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Nemo e Nautilus, la pace e la scienza

In ‘Ventimila leghe sotto i mari’, uno dei più celebri romanzi di Jules Verne pubblicato nel 1870, il Capitano Nemo è al comando del Nautilus, una rivoluzionaria nave di sua invenzione e costruzione che, alimentata dall’elettricità, è in grado di navigare sia in superficie che sotto il livello del mare. Anticipazione dei moderni sottomarini, il Nautilus se ne distanza per il fatto di non essere pensato per la guerra, che ripudia (per quanto si difenda dalle navi che gli danno la caccia speronandole col rostro, fendente da sfondamento applicato a prua). Duole perciò che il suo nome sia stato assegnato al primo sottomarino nucleare della storia, l’SS-571 della marina statunitense, varato nel 1954 e primo mezzo subacqueo a navigare sotto la calotta artica. Al secondo Nautilus (ma dovremmo dire ‘terzo’, giacché il primo fu costruito da Robert Fulton nel 1800) ha fatto seguito una generazione di mezzi via via più sofisticati, tant’è che il sottomarino, oggi, è considerato la macchina da guerra più letale della storia. E’ però doveroso fare un’eccezione per una differente classe di sottomarini. Accanto a mostri da ventimila tonnellate, armati con missili a testata atomica, capaci di restare in immersione anche per sei mesi, inattaccabili quando immersi a profondità impressionanti, si muove una flottiglia di mezzi a vocazione opposta e di dimensioni microscopiche, se confrontati con i giganti di cui prima. Questi micro sottomarini vengono impiegati per ricerche di natura civile o per scopi scientifici, come monitorare i fondali alla ricerca di fonti di idrocarburi. E i fondali ne riservano di sorprese. Per esempio, nel 2018, nel Canale d’Otranto, a ventidue miglia dalla costa pugliese, a una profondità di 780 metri, uno di questi mezzi, mentre era impegnato nella mappatura del fondale nell’ambito delle operazioni per la realizzazione della Tap, il discusso metanodotto che porterà in Italia il gas dell’Azerbaijan, individuò il relitto di una nave antichissima. Intorno al relitto, sparpagliato sul fondale, giaceva ciò che fu il suo carico : 220 reperti in tutto. In un secondo momento, con una speciale pompa aspirante, fu possibile aspirare parte di detto carico, una ventina di reperti. Al termine di un lungo periodo di studio, la Soprintendenza nazionale per il patrimonio subacqueo si è appena pronunciata in proposito : Si tratta di una nave oneraria corinzia del VII secolo avanti Cristo che trasportava alimenti, anfore di vino ed olio, brocche, coppe da vino in ceramica ed altro. – Nell’immagine, un disegno a china nello stile di Gustave Dorè : il Capitano Nemo osserva dall’oblò panoramico del Nautilus l’avvicinarsi di una piovra oceanica.

 

 

Italo Interesse

 

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