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Neppure la larga vittoria di Emiliano placa le polemiche sulle primarie

Neppure la larga vittoria (come era facilmente prevedibile) del governatore Michele Emiliano alle primarie pugliese (70,4% dei voti) della scorsa domenica ha stemperato gli animi all’interno dell’intero schieramento di centrosinistra, tacitando le polemiche. Anzi, il dibattito – come temeva lo stesso Emiliano nei giorni scorsi – ora si è spostato sull’affluenza alle urne. E se da una lato lo stesso Emiliano e il segretario regionale del Pd, Marco Lacarra,  a caldo esultavano parlando di “una grande festa di democrazia”, c’è chi all’interno della coalizione, in vista delle Regionali della prossima primavera, ritiene la partecipazione di oltre 80mila pugliesi un dato basso rispetto a quello delle precedenti primarie risalenti alle regionali del 2015, quando si registrarono oltre 134mila votanti, e ancor peggio rispetto a quelle del 2010, quando i partecipanti al voto ai gazebo in Puglia, con l’allora governatore uscente Nichi Vendola ed in corsa per la ricandidatura, furono circa 200mila. A sostenere questa tesi sono, in particolare, il senatore Dario Stefano, l’avvocato barese Michele Laforgia, fondatore dell’associazione politica “La Giusta causa” e Sinistra italiana che, come i renziani di “Italia Viva”, non hanno partecipato alle primarie. Ma anche uno dei candidati sconfitti nella competizione, il consigliere regionale del Pd, Fabiano Amati, è dello stesso avviso. Ma vediamo il risultato delle primarie della scorsa domenica più nei dettagli.  Emiliano ha raccolto 56.773 voti, alle sue spalle Amati (14,3%, 11.559 voti), Elena Gentile (12,1%, 9.753) e Leonardo Palmisano (3,1%, 2.532). “Il freddo e la pioggia non hanno fermato i pugliesi” – ha commentato il presidente della Regione Puglia che, continuando, ha aggiunto: “Siamo pugliesi e ci siamo uniti nella democrazia partecipata attraverso le primarie con migliaia e migliaia di cittadini che hanno messo su una giornata meravigliosa di democrazia ancora una volta”. I tre sfidanti sconfitti si sono comunque dichiarati “pronti a lavorare tutti insieme” in vista delle Regionali in primavera “al fine di contrastare la destra”. Anche se al momento non è dato sapere se tale disponibilità consisterà anche in una eventuale candidatura a consigliere per la Gentile, come invece hanno già dichiarato gli altri due sfidanti sconfitti, Amati e Palmisano.  Amati, però, ha lanciato l’allarme: “Il dato dell’affluenza suggerisce di fare al più presto qualcosa, altrimenti le elezioni di primavera potrebbero rivelarsi un disastro”. Sulla stessa lunghezza d’onda il commento del senatore Stefano del Pd (però considerato molto vicino alle posizioni renziane) che ha dichiarato: “Avevamo ragione noi: i risultati delle primarie sono la rappresentazione in numeri di un approccio amministrativo, ma anche politico di Michele Emiliano che non produce valore aggiunto. Le sue intenzioni erano quelle di allargare il perimetro della coalizione coinvolgendo civismo e moderati del centrodestra, ma il risultato è stato un significativo restringimento della platea di elettori”.  Parlando del “calo” rispetto alle primarie del 2014, Stefano ha evidenziato che “mancano all’appello almeno 55mila elettori del popolo del centrosinistra” nonostante “l’estensione della possibilità di voto ai sedicenni e la partecipazione massiccia di esponenti di destra”. Inoltre, ha rilevato Stefano: “L’affermazione di Emiliano era prevedibile anche” per “la inusuale agibilità (ndr – di Emiliano) negli spazi politici del Pd da candidato non iscritto, rispetto ai partecipanti invece iscritti”. Per il vice-capogruppo del Pd a Palazzo Madama, le “primarie sono state volutamente esautorate” della “loro funzione” di “confronto sulle questioni amministrative come Ilva, Tap e Xylella” e come “occasione per condividere una visione della Puglia del futuro”. “Ora – ha però concluso Stefano – spero che anche Emiliano vorrà raccogliere questo segnale, altrimenti sarà difficile che torni la Primavera in Puglia”. Stessa obiezione è stata sollevata dal patrono dell’associazione “La giusta causa”, Laforgia,  secondo cui i risultati della scorsa domenica “sono numeri che denunciano una crisi profonda e che dovrebbero preoccupare tutti coloro che hanno a cuore il futuro della nostra regione”. Invece, per l’assessore regionale all’Urbanistica, Alfonso Pisicchio (Senso civico), “l’affermazione di Emiliano dimostra ancora una volta la sua capacità di intercettare le politiche progressiste del centrosinistra pugliese. Un centrosinistra quanto mai vivo”. “Il fatto che hanno votato 80mila persone – gli fa eco il suo collega allo Sviluppo economico, Mino Borraccino – sfidando il freddo e l’umidità, pagando almeno un Euro, conferma la voglia di partecipazione ancora forte nell’elettorato di centrosinistra”. Di tutt’altro tenore il commento del consigliere regionale di maggioranza Gianni Liviano, eletto nel 2015 nelle fila di una delle civiche di Emiliano e da tempo alquanto critico con il governatore. “Auguri ad Emiliano per questa vittoria, – ha concluso Liviano nella sua nota – però”, sperando di sbagliare, si dichiara “non certo che ci sia molto da festeggiare”. Infatti, per Liviano, se il vistoso calo di votanti registrato alle primarie di domenica scorsa dovesse riflettersi nelle stesse proporzioni anche alle elezioni secondarie, allora “gli elettori per il centrosinistra saranno circa 400.000 a fronte di 4.000.000 circa di aventi diritto al voto”. Per cui si domanda il consigliere regionale della provincia di Taranto: “Questi numeri potranno essere sufficienti a far rivincere Emiliano?”, dandosi una conclusiva risposta: “Non si può dire: dipende da quante persone andranno complessivamente a votare, da chi sarà il candidato del centrodestra”.  Un commento negativo al dato di partecipazione al voto delle primarie è giunto anche dal Gruppo regionale di “Fratelli d’Italia”. Ossia dalla forza politica di centrodestra che in Puglia (salvo ripensamenti nazionali) dovrebbe esprimere il nome del candidato presidente che dovrà sfidare Emiliano alle vere elezioni. “Ottantamila pugliesi sono sicuramente un numero di cui tener conto, ultimi strascichi di un elettorato di sinistra che ancora ci crede, sicuramente sono molto meno del 2014 ed è un dato che deve inevitabilmente far riflettere: il popolo pugliese vuole cambiare rotta e l’ha decretato già ieri”- hanno sostenuto i consigliere regionali di Fdi Erio Congedo, Giannicola De Leonardis, Luigi Manca, Renato Perrini, Francesco Ventola ed il loro capogruppo Ignazio Zullo che, continuando, hanno rilevato: “Certo, errare è umano – come Michele Emiliano ha dichiarato ieri giustificando i suoi errori da governatore – ma in questi cinque anni di errori il presidente della Regione Puglia ne ha commessi tanti: Sanità, Agricoltura, Infrastrutture, settori fondamentali per la crescita di un territorio, non possono e non devono avere falle. Emiliano non può chiedere ai pugliesi di legittimare altri cinque anni di errori, per questo il centrodestra dovrà lavorare alla costruzione di un’alternativa di governo valida e che parta proprio da quegli errori per risanare meritocrazia, crescita economica e produttiva, trasparenza”. Insomma, “tutto ciò che in questi anni – per Fdi pugliese – è mancato” e “perché Michele Emiliano era impegnato a gestire la sua scalata al potere, da lui declinato in ogni forma possibile: dalle guerre intestine al suo partito alla consegna dello scettro a diverse personalità che oggi, di fatto, impongono la loro grande mano su settori strategici”. Quindi, secondo il partito locale di Giorgia Meloni, “i pugliesi non vogliano continuare su questa scia”. Infatti, hanno concluso il loro commento alle primarie del centrosinistra i sei esponenti regionali di Fdi: “Siamo convinti che per la Puglia sia giunto il momento di voltare pagina verso un futuro che non può essere interpretato da chi ha reso la Regione fanalino di coda dell’Italia”. Però, come è noto ed ovvio, il giudizio finale vero all’operato di Emiliano, ma anche all’operato dell’opposizione, lo daranno gli elettori pugliesi nelle urne la prossima primavera. E quello – come è noto – sarà inoppugnabile ed avulso da giudizi e pregiudizi.

 

Giuseppe Palella

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