Niente case nello ‘scheletro’ di San Girolamo, solo promesse, ritardi e pericoli
Interrotti i lavori 7 anni fa, ogni tanto si parla di tavoli e gare, ma i costi lievitano e nulla si muove

Sono trascorsi anni e anni da quando ogni tanto si torna a parlare di conferenze di servizio, appalti e interventi di somma urgenza – dopo la risoluzione dei relativi contratti – e poi ancora nuova gara per le case popolari alla periferia/nord di Bari con l’ennesima concertazione tra l’ex Iacp (oggi Arca/Puglia) stazione appaltante, prefettura ed enti pubblici interessati alla costruzione dei 106 alloggi popolari a San Girolamo. Un <<megacantiere>> fermo precisamente da luglio 2018 in mezzo a fallimenti e commissariamenti a catena. E dopo un altro paio d’anni di promesse fatte e rimangiate, ecco a giugno 2020 l’assessore regionale alle Politiche Abitative (ed ex vicesindaco barese) Alfonsino Pisicchio sedersi al tavolo prefettizio con l’amministratore unico di Arca/Puglia Zichella per rifare il punto sulle palazzine popolari già allora nel dimenticatoio. <<…non possiamo assolutamente permettere che questa situazione di degrado continui senza soluzione. E siamo convinti che il costante dialogo con la Prefettura sia funzionale in tal senso>>, rassicurava Pisicchio, tra una conferenza di servizio e l’altra. Eggià, il tempo è trascorso, lasciando in piedi uno <<scheletro>> di ferro e cemento, coi legittimi assegnatari stanchi di aspettare che ogni giorno capiti il peggio e sfracelli al suolo improvvisamente qualche altro palo della luce -…per fortuna senza conseguenze per le persone – o qualche muro interno, causa un cantiere fermo da troppo…davvero troppo tempo. Insomma, ancora niente gru, niente betoniere e operai, spariti da quella torrida estate quando l’impresa aggiudicataria si scordò perfino di prelevare il cartello che riportava le date della vergogna: inizio lavori – 12 luglio 2016 e termine il 21 novembre 2017 per alloggi popolari mai visti a Bari, lungomare “IX Maggio”-Fesca/San Girolamo. Un cantiere-fantasma dove s’aggirano ancora -…e sempre – polvere, speranze e topi, nell’attesa della consegna di lavori che però, considerata la lievitazione prezzi del prezioso materiale edile, potrebbero non riprendere mai più, come dicono e pensano i pessimisti. Eppure sindaci, presidenti e amministratori continuano a straparlare -come detto – di interventi per risolvere le criticità individuando finanche altre risorse per un’apposita gara, dopo che l’ex Iacp di via Crispi ha rescisso il contratto in danno dell’impresa/aggiudicataria per gravi inadempienze. <<I tempi tecnici impongono, nelle more dell’espletamento dell’iter, la necessità di dare subito una risposta agli inquilini provvedendo a opere di risanamento sull’attuale patrimonio immobiliare>>, prometteva qualche altro burocrate che non vale manco la pena nominare nelle solite stantie dichiarazioni d’intenti dai palazzi che manovrano bandi, gare e appalti milionari. In questo caso un appalto di edilizia popolare da 106 alloggi, valore iniziale 12 milioni di euro con un cantiere-scheletro di cemento – invaso da topi e rifiuti – che continua a non promettere nulla di buono, per chi ancora crede nel rilancio dell’edilizia popolare a Bari. E se per quelle case rimaste a metà, secondo calcoli risalenti al 2022, potevano essere necessari altri 3/4 milioni con l’aumento dei prezzi, dopo che la Regione Puglia ha approvato l’ultimo prezzario dei materiali d’appalto, ora bisognerà rivedere e ritoccare, o mandare all’aria tutto. Auguri.
Francesco De Martino
Pubblicato il 31 Dicembre 2025



