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Nel centrodestra barese torna il “sereno” tranne che per le presidenze dei Municipi

Vincere nei Municipi senza contestualmente vincere alle comunali non serve a nulla, perché le cinque Istituzioni di decentramento amministrativo del Comune di Bari sono – come è noto – delle “scatole” vuote di funzioni e gestione. E sicuramente, alla fine, di ciò si sono convinti anche i rappresentanti locali del partito di Matteo Salvini che nei giorni scorsi a Bari avevano addirittura abbandonato il tavolo del centrodestra capitanato dal candidato sindaco vincitore delle primarie dello scorso 24 febbraio, Pasquale Di Rella, per un disaccordo sulla spartizione dei nomi da candidare a presidente nei cinque Municipi baresi. Infatti, è bastata una riunione a mente fredda ed animi più sereni perché tra il candidato sindaco Di Rella ed i vertici del centrodestra barese tornasse il “sereno”, avendo accantonato nell’agenda dei temi da discutere pretesti e pretese inconsistenti. Ciò non significa, tuttavia, che i “leghisti” baresi abbiano sotterrato definitivamente l’ascia di guerra all’interno della coalizione di cui fanno parte, perché il loro principale obiettivo è verosimilmente quello di avere una maggiore visibilità tra le sigle del centrodestra tradizionale che sostengono Di Rella, in quanto anche a Bari, evidentemente, puntano a capitalizzare elettoralmente le previsioni a loro favore dei sondaggi. Ma affinché questo accada realmente il 26 maggio prossimo, forse non è sufficiente l’invocata maggiore visibilità, ma è verosimilmente necessaria una presenza qualificata di nomi nella lista salviniana sia del Comune che dei Municipi, oltre che del candidato, o più, che la Lega proporrà a guida della coalizione del Municipio o più ad essa assegnati. E questa è sicuramente una responsabilità non da poco per i vertici salviniani baresi, se si considera che è stata proprio la Lega a chiedere al candidato sindaco Di Rella ed agli altri partner di cordata di rinunciare alle primarie per la scelta dei nomi dei candidati a presidente nei Municipi baresi. Infatti, la scelta dei candidati presidenti dei Municipi affidata ai partiti e non agli elettori del territorio competente eleva ancor di più la responsabilità dei vertici locali delle forze politiche a scegliere nomi legati al territorio che, se vincenti, dovranno rappresentare per problemi ed esigenze all’Amministrazione centrale. E, in ultima istanza, a sovrintendere sull’indicazione dei partiti per i nomi da candidare alla guida dei Municipi dovrebbe essere l’aspirante Primo cittadino (nel caso della coalizione di centrodestra barese, Di Rella), che, anche alla luce della decisione richiesta dai salviniani di non svolgere le primarie, non deve consentire alle sigle della sua coalizione di presentare nomi di candidati presidenti scollegati, per storia personale e tradizione, dai rispettivi territori municipali in cui devono essere presentati. Prerogativa, quest’ultima, per Di Rella a cui non può e né deve sottrarsi, in quanto anche sul nome e sulla credibilità dei candidati presidenti dei cinque Municipi baresi si gioca la partita per ricevere una maggior fiducia elettorale nella corsa alla guida del Palazzo di Città di corso Vittorio Emanuele. Ancor più attenta dovrebbe essere la scelta, da parte dei partiti e del candidato sindaco Di Rella, per gli eventuali possibili presidenti dei Municipi periferici di Bari. Vale a dire, Palese e Santo Spirito, Carbonara, Ceglie, Loseto e San Paolo, Stanic, Fesca e San Girolamo, dove l’Istituzione di decentramento amministrativo, benché sia una “scatola” vuota, è l’unico collegamento tra la cittadinanza del posto con il “governo” centrale della Città e che lo rappresenta a tutti gli effetti in loco. Infatti, parlare nei programmi di attuazione del decentramento amministrativo e maggiore attenzione per le periferie, come ha fatto in precedenza l’Amministrazione barese uscente di centrosinistra, senza peraltro prestare particolare attenzione sin dall’indicazione dei nomi da proporre alla guida dei Municipi, è senz’altro cosa vacua e sicuramente eccepibile a chi si propone come alternativa credibile al Primo cittadino uscente, che in tema (e non solo!) di decentramento amministrativo ha sicuramente fallito nel governare Bari nel quinquennio alle nostre spalle. Infatti, non a caso il sindaco Decaro del Pd, consapevole forse di questo suo fallimento, per tentare di rifarsi una verginità sulla valenza dei Municipi di decentramento amministrativo si accinge verosimilmente a non riproporre alcuno dei nomi dei cinque presidenti di Municipio della sua stessa colazione politica eletti nel 2014. Anche se di contro poi, secondo indiscrezioni, si accingerebbe a proporne altri in chiave esclusivamente elettoralistica e da manuale Cencelli che nulla hanno a che vedere con il “bene” di ciascun territorio municipale barese. Quindi, per il candidato sindaco del centrodestra, Di Rella, ed i salviniani baresi in particolare, per essere effettivamente credibili col programma sulle periferie e su un nuovo decentramento amministrativo, il vero discrimine con l’uscente Decaro comincia dalle scelte che sapranno fare per la candidatura a presidente nei cinque Municipi di decentramento comunale. Diversamente, su questo tema, prescindendo dai risultati elettorali e dalla eventuale e possibile elezione a sindaco, si tratterà di un “film” già visto a Bari e, più in particolare, nelle sue periferie.

 

Giuseppe Palella

 

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