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Niente stabilizzazione: protestano i lavoratori dell’Autorità di Bacino

Sono daccapo in fermento i i dipendenti dell’Autorità di bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale che ieri hanno manifestato per l’intera mattinata dinanzi alla Prefettura di Bari. L’Autorità di bacino del Distretto dell’Appennino meridionale, difatti, non ha ancora ricevuto i fondi per stabilizzare il personale precario già in possesso dei requisiti richiesti dalla legge Madia per la stabilizzazione. E dire che stiamo parlando di uno dei Distretti idrografici italiani più complessi e estesi del territorio italiano, bagnato da ben tre mari, e cioè il Mar Tirreno, Ionio e Adriatico e nel quale ricadono, con porzioni di territorio diversificate, ben sette Regioni. E cioè, tanto per essere ancora più precisi e comprendere il peso dell’ente in attesa di provvedimenti previsti per legge, Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Lazio, Molise e Abruzzo. Insomma, una delle più importanti Autorità di bacino distrettuali italiane: l’Autorità del Distretto dell’Appennino meridionale. Paolo Camardella, Emanuele Sillato, Patrizia Tomaselli e Carmela Ciamillo della Funzione Pubblica Cgil con Carlo Tortora e Diego Lamberti (Cisl/Fp) e Carlo Iavarone (Uil/Pa) hanno indetto il sit/in di ieri e adesso aspettano che la vertenza prenda la giusta piega. Essi difatti conoscono a fondo l’importanza delle nuove Autorità di bacino distrettuali, istituite nel 2018, rappresentan gli enti pubblici deputati alla gestione di due temi ambientali cardine per il benessere sociale: sicurezza dei cittadini e sviluppo economico; l’acqua e la difesa del territorio dal rischio idrogeologico E lo fanno nel quadro d’insieme che vede operare l’intera filiera che va dalle decisioni della Comunità europea, alle leggi e agli enti nazionali, fino alle leggi regionali e ai gestori del Sistema Idrico Integrato: l’acqua, bene primario e insostituibile, si può gestire correttamente solo così, considerato anche un contesto ambientale (la grave siccità di quest’anno è lì a testimoniarlo) oggi fortemente connotato dall’urgenza di efficaci azioni di contrasto e di adattamento ai cambiamenti climatici in atto. Ed è anche bene sapere che l’Autorità dell’Appennino Meridionale conta diciassette lavoratori precari altamente specializzati, già in servizio presso l’Autorità da anni, per la realizzazione della missione istituzionale dell’Ente. Eppure lo Stato non ha ancora posto in bilancio le risorse economiche necessarie alla loro stabilizzazione, con la conseguenza che se da un lato i lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro, l’Autorità potrebbe trovarsi improvvisamente sguarnita di forza lavoro determinante. Problemi da risolvere senza indugio, in un contesto più generale che vede le dotazioni organiche definite nel 2018 dai DPCM attuativi per tutte le nuove Autorità distrettuali ancora ben lontane dall’essere riempite, in molti casi ancora ferme al 50% circa delle dotazioni organiche provvisorie richiamate: in questo quadro la stabilizzazione dei lavoratori già operanti diventa una priorità assoluta. Cgil, Cisl e Uil, considerata l’urgenza di mantenere la continuità e potenziare le azioni di questi enti pubblici così importanti, e con un organico relativamente scarso (circa ottocento dipendenti in tutta Italia), hanno chiesto al Governo le risorse economiche necessarie alla stabilizzazione del personale precario e al riempimento delle dotazioni organiche individuate dai decreti attuativi della Presidenza del Consiglio nel 2018. Il sit-in dei dipendenti dell’Autorità di bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, oltre la Città di Bari, ha interessato anche la Prefettura di Caserta. Ora si attendono gli sviluppi d’una vertenza giunta allo snodo cruciale.

Antonio De Luigi

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