CE, e Facciali Filtranti di tipo 2, secondo lo standard EN 149:2001 + A1:2009. Infatti, proseguendo, il dirigente regionale della Protezione Civile ha particolarizzato che “ogni giorno, secondo il piano di produzione che prevede allo stato un turno quotidiano, vengono prodotte 30.000 mascherine chirurgiche, e 30.000 mascherine FFP2” e che ultimamente “la fabbrica ha messo in produzione 15.000 mascherine chirurgiche pediatriche al giorno”. E, continuando, sul tema Lerario ha chiarito pure che “la fabbricazione di Dpi richiede il possesso di specifiche certificazioni (dei materiali, delle macchine di produzione, del sistema di gestione dello stabilimento, del prodotto finito) che sono il frutto della continua operatività di cicli di produzione, campionamenti, analisi, verifiche ed attestazioni da parte di Enti terzi”. Per cui, ha aggiunto Lerario, “oggi la fabbrica, unica realtà pubblica in Italia, può vantare l’acquisizione di numerose certificazioni produttive funzionali ad assicurare la produzione di scorte strategiche da utilizzare in caso di necessità”. Inoltre Lerario, prima di ricordare che la produzione di questa fabbrica non è rivolta al mercato ma ha soddisfare principalmente i fabbisogni sanitari interni della Regione (Asl, Ospedali, ecc.), oltre che essa “non intende in alcun modo sostituirsi agli ordinari canali di approvvigionamento correntemente disponibili sul mercato”, ci ha tenuto a far presente che “l’approvvigionamento dei Dpi nel corso dell’ultimo anno ha subito notevoli fluttuazioni oltre che nei prezzi, anche e soprattutto nella disponibilità quantitativa e qualitativa dei prodotti”. E quest’ultima vuole essere, forse, la generica risposta a chi chiede di sapere nello specifico dalla Protezione Civile pugliese quanto sono costati gli acquisti di Dpi dalla Cina. Difatti, Lerario nella nota ha voluto anche evidenziare che “nel corso delle ore più difficili dell’emergenza l’Unità di Crisi ha registrato la presenza di ‘mascherine’ e Dpi delle più svariate tipologie e qualità, tanto da rendere necessaria la realizzazione di un (ndr – proprio) laboratorio prove e analisi per il testing, e la costituzione di un gruppo di lavoro dedicato, che nel corso del tempo ha contribuito a fare chiarezza circa la qualità dei prodotti in circolazione”. Ad ogni buon conto, la Protezione Civile regionale, attraverso Lerario, ha comunicato che la produzione di Dpi “è sempre disponibile laddove le condizioni ordinarie di mercato non siano in grado di fornire materiali qualitativamente apprezzabili secondo gli standard di riferimento, o laddove sotto il profilo quantitativo dovessero registrarsi carenze oggettive” e che “a partire da maggio 2020 è stata costituita una scorta strategica, che viene quotidianamente alimentata con gli arrivi che provengono dalla struttura del Commissario, e dagli acquisti centralizzati di quei materiali (essenzialmente guanti, gambali, tute) che la struttura del Commissario Arcuri ha difficoltà a reperire e fornire”. La nota di risposta di Lerario si conclude facendo presente che “il piano di produzione della fabbrica può infine essere in ogni momento modificato, per incrementare la produzione rispetto al fabbisogno richiesto dall’andamento della pandemia e dalle condizioni di mercato”. Come dire che qualora non ci sia necessità la produzione può rallentare o, addirittura, fermarsi, se i quantitativi di mascherine a disposizione sono sufficienti o superflui. Però, probabilmente, i chiarimenti che chiede il capogruppo di Fdi, Zullo, e verosimilmente anche molti contribuenti pugliesi, non sono solo “formali” ma di “sostanza”. Vale a dire di “costo”. E per far ciò – come è ovvio – occorrono i “numeri” di spesa e non certo le sole motivazioni della spesa. Ma a dare tal genere di risposta dovrebbe forse essere più la “politica” che la struttura burocratica regionale. Ossia il presidente Emiliano e, per quanto di rispettive competenze, le figure politiche del suo esecutivo. Giungeranno queste risposte? Vedremo.

Giuseppe Palella

 

 

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