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Nessuna risposta da Emiliano sui Dpi cinesi, i consiglieri di Fdi si appellano a Loizzo

Dopo aver atteso più di quaranta giorni senza ricevere risposta su alcuni dettagli dell’acquisto dalla Cina dei Dpi (Dispositivi di protezione individuale) né dall’organo politico, né tantomeno da quelli burocratici della Regione Puglia, il gruppo dei sei consiglieri del partito di Giorgia Meloni nell’Aula di via Gentile si è rivolto al presidente dell’Assemblea regionale, Mario Loizzo, per chiedere il rispetto delle “prerogative di rappresentanti eletti dal popolo”, ma anche “dell’istituzione nel suo complesso”, che sia il governatore pugliese, Michele Emiliano, sia i funzionari dei Dipartimenti competenti (Protezione Civile e Sanità) in Puglia hanno disatteso al riguardo nei confronti di alcuni rappresentanti di opposizione. Difatti, i consiglieri Erio Congedo, Giannicola De Leonardis, Luigi Manca, Renato Perrini, Francesco Ventola e Ignazio Zullo, tutti di Fdi, in una lettera inviata a Loizzo hanno ribadito le richieste fatte al Governo regionale sui dpi arrivati tempo fa dalla Cina ed all’arrivo dei quali Emiliano si fece riprendere dai media sotto l’aereo-cargo atterrato all’aeroporto Karol Wojtyla di Bari-Palese. I sei esponenti di Fdi vogliono “risposte ai numerosi interrogativi sollevati da almeno due mesi, senza ottenere alcun riscontro”. Infatti, secondo i consiglieri interroganti, “non può bastare aver appreso (ndr – nella commissione permanente regionale Sanità) che si sono spesi complessivamente 55 milioni di Euro, 28 dei quali già pagati”, perché questi vogliono “vedere le fatture e capire ogni singolo pezzo quanto è stato pagato”. Ma c’è di più!  Vogliono “sapere quanti preventivi sono stati presentati da altre aziende, soprattutto pugliesi”. E ciò, – si legge nella missiva inoltrata al presidente del Consiglio regionale – “alla luce, in particolare, delle numerose sollecitazioni di medici, infermieri, operatori sanitari, farmacisti, Centri operativi comunali e imprese pugliesi che denunciavano l’inadeguatezza di alcuni materiali”, confidando “nel rigore e nella attenzione” di Loizzo. I consiglieri di Fdi ci hanno tenuto ha precisare che non vogliono “dover ricorrere alla magistratura” per aver tali risposte, vale a dire attraverso un apposito ricorso giudiziale al Tar (Tribunale regionale amministrativo),  perché – a loro dire – sarebbe “una sconfitta dell’intero
Consiglio regionale, delegittimato e svuotato da ogni considerazione da parte di un esecutivo i cui poteri non sono illimitati e – concludono – con la minoranza che in un sistema democratico deve poter liberamente esercitare il suo ruolo di verifica e controllo”. Ma – per la cronaca – riepiloghiamo la vicenda che ha ultimamente ha costretto i sei esponenti di opposizione a rivolgersi al presidente dell’Assemblea pugliese per tentare di ottenere ciò che invece gli spetterebbe sapere di diritto, in base all’art. 39 dello Statuto della Regione Puglia, essendo essi parte, sia pur di minoranza, dell’istituzione regionale. Lo scorso 11 Aprile il gruppo dei consiglieri di Fdi ha presentato richiesta ufficiale di accesso agli atti ed un’apposita interrogazione sulle 50 tonnellate di dpi pervenute alla Regione Puglia dalla Cina, per fronteggiare l’emergenza sanitaria in corso. Le finalità dell’accesso agli atti e dell’interrogazione erano – come specificato dagli stessi interroganti – quelle  di conoscere che tipo di Dpi e materiale sanitario sono stati importati dalla Cina. Quanto sono costati e se fosse materiale certificato. Domande, queste, che dopo la recente audizione  in commissione del responsabile della Protezione civile della Puglia, Lerario,  sono diventate ancora più insistenti per loro, avendo appreso che detto materiale ha avuto un costo che si aggira intorno ai 55 milioni di euro complessivi. Pertanto, non avendo avuto finora  esaurienti risposte (anzi su alcune domande non ne hanno avuto affatto!) né dal governo regionale, né dagli Uffici competenti, hanno pensato bene ora di appellarsi  al vertice dell’Assemblea regionale, per tentare di sbloccare un inspiegabile “silenzio” che non fa certo onore a chi, o da amministratore o da funzionario pubblico, ha il dovere di rispondere compiutamente, se non altro per garantire serietà e trasparenza all’Ente pubblico che gli paga indennità o stipendio. Infatti, gli stessi consiglieri di opposizione in una precedente nota sul tema ci avevano tenuto a precisare che “l’accesso agli atti e l’interrogazione non erano e non sono provocazioni politiche, ma nascevano anche dalla raccolta di sollecitazioni di medici, infermieri, operatori sanitari, farmacisti, Centri operativi comunali e imprese pugliesi che denunciavano l’inadeguatezza di alcuni materiali”. Per tali motivi – avevano sottolineato i consiglieri di Fdi –   già da oltre un mese avevano provato a chiede al governatore Emiliano se l’acquisto di tale materiale “è avvenuto per intermediazione di aziende specializzate o direttamente da aziende cinesi e chi ha valutato l’idoneità della merce acquistata rispetto alla necessità di protezione dal rischio biologico ed in particolare da Sars-Covid 19?” Ma le domande poste riguardano anche “chi ha valutato l’idoneità delle attrezzature e dei materiali acquistati rispetto alle finalità diagnostiche e terapeutiche che l’assistenza ai pazienti Covid richiede?”. Interrogativo, quest’ultimo, che scaturisce dal “perché il materiale acquistato è sprovvisto di marchio Fda-Ce”. Come pure la domanda se  la Regione Puglia si era confrontata con la Protezione civile Nazionale per comprendere se quel materiale acquistato dalla Cina non fosse già stato scartato da valutazioni tecniche con giudizio di inidoneità da parte della stessa Protezione Civile nazionale. Tutte domande, queste, che sicuramente meriterebbero risposte non soltanto perché a chiederle sono alcuni consiglieri regionali di opposizione. Ma con il presidente Emiliano, per avere un rapido riscontro, sarebbe stato forse meglio se a rivolgergli tali domande fosse stata Barbara D’Urso, in una delle diverse puntate televisive in cui ultimamente ha partecipato il governatore pugliese.

 

 

Giuseppe Palella

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