Nel centrodestra barese poche idee e forse anche abbastanza confuse
Nel centrodestra barese sembrerebbe che alcuni degli aspiranti alla candidatura a sindaco del capoluogo siano preoccupati più della competizione interna alla coalizione, e quindi del nome del possibile vincitore delle primarie, piuttosto che della vera sfida elettorale di fine maggio, quando gli elettori baresi decideranno effettivamente chi dovrà amministrare la città per i prossimi cinque anni. In altri termini, a Bari nel centrodestra si pensa forse più a strategie “ad escludendum” per le primarie che a quella “ad includendum” per contrastare un’eventuale riconferma del centrosinistra e quindi del sindaco uscente, Antonio Decaro. Infatti, è alquanto singolare che tre degli attuali quattro aspiranti candidati a sindaco del centrodestra in corsa per le primarie si preoccupino di chi tra loro possa essere il favorito nella scelta al gazebo e, pur essendo essi in competizione tra loro, cercano di accordarsi su una strategia che possa verosimilmente falsare l’esito delle primarie (da non dimenticare, fortemente volute proprio da essi!), per poi far vincere non chi di loro è in grado di raccogliere individualmente più consensi, e quindi potrebbe avere in teoria anche più “chance” di vittoria contro gli avversari nella competizione elettorale vera, ma chi invece riesce magari a classificarsi primo solo sulla base di un complotto messo a punto a tavolino, per “sgambettare” la possibile vittoria di un alleato. Una strategia, questa, che se fosse vera sarebbe sicuramente autolesionistica per tutto il centrodestra barese, oltre che evidentemente per coloro che possano averla pensata o la mettessero in atto. Infatti, è difficile pensare che chi nel centrodestra barese ha invocato a squarcia gola le primarie, per la scelta del nome da portare come candidato sindaco unitariamente, non sia in grado di rendersi conto di quanto dannosa posa poi rivelarsi una scelta alle primarie frutto di mistificazioni complottistiche organizzate al fine di far vincere chi da solo non ha i voti necessari per la vittoria. Ed è ancor più assurdo se ad ordire un tal genere di complotto fossero proprio alcuni di coloro che dovrebbero sfidarsi lealmente alle primarie, con l’intento di sceglier il candidato a sindaco potenzialmente più competitivo per far vincere un centrodestra che a Bari, alle amministrative, da ben 15 anni subisce sistematicamente “smacchi” dal centrosinistra, pur risultando quest’ultimo di gran lunga avanti nel capoluogo a tutte le competizioni politiche che, medio tempore, si son svolte. Pertanto, è mai possibile che i candidati alle primarie baresi di Lega, Fratelli d’Italia e Direzione Italia, ossia Fabio Romito, Filippo Melchiorre e Davide Bellomo, possano aver pensato di trasformare le primarie più in un derby interno tra conservatori e sovranisti, e quindi a far cartello contro l’alleato civico Pasquale Di Rella, piuttosto che concentrarsi sulle rispettive campagne elettorali, per tentare di accaparrarsi la candidatura a sindaco con le primarie, con una pur possibile prevalenza su quest’ultimo? Se fosse vero, l’elettorato barese di centrodestra potrebbe trovarsi di fronte ad una situazione a dir poco paradossale, oltre che verosimilmente a pretendenti candidati a sindaco sprovveduti ed autolesionistici. Infatti, sarebbe forse il caso anche di chiedersi se è mai possibile che Romito, Melchiorre e Bellomo, prima di pensare ad estrose strategie unitarie anti-Di Rella, non si siano posti anche il problema delle conseguenze che tale strategia potrebbe provocare qualora riuscisse, considerato che il civico Di Rella dovrebbe poi sostenere (e forse in maniera anche determinante!) il nome vincente alle primarie. Per cui il maldestro tentativo di sgambettare Di Rella con un paventato ed improvvisato derby interno al centrodestra, tra conservatori e sovranisti, potrebbe rivelarsi un boomerang colossale, ai fini di una potenziale vittoria dell’intera coalizione di centrodestra, se le primarie non avvenissero all’emblema della lealtà e della competitività effettiva tra tutti gli sfidanti. Da non dimenticare, inoltre, che uno dei motivi per cui Forza Italia, contrariamente a Lega, Fdi e Dit, era restia alle primarie baresi era proprio il fatto che queste potessero essere inquinate dalla partecipazione di elettori non di centrodestra, mandati al voto dal fronte avverso, per condizionare l’esito delle stesse e con il preciso intento di far vincere il nome che, in un eventuale ballottaggio, sarebbe più facile da sconfiggere da parte dell’uscente sindaco Decaro. Quindi, è ancor più stravagante l’idea che Lega, Fdi e Dit possano aver pensato ad un derby interno anti-Di Rella alle primarie che altro non sarebbe se non il tentativo di condizionare l’esito delle stesse attraverso un tentativo di inquinamento di una parte dello stesso centrodestra anziché da parte avversa. Ma in caso di derby ancor peggio sarebbe se, nonostante l’ipotetico complotto interno, a vincere le primarie fosse Di Rella, perché in tal caso gli stessi anti direlliani dovrebbero essere impegnati a far vincere il centrodestra a guida Di Rella. E quindi dovrebbero poi comunque armonizzare con quest’ultimo qualora vincesse anche le elezioni vere. L’ipotesi contraria non è il caso neppure di prenderla in considerazione, altrimenti si giungerebbe evidentemente alla conclusione di un possibile e deliberato suicidio politico di autorevoli rappresentati del centrodestra locale. Anche perché se neppure questa volta il centrodestra barese non dovesse centrare l’obiettivo delle amministrative, molti di coloro che oggi sono in campo sul quel fronte politico si “auto-rottamerebbero” senza, forse, più alcuna possibilità di carriera politica futura. In definitiva, allora è forse meglio pensare che il centrodestra barese è poco pratico di primarie, non avendole mai praticate prima, e che quindi ci sono in esso esponenti con poche idee (e forse anche abbastanza confuse) sul modo di celebrazione delle stesse ed anche delle conseguenze da evitare inesorabilmente, per evitare che diventino una soluzione peggiore del male per cui si effettuano. Diversamente è da prendere in seria considerazione l’ipotesi che nel centrodestra barese, da dopo la scomparsa nel 1999 del leader di An, Pinuccio Tatarella, a pensare di tatticismi e strategie efficaci per vincere le amministrative a Bari sono assai pochi.
Giuseppe Palella
Pubblicato il 16 Gennaio 2019



