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Nel centrosinistra la sceneggiata continua fra Pd e “Laforgiani”

Il rebus candidatura a sindaco dei progressisti potrebbe risolversi già giovedì prossimo, mentre per i conservatori il nome resta ancora un mistero

A Bari la scelta del candidato sindaco per il centrosinistra è ancora un rebus, per il centrodestra invece è un mistero. Infatti, a cinque mesi esatti dalle prossime elezioni comunali (che quasi sicuramente si svolgeranno, insieme alle europee, il prossimo 9 giugno) nel capoluogo pugliese ancora non si conoscono con certezza i nomi degli aspiranti alla poltrona di Primo cittadino per il dopo Decaro. O, forse meglio, si sa soltanto che il fondatore e già presidente dell’associazione politico-culturale “La Giusta causa”, il noto penalista Michele Laforgia, sarà comunque in campo qualora non si raggiungesse un’intesa politico programmatica nel campo largo dei progressisti che porti all’individuazione di un candidato sindaco condiviso senza le primarie. Mentre su fronte opposto, ossia quello di centrodestra, si parla da mesi unicamente di compattezza della coalizione, ma un nome condiviso da presentare come candidato a primo cittadino ancora non c’è. Infatti, i vertici del centrodestra pugliese, in particolare barese, da prima della scorsa estate non fanno altro che sottolineare sistematicamente, dopo ogni incontro, il fatto che la coalizione rappresentata dalle principali sigle che compongono anche la maggioranza politica al governo del Paese da ottobre del 2022 e guidata dalla premier e leader di “Fratelli d’Italia”, Giorgia Meloni, ossia Fdi, Lega, Forza Italia ed Udc, a Bari è coesa, però a quattro mesi dal termine di scadenza della presentazione delle liste (che – come è noto – è di 30 giorni prima della data fissata per il voto) non ancora individuato un nome da proporre unitariamente alle amministrative baresi, per tentare di strappare, dopo 20 anni consecutivi dei due sindaci di centrosinistra (Michele Emiliano ed Antonio Decaro), la guida del Comune nella città di Bari. Perciò occorrerebbe capire in cosa consiste effettivamente la più volte ribadita “compattezza” del centrodestra barese, se poi non c’è ancora il nome di un candidato condiviso da mette a capo della coalizione per le prossime comunali. Anzi, per il centrodestra non si sa ancora neppure chi sarebbero effettivamente gli aspiranti sindaco, perché non è noto neppure il criterio, o programma, con cui la coalizione al governo dell’Italia intende individuare il proprio candidato sindaco nel capoluogo pugliese e che pertanto tale scelta resta tuttora un “mistero”, considerato che nessuno dei nomi finora paventati (i leghisti Davide Bellomo e Fabio Romito, l’ex Prefetto di Bari, Antonella Bellomo, il presidente dell’Ordine barese degli avvocati, Daluiso, il Presidente dell’Autorità portuale, Patroni Griffi, l’ex dg di Arpal-Puglia, etc.) ha dichiarato ufficialmente di voler correre per la candidatura a sindaco.  Quindi, nel centrodestra barese, a parole c’è compattezza, ma probabilmente solo nel dichiarare l’unità politica della coalizione, perché nei fatti non è emerso ancora neppure un nome di possibile aspirante sindaco e di cui la coalizione, verosimilmente, è ancora alla ricerca di unità per individuarlo. Fatto, questo, che il vice ministro barese alla Giustizia, il forzista Francesco Paolo Sisto, un mese fa ha tentato di occultare, tentando di giustificare il ritardo del centrodestra nella scelta del candidato sindaco con l’affermazione che l’indicazione del nome dipenderà da chi metterà in campo come candidato il centrosinistra, quasi alla stregua di una partita di calcio, dove i difensori spesso vengono scelti in base agli attaccanti della squadra avversa e viceversa, tralasciando così sia il fatto che in politica la scelta dovrebbe essere fatta in base ad un programma per la città, anziché con regole più consone per il calcio, sia che, in caso di eventuale ulteriore sconfitta del centrodestra, significherebbe aggravare la responsabilità della scelta, poiché vorrà dire che la coalizione avrebbe sbagliato lo schema di gioco e, quindi, che il centrodestra, che a Bari – da non dimenticare – ha vinto alle politiche, poi avrà sbagliato ancora una vola per le amministrative. In ogni caso, ciò che rileva è che il centrodestra non ha ancora ufficialmente pretendenti alla candidatura a sindaco, mentre nel centrosinistra gli aspiranti alla candidatura sono più di uno. Infatti, come è noto, di aspiranti ufficiali, oltre a Laforgia, ci sono anche il deputato Marco Lacarra e gli assessori Pietro Petruzzelli e Paola Romano, tutti e tre di area dem. Ed il problema dell’ancora non definizione del candidato sindaco resta – come è noto – proprio il mancato accordo, tra tutte le sigle del campo largo progressista, sul criterio da adottare per la scelta. Una questione, questa, su cui abbiamo già abbondantemente riferito nei nostri precedenti servizi, ma che è tuttora in essere e che le tutte le forze progressiste baresi sperano evidentemente di poter risolvere quanto prima, a partire dal già fissato incontro di giovedì prossimo, quando di certo si potrà capire se lo scontro da tempo in essere, all’interno del centrosinistra barese, tra “Laforgiani” ed “anti-Laforgiani” sia stata una mera farsa che si concluderà, senza primarie, con una convergenza unitaria a candidato sindaco del già presidente de “La Giusta causa”, oppure se la diatriba continuerà ancora fino alle estreme conseguenze per i dem baresi, che a Laforgia preferirebbero uno dei loro. Quindi, una “battaglia” – quella tutt’ora in corso nel centrosinistra locale – senza esclusione di colpi, oppure una messa in scena per occultare una decisione già presa da tempo?

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 9 Gennaio 2024

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