Cultura e Spettacoli

Nessun Mongolia a Brindisi

“Lasciato Londra 2 ottobre 1873 alle 08:45… Giunto a Brindisi  sabato 5 ottobre alle quattro di sera ; imbarcato sul Mongolia sabato alle 5 di sera ; giunto a Suez mercoledì 9 ottobre alle 11 di mattina ; totale sei giorni e mezzo.” Si chiude così la prima pagina del diario di viaggio di Phileas Fogg, l’eccentrico aristocratico inglese protagonista de ‘Il giro del mondo in ottanta giorni’ di Jules Verne. “Il Mongolia, della Peninsular and Oriental Steam Navigation Company, nave ad elica e a falso ponte, che stazzava duemila ottocento tonnellate con la forza nominale di cinquecento cavalli, faceva regolarmente il tratto Brindisi- Bombay attraversando il canale di Suez…” Così il grande romanziere francese. Per quante ricerche fatte, nel registro navale della prestigiosa compagnia di navigazione, non compare nessun piroscafo Mongolia. E’ evidente che quella nave è un’invenzione del romanziere francese. Non è invece un’invenzione di Verne l’esistenza della Valigia delle Indie, il mitico percorso internazionale che trasportava viaggiatori e corrispondenza da Londra a Calcutta via Egitto. Dal 1870 al 1914 il viaggio avveniva in treno da Londra a Dover, da Calais a Brindisi e da Bombay a Calcutta. Dunque Fogg e il fido Passepartout, che già  attraverso il nuovo traforo del Frejus erano entrati in Italia passando poi per Torino, Piacenza, Bologna e Ancona, avevano attraversato tutta la Puglia prima di arrivare a Brindisi dopo 45 ore di viaggio (un’impresa anche oggi). Se Verne avesse fissato la partenza del suoi intrepidi viaggiatori prima del 25 ottobre 1870, Fogg non avrebbe mai vinto la sua scommessa (erano in palio ventimila sterline). Questo perché in origine il percorso ferroviario in terra francese si chiudeva a Marsiglia, dove avveniva l’imbarco per Suez. Ma con l’Unità, il neo nato Regno d’Italia aveva proposto alla Gran Bretagna l’utilizzo del percorso della nostra penisola attraverso l’istituenda linea ferroviaria adriatica, con un guadagno di tempo stimato in oltre ventiquattrore.  Una volta completata la strada ferrata, Brindisi si scavò una nicchia nella storia della Valigia delle Indie. Ma tale gloria fu di breve durata. La linea ferroviaria adriatica si rivelò inadatta all’altissima velocità di quel convoglio, che poteva toccare punte di cento km orari (e difatti nei pressi della stazione di Carovigno si registrò un deragliamento). Il porto di Brindisi, poi, era stato attrezzato alla bisogna solo sommariamente. Poco a poco la P&O cominciò a riportare a Marsiglia i migliori piroscafi lasciando in esercizio a Brindisi solo i battelli più piccoli. Lo scalo pugliese prese così ad assumere sempre meno importanza tanto che gli approdi vennero dimezzati. Però la rivincita di Marsiglia, per così dire, fu effimera. Alla vigilia della Grande Guerra la Valigia delle Indie venne soppressa per ovvie ragioni di sicurezza e mai più ripristinata nel dopoguerra.

 

Italo Interesse

 


Pubblicato il 27 Settembre 2018

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