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Non c’è pace in Aqp: sindacati di base in prima linea

Grandi movimenti ai vertici dell’Acquedotto Pugliese, ma anche alla base del più grande distributore d’acqua e non solo d’Europa, dove si susseguono i ‘travasi’ tra sindacati. Se ai piani alti di via Cognetti di discute di rimodulazione e riorganizzazione dell’ufficio legale, verifica del contenzioso e revisione dei poteri dell’amministratore delegato De Sanctis, col quale sarebbe in atto un vero e proprio regolamento di conti, a fine 2018 molti iscritti hanno lasciato la CGIL e hanno aderito all’Unione Sindacale di Base. Per quale motivo? In effetti da circa quattro anni la Filctem Cgil in Aqp ha escluso la base, intrattenendo rapporti diretti con l’Azienda escludendo del tutto le RSU e i lavoratori. Ovviamente a questo seguivano e seguono ancora degli incontri sindacali in cui si ratificano decisioni già prese: basta leggere i verbali e gli accordi sottoscritti per capire di cosa stiamo parlando. Uno dei principali temi oggetto di scontro è stata la scadenza della concessione. La Filctem CGIL nazionale e regionale sono state da sempre piuttosto ambigue, come hanno riconosciuto diversi lavoratori della base, in tema di “acqua pubblica” che, con altre sigle sindacali, non hanno lasciato spazio a una discussione aperta con gli stessi lavoratori. Infatti sembra sia stata preferita la subalternità alla politica; basti pensare che sono stati capaci di indire uno sciopero contro la legge Daga (legge per la ripubblicizzazione degli acquedotti) senza aprire alcun dibattito con i lavoratori. I sindacati di base, invece, fin dal referendum hanno sostenuto la necessità d’una gestione dell’acqua da parte di un soggetto di diritto pubblico. Un ente o azienda che, in quest’ultimo caso, reinvesta gli utili nel miglioramento continuo del servizio, assolutamente contrari allo “spacchettamento” dell’Acquedotto Pugliese e all’ ingresso di società private interessate ai dividendi, non di certo alla qualità della nostra acqua e alla salvaguardia del nostro ambiente. E così da subito circa sessanta lavoratori hanno lasciato i sindacati tradizionali –in primis la Cgil – e altri ancora nelle settimane successive hanno lasciato la Filctem con i “compagni” storici dell’AQP per confluire in Unione Sindacale di Base. Tra di loro ci sono lavoratori che hanno militato nella CGIL per più di trent’anni come RSU, delegati e membri dei direttivi; c’è anche una ex segretaria provinciale della Filctem CGIL di Bari. Ora in Aqp s’è formato un Coordinamento Provvisorio: RSU e delegati provenienti da altre sigle sindacali, alcuni già militanti nell’Usb e altri che non hanno mai fatto sindacato nè in azienda e nemmeno fuori. Ci sono altri dipendenti in fermento, mentre Usb ha raggiunto una sessantina di iscritti in brevissimo tempo, ed è in crescita. Tuttavia l’assemblea in Acquedotto però gli è stata negata, come riportato dal nostro giornale nei giorni scorsi. Difficilmente l’AQP riconoscerà l’Unione Sindacale di Base a cuor leggero, le spinte esterne contrarie sono forti. E’ una guerra di nervi, di prassi consolidate e di norme carenti e confuse dal punto di vista del diritto sindacale. Molti dipendenti hanno scelto l’Usb perché, appunto, è un sindacato di base, organizzazione struttura in maniera orizzontale, senza “segretari” e strutture sindacali/apparati che possano porre veti sull’azione sindacale dei lavoratori. Pensate: la partecipazione di un lavoratore ad una audizione di una commissione parlamentare non era mai accaduta prima, sicuramente per l’Aqp è stata la prima volta, a dicembre scorso. E adesso Usb è decisa a fare sul serio: nei primi incontri con l’Azienda sono stati sollevati già una serie di temi che riteniamo urgenti per la stabilità dell’Azienda, come ad esempio formazione continua e una migliore organizzazione dei lavoratori che si occupano di appalti (oggetto di particolare attenzione da parte di enti di controllo esterni e della stessa stampa negli ultimi mesi), ma anche la carenza di personale sugli impianti di potabilizzazione e sui grandi impianti elevatori idrici e più trasparenza e procedure certe nei processi di selezione interna ed esterna del personale. Un altro tema è la conciliazione vita/lavoro, che nonostante i proclami fatti all’iniziativa svoltasi al teatro Petruzzelli, in AQP è molto carente. A proposito di questo l’Usb ha risposto all’appello del Movimento “Non una di meno” e ha proclamato lo sciopero generale per il giorno 8 marzo. Poi c’è la revisione del contratto, basti pensare alla reperibilità e ai turni, e l’iter della legge Daga sulla ripubblicizzazione degli acquedotti, che a quanto pare è già oggetto di contrasto nella attuale maggioranza di governo.

 

Francesco De Martino


Pubblicato il 1 Marzo 2019

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