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Nel centrosinistra si ingarbuglia la matassa per la scelta del candidato sindaco

Alla vigilia dell'incontro che avrebbe dovuto essere risolutivo per il campo largo dei progressisti, Melchiorre (FdI) si dimette dall'aula "Dalfino" con un "arrivederci". Perché?

L’incontro odierno delle forze che compongono il campo largo del centrosinistra barese avrebbe dovuto essere quello decisivo, per sapere se la frattura apertasi all’interno del Pd locale tra coloro che vorrebbero primarie aperte ad ogni costo, anche a rischio di spaccare con i “Laforgiani” e, soprattutto, con il M5S di Giuseppe Conte, e coloro che invece le primarie, come criterio per la scelta dell’eventuale successore di Antonio Decaro, sperano di farle accettare almeno in forma chiusa, ossia limitata a soli due nomi, sia al candidato sindaco proposto dall’associazione politico-culturale “La Giusta causa”, Michele Laforgia, e sostenuto dal gruppo di forze riunitesi a luglio scorso con la dizione di “Convenzione per Bari 2024” che dai pentastellati. Su questi ultimi la speranza è che, pur non tirandosi fuori dall’adesione al voto ai gazebo, non si tirassero fuori anche dalla coalizione, presentando poi un proprio candidato sindaco di bandiera, come è già avvenuto in tutte le precedenti amministrative baresi, dal 2009 fino alle ultime del 2019. Ad illudersi di poter “traghettare” Laforgia ed il M5S su una posizione conciliante con i dem e viceversa è stato il governatore pugliese, Michele Emiliano, che evidentemente era convinto di avere, attraverso il segretario regionale del partito Domenico De Santis, il controllo del Pd nella nostra regione e, in particolare, a Bari. Invece, pare che così non sia, poiché all’idea di spianare la strada alla candidatura a sindaco di Laforgia, attraverso primarie chiuse e concordate (verosimilmente anche sul risultato!) si stanno mettendo di traverso i tre aspiranti dem (Marco Lacarra, Pietro Petruzzelli e Paola Romano) che sperano di poter succedere a Decaro, qualora uno di essi fosse candidato per il centrosinistra alle prossime elezioni comunali. Infatti, prima ancora che Laforgia si dichiari disponibile, oppure no, a primarie bloccate (in realtà ad anticipare il “no” sono già stati i suoi sostenitori) i tre citati aspiranti sindaco hanno esordito, attraverso i media, per far sapere che il loro passo indietro di qualche mese fa, avvenuto – come si ricorderà – con il ritiro dal tavolo delle loro candidature da parte del Pd barese era a condizione che Laforgia facesse altrettanto, per tentare un nome diverso e condiviso da tutte le sigle del campo largo. Così non è stato e, quindi, il “gioco” (come in quello dell’oca) è ritornato al punto di partenza. Anzi no! Ultimamente è andato anche oltre, considerato che l’assessore Petruzzelli, quasi in concomitanza con la convocazione del tavolo di discussione per la decisione definitiva da adottare sul da farsi per il nome del candidato sindaco, ha indetto una conferenza stampa per formalizzare la propria candidatura a sindaco e Lacarra, già dal giorno prima dell’incontro, in un’intervista si è scagliato contro il M5S pugliese per la contrarietà alle primarie, rivendicando sostanzialmente al Pd, in quanto principale partito della coalizione, il diritto di indicare a Bari, se non proprio il nome del candidato sindaco della coalizione, quantomeno la modalità con cui sceglierlo. Quindi, con tali premesse, appare difficile che nel centrosinistra barese la “matassa” per una candidatura unitaria a sindaco possa sbrogliarsi nell’incontro odierno, che – secondo qualche bene informato – alla luce di quanto sta accadendo – potrebbe addirittura slittare a nuova data. Intanto sul fronte opposto si registrano le dimissioni da consigliere comunale del senatore Filippo Melchiorre di Fdi, a cui subentrerà per le poche sedute che ancora mancano prima della scadenza naturale della consigliatura (prevista per l’inizio di aprile) il primo dei non eletti nel 2019 di detta lista, il fittiano Pasquale Finocchio.  Una novità, questa, forse non di poco conto nel centrodestra barese, considerato che Melchiorre si è congedato dall’aula “Dalfino” con un simbolico “arrivederci” e che il suo era uno dei nomi che circolavano da tempo nella coalizione per la candidatura a sindaco, qualora la premier e leader di Fdi, Giorgia Meloni, decidesse di rivendicare in sede romana, all’interno della sua coalizione, la designazione del candidato sindaco del capoluogo pugliese in quota al suo partito. Se così sarà, o no, non lo sappiamo, però di certo l’arrivederci di Melchiorre al Comune lascia presumere ad un diktat della premier al senatore barese ad essere candidato a Primo cittadino od a capeggiare la lista di Fdi alle prossime comunali baresi.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 11 Gennaio 2024

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