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Noi credevamo, Barletta nel turbine del Risorgimento

“Il Risorgimento, parola strettamente imparentata con quella del significato religioso di resurrezione, rappresenta uno dei momenti più alti della storia della penisola italiana. Il Sud, la Puglia, Barletta hanno partecipato a questo processo storico attivamente con uomini e idealità che lottarono per gli ideali di libertà e unità. L’Italia, allora, con alto prezzo di vite umane riuscì veramente in una grande impresa, stupendo il mondo intero”. Così il curatore della mostra, Prof. Antonio Massimo Diviccaro, docente di storia dell’Arte, descrive le motivazioni che hanno ispirato l’esposizione di cimeli, stampe e manoscritti dell’epoca riportate all’attenzione pubblica grazie a donazioni e collezioni della storia del Risorgimento, nel Museo e nella Biblioteca di Barletta. “La mostra si rivolge ai cittadini di oggi e alle nuove generazioni senza enfasi retorica e con rigore storiografico – si legge nel manifesto di presentazione – una ricerca animata dalla convinzione che il Risorgimento sia stato uno dei momenti più alti della storia italiana; che a quel processo il Sud, la Puglia, Barletta abbiano partecipato attivamente con uomini e idealità; che l’Italia, allora, con alto prezzo di vite umane, riuscì in un’impresa che stupì il mondo. Il Mezzogiorno ne fu pienamente partecipe e i Mille di Garibaldi, innescando la rivoluzione nazionale, trovarono il Sud pronto all’unificazione”. L’esposizione ha riportato all’attenzione pubblica le testimonianze dell’epoca risorgimentale, conservate nel Museo civico e nella biblioteca Comunale “S. Loffredo” di Barletta. Testimonianze pervenute, in gran parte, grazie alle donazioni di Gabbiani, Cafiero e Vista. I tre fondi principali testimoniano il coinvolgimento personale dei collezionisti e dei donatori negli eventi che portarono all’Unità italiana attraverso il Risorgimento: Pietro Antonio Cafiero (1836 – 1911) fu pienamente coinvolto nella svolta unitaria di Barletta nel 1860 organizzando il Plebiscito e la festa dell’11 novembre per l’insediamento simbolico di Vittorio Emanuele II a sovrano dell’Italia Unita; Giovanbattista Gabbiani(1817 – 1890), collezionista di “Cose patriottiche che venivano fuori dai suoi sentimenti  di quel tempo”, realizzò un “Ultimo ritratto di Garibaldi”, premiato con Medaglia d’Oro all’Esposizione Internazionale di Madrid del 1907; Francesco Saverio Vista (1834 – 1919), storico della Città, nella sua opera “Cronaca barlettana dal 30 giugno 1860 al luglio 1862” svelò il suo pieno coinvolgimento nella vita politica e amministrativa barlettana, facendosi promotore e animatore delle prime formazioni politiche liberali post unitarie. Cimeli e documenti, databili tra il 1848 e gli anni ’60 dell’Ottocento, che raccontano i protagonisti e gli eventi che portarono all’Unità, tracciandone un quadro sfaccettato e ricco di stimoli. Tra gli oggetti più interessanti spiccano: il gilet con l’effige di Pio IX indossato da Giovanbattista Gabbiani nelle giornate del ’48; la camicia rossa e il berretto del garibaldino barlettano Angelo Raffaele Lacerenza,  la bandiera del IX Reggimento Corpo Volontari Italiani inquadrata a Barletta nel 1866 e comandato da Menotti Garibaldi; ma anche documenti, manoscritti, stampe e proclami che rimembrano il fervore politico e sociale dell’epoca. Testimonianze che marcano con evidenza la piena partecipazione della Città di Barletta e di alcuni suoi cittadini alla storia nazionale. Se nel Centocinquantenario, si lamentava la mancanza di studi che approfondissero le congiunture urbane e che spiegassero il contesto in cui si svolse il processo unitario, questa mostra costituisce un importante tassello della ricerca in tale direzione. La mostra è visitabile tutti i giorni, lunedì escluso, dalle ore 10.00 alle ore 20.00. Le biglietterie chiudono alle ore 19.15.

Maria Giovanna Depalma

 

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