Cronaca

“Non armi ma pane per ripudiare la guerra”

La città dell'impegno. Prosegue la raccolta firme per la petizione rivolta al Parlamento contro il riarmo

Si spende davvero troppo per costruire ed esportare armi in Italia e contro un governo che dimentica di ripudiare la guerra -come insegna la nostra bella Costituzione – da fine maggio è stata avviata anche a Bari una raccolta firme per la petizione “Non armi ma pane per un’Italia che ripudia la guerra”, promossa dal Comitato locale <<Art.11– L’Italia ripudia la guerra>>. Una petizione rivolta ai parlamentari per richiamare, appunto, l’attenzione sull’articolo 11 della Carta Costituzionale che -come detto – sancisce il ripudio della guerra al fine di sensibilizzare i cittadini su riarmo e militarizzazione sfrenati attraverso banchetti e gazebo informativi per tre giorni alla settimana nei luoghi di maggior passeggio di Bari (da via Sparano a Parco 2 Giugno e fino a piazza del Ferrarese).

Al centro della mobilitazione barese -detto in poche parole – ci sono rifiuto dell’aumento degli investimenti militari e richiesta di destinare risorse ai bisogni sociali, ma anche la volontà di costruire un percorso di partecipazione civile attorno ai temi di pace e cooperazione internazionale. La petizione chiede in particolare al Parlamento che l’Italia receda dall’impegno assunto con Stati Uniti e Nato di portare la spesa militare al 5% del Prodotto interno lordo entro il 2035 per il Riarmo e che non aderisca al piano europeo “Rearm Europe/Readiness 2030” da 800 miliardi.

I numeri fanno spavento, specie dopo che una settimana fa è stato presentato alla Camera l’Annuario dell’Osservatorio sulle spese militari in Italia, documento che toglie un po’ di opacità alla trasparenza dei dati: ogni anno a consuntivo si spende sistematicamente di più di quanto il Parlamento vota nella Legge di Bilancio. Dal 2010 al 2026, si ottiene un totale di spesa militare sugli ultimi 17 bilanci che supera i 429 miliardi correnti. <<L’aumento della spesa militare passa quasi interamente dall’acquisto di armi a vantaggio dell’industria di armi, portando il Paese sempre più vero un’economia di guerra.

Ma, quel ch’è peggio, cifre enormi sottratte a sanità, scuola, servizi sociali e difesa d’ambiente e clima, proprio mentre la storia più recente dimostra che la corsa al riarmo non ha mai impedito guerre e violenze, provocando povertà crescenti e disuguaglianze>>, spiega l’ex consigliere comunale Matteo Magnisi, attivista barese del Comitato.

Ma torniamo alla petizione barese, della quale sono state già depositate le prime firme in Commissione Parlamentare affinché venga discussa e portata all’odg. dei lavori parlamentari, chiedendo d’interrompere immediatamente ogni sostegno economico e militare all’Ucraina e, soprattutto, smettendo di alimentare un conflitto entrato nel quinto anno con distruzioni e ingenti perdite umane, ma anche riavviare trattative concrete di ‘Pace’, a partire da una rigorosa neutralità dell’Italia affinché il nostro Paese si ponga come pinte di cooperazione tra i popoli, in conformità con l’Arrt.11 della Costituzione.

<<Il nostro Comitato ai tavoli sottolinea sempre la necessità di costruire un fronte ampio, plurale e partecipato, capace di coinvolgere cittadini, associazioni e realtà sociali contro guerre e spese militari, con l’obiettivo di orientare diversamente le politiche pubbliche, in favore dello sviluppo sociale, dei diritti e tutela delle condizioni di vita delle persone>>, rimarca Magnisi. All’attività fisica di raccolta delle firme attraverso i banchetti e i gazebo il Comitato Art.11 ha aggiunto la possibilità della firma ‘on line’ .

Francesco De Martino


Pubblicato il 31 Luglio 2026

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