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Non c’è pace in Regione per una riforma elettorale di “comodo” in vista del voto

Non c’è pace nella maggioranza di centrosinistra che governa la Regione Puglia in ordine ad una paventata e possibile mini-riforma della legge elettorale regionale di febbraio del 2015 e con cui è stato eletta l’Assemblea pugliese in scadenza di mandato la prossima primavera. Infatti, il vertice di maggioranza svoltosi martedì mattina nel nuovo Palazzo regionale di via Gentile,  con la presenza di tutti i consiglieri della coalizione che sostiene Michele Emiliano a governatore, per discutere come procedere, si è concluso con un nulla di fatto.  Due le questioni portate sul  tavolo dell’incontro: la doppia preferenza di genere, per garantire equa rappresentanza in Consiglio regionale tra donne e uomini; e la “sospensione” dalla carica di consigliere regionale per chi viene nominato assessore in Giunta, con subentro del primo dei non eletti. Entrambi questi “nodi” hanno diviso il centrosinistra pugliese. Infatti, secondo quanto riferisce un esponente presente all’incontro, la riunione è stata “tesa” e “complessa”, con punte di controversia che difficilmente potrebbero essere appianate. In particolare, sulla sospensione dalla carica dei consiglieri chiamati a far parte dell’esecutivo – proposta che porta la firma dell’assessore Alfonso Pisicchio, che ma è sostenuta anche dal suo collega Francesco Stea e dal consigliere Ernesto Abaterusso – non c’è stata convergenza, perché c’è chi ritiene che si debba prima procedere con l’introduzione della doppia preferenza di genere e chi invece propende soltanto per l’introduzione della sospensione dei consiglieri nominati assessori. Però, come si ricorderà, il governatore Michele Emiliano, nei giorni scorsi è stato chiaro sull’argomento: “La proposta di sospendere dalla carica di consigliere chi viene nominato assessore non è prevista nel nostro programma di governo”. Quindi, tale modifica, per il governatore uscente, è da escludere, almeno in questa Legislatura, salvo a volerla inserire nel programma di governo del prossimo quinquennio. Posizione, questa, condivisa nella riunione di ieri (ndr, mercoledì) dal consigliere Michele Mazzarano del Pd, che in proposito ha affermato: “Non si può mettere mano al sistema delle regole istituzionali che sorreggono l’attività del Consiglio regionale pugliese, se non si introduce la doppia preferenza di genere”. “Questo – ha sottolineato Mazzarano al termine del vertice – è il momento della responsabilità verso la comunità pugliese e non della solerzia verso le ambizioni dei singoli e le quadrature per comporre le liste”, ricordando in fine che alla Puglia manca una norma di civiltà che consenta alle donne di partecipare con maggiori chance alla sfida della rappresentanza in Consiglio regionale. Come del resto accade in altre regioni e nei comuni”. Infatti, ha concluso Mazzarano, facendo autocritica: “Abbiamo sbagliato a non approvare la modifica della legge elettorale sulla doppia preferenza nei primi anni della Legislatura”, perché “siamo stati troppo timidi verso i rischi insiti nel voto segreto. Ma ora, a questo punto della Legislatura, se si intende introdurre delle modifiche bisogna partire dalla doppia preferenza di genere per pretendere che le donne diventino protagoniste della prossima campagna elettorale, uscendo dalla logica delle quote in cui sinora sono state relegate”. Non a caso, alcune associazioni pugliesi e la Commissione Pari opportunità della Regione Puglia hanno già minacciato di ricorrere al Tar nel caso si mettesse mano alla legge elettorale e non  dovesse essere inserita nella nuova legge elettorale regionale la doppia preferenza di genere. Impegno, quest’ultimo, che il governatore Emiliano – come ha ricordato qualcuno – aveva dichiarato già nel 2015, alla vigilia delle precedenti regionali, di voler onorare qualora fosse stato eletto, come difatti poi è stato. Però, finora, la legge elettorale regionale in vigore dal febbraio del 2015 non è stata aggiornata con la preferenza di genere, come promesso da Emiliano nel 2015. Sta di fatto, però, che la riforma della legge elettorale non può essere una prerogativa esclusiva della maggioranza contingente che governa la Regione, ma è una di quelle “regole” che deve essere affrontata e condivisa da tutto il consesso assembleare regionale. E, quindi, vale a dire anche dalle forze di opposizioni attualmente presenti nel consiglio regionale pugliese. Ossia quella di centrodestra e quella pentastellata. E sul punto già la scorsa settimana – come è noto – si sono registrate le prime polemiche e levate di scudi, almeno da parte dell’opposizione di centrodestra. Insomma, sembrerebbe di capire che non soltanto da parte del governatore uscente e dell’opposizione di centrodestra, ma anche da alcune frange interne alla maggioranza stessa di centrosinistra, la paventata mini-riforma della legge elettorale in vigore giunge fuori tempo massimo. Quindi, il ragionamento di buona parte dell’Assemblea pugliese sarebbe: “Forse è meglio non toccare nulla sulla questione per la prossima tornata, piuttosto che sollevare polveroni che in questo momento pre-elettorale potrebbero rivelarsi addirittura dannosi per chi apre il fronte”. Un “fronte” dormiente dall’inizio di Legislatura e che solo ora, per evidenti calcoli personali di bassa cucina politica, si vorrebbe forse svegliare a poche settimane dalla scadenza di mandato. Sicuramente troppo tardi per non accorgersi delle “furbate” di casta che sottendono all’iniziativa.

 

 

Giuseppe Palella

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