Cultura e Spettacoli

Nella grotta del Carapace lo sciamano…

Nel 1982, in un anfratto affacciato su Lama Giotta a Torre a Mare, un importante rinvenimento archeologico

Lama Giotta, che con Lama San Giorgio, Lama Santa Caterina e Lama Valenzano  componeva il primitivo bacino idrografico del capoluogo pugliese, ha origine a valle di Putignano. Attraversati i territori di Turi, Rutigliano e Noicattaro, sfocia a sud di Torre a Mare. Lungo i suoi fianchi, in prossimità di quest’ultimo centro abitato, sotto il ponte su cui scorre la SS 16, nel corso di lavori condotti dall’Anas nel 1982 per il raddoppio del viadotto, venne scoperta una grotta, abitata dall’era neolitica.

L’interno della grotta sorprese subito tutti per l’articolazione degli spazi, frutto in buona parte del lavoro dell’uomo (se ne immagini la fatica considerando l’impiego non di picconi in metallo bensì di bastoni armati in punta di una scheggia di selce…). Questa necessità di allargare la grotta rispondeva ad una destinazione d’uso diversa da quella abitativa. Lo dimostrano gli elementi di cui si compone il profondo sedimento accumulato sul pavimento della cavità. A comporre questi 250 cm. sono tracce di focolare, ossa di animali, avanzi umani, utensili e reperti di varia natura : frammenti di ceramica dipinta, pendagli in pietra o conchiglia, oggetti in osso.

Fra questi ultimi oggetti spicca un carapace. L’eccezionalità del ritrovamento, nel far sì che l’antro venisse battezzato Grotta della Tartaruga, alimenta la teoria che quella spelonca fosse un santuario. Ciò perché nelle civiltà antiche al guscio di tartaruga si attribuiva un immenso valore sacro giacché l’esoscheletro di quell’animale era considerato un mezzo per entrare in contatto con gli Dei, una rappresentazione del cosmo (la sottostante parte piatta raffigurava la Terra, mentre la cupola raffigurava il cielo).

Soprattutto a colpire i primitivi era il misterioso aspetto ‘grafico-geometrico’ del carapace, utilizzato per la divinazione e la comprensione dei segreti del cielo per via dell’associazione con le stelle e con le costellazioni. Il ‘patrimonio’ di Lama Giotta fu conseguenza, forse, del rinvenimento di una tartaruga morta e depositata dalle correnti marine sul bagnasciuga del prossimo Adriatico. Raccolta e conservata, quella carcassa dovette diventare la maggiore ricchezza del santuario pugliese.

Si può immaginare, allora, inginocchiato dinanzi a quella reliquia e avvolto dai fumi di erbe propizie, lo sciamano della comunità insediata a Lama Giotta mentre invoca le forze della Natura o interroga la Sorte a proposito dell’esito della caccia, dei raccolti o delle minacce provenienti dalle tribù ostili. Ora, poiché il carapace in questione fu rinvenuto in uno degli strati archeologici più antichi, viene da pensare che esso venne sotterrato insieme allo stesso sciamano. Se ciò, poi, rappresentò pure la fine della funzione religiosa del sito non è dato sapere. Tempi inimmaginabili quelli in cui il prolungato e sinuoso incavo oggi chiamato Lama Giotta ospitava un corso d’acqua, forse anche navigabile, fonte di sostentamento e di scambi commerciali per tribù affacciate su un fiume rimasto senza nome.

Italo Interesse

 

 


Pubblicato il 27 Agosto 2026

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