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Niente oblio per i pastorelli murgiani

Ha destato scalpore il caso di quel ventenne gambiano schiavizzato come pastore nelle campagne del brindisino: 1,50 euro l’ora, quattordici ore di lavoro, nessuna assunzione, un postaccio per dormire… Non è questo il primo caso di schiavi-pastori venuti all’altra parte del Mediterraneo. Soprattutto non è questo il primo caso in Puglia di gente premuta come limoni per accudire pecore. Dov’erano i benpensanti di casa nostra quando ancora nei primi anni settanta la tratta dei pastorelli (italiani) era la regola tra Altamura e Minervino? Provenienti dalle famiglie più povere, questi infelici, analfabeti e che non arrivavano alla pubertà, venivano assoldati a condizioni inumane da terrieri spietati (e padre e madre del giovanissimo servo ringraziavano il ‘Don’ di turno…). La tratta dei pantaloni corti aveva luogo in piazza, solitamente in agosto. Durata del contratto (si fa per dire) : dodici mesi.  Alla famiglia del pastorello andava una modesta partita di derrate alimentari. Mentre al pastorello (che a questo punto diventava a casa una bocca in meno da sfamare) solo lavoro stremante, stenti, soprusi e quel tanto da mangiare che bastava per arrivare alla fatica del giorno dopo. Inizialmente affidati ad un pastore più grande per apprendere l’arte (tutt’altro che facile) del gestire pecore e cani da guardia, mungere e ricavare i derivati del latte, i pastorelli murgiani dovevano dimentica casa e scuola, abituarsi alle privazioni e alle asprezze di una vita condotta sempre all’addiaccio. Non doveva essere uno scherzo avere per unici compagni tutto il giorno pecore e cani, vivere in condizioni ambientali pressoché estreme. La Murgia di ieri era ancora più cruda. Oggi farebbe la gioia di un poeta o di un ambientalista. Ieri era il tormento di un lavoratore piccolo piccolo, senza trastulli, dannato a consumare in solitudine giorni sempre uguali : neve, pioggia, solleone, vento, grandine… e muggiti, abbaiare, il suono del vento. E al rientro a sera in masseria la ‘consolazione’ di una frisa con un filo d’olio e di un pagliericcio per chiudere gli occhi. I pastorelli murgiani dovevano dimenticare anche cos’era la domenica (ma se il padrone aveva il cuore d’oro potevano recarsi alla festa patronale : ovvero, una serata di libertà su 366 giorni di lavoro). Dov’erano i sindacati, dove l’Ispettorato del Lavoro, le forze dell’ordine, l’opinione pubblica, i mezzi d’informazione? Da qualche parte erano, impegnati (anche) a dimenticare miserie di questo tipo, funzionali alla ricchezza di pochi e a quella dell’indotto, come diremmo oggi. Poi, qualcuno di questi giovanissimi sventurati cominciò a ribellarsi. Non furono, le loro, denunce affidate al taccuino di un cronista o al microfono di un intervistatore. Semplicemente, qualcuno si appese ad una trave, morendo nello stesso silenzio in cui viveva. Solo allora gli ipocriti aprirono gli occhi e slegarono una lingua tardivamente pungente. E la piaga si richiuse. Ma, poveri imprenditori, come coprire il vuoto lasciato da unità di produzione così a buon mercato? Dice il proverbio: tutto arriva per chi sa aspettare… Un po’ di pazienza ed ecco gli extracomunitari… Ah, gli Antichi. Non erano ancora loro a dire che ciò che si caccia dalla porta tende sempre a rientrare dalla finestra?

Italo Interesse

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