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“Non esiste una politica cristiana, ma una maniera cristiana di fare politica”

In un recente comunicato stampa, Unione Cristiana nella persona del suo fondatore e presidente Domenico Scilipoti ha lamentato in questa campagna elettorale l’inesistenza del richiamo ai valori cristiani. Lo stesso ha detto su formazione Cattolica il sen. Lucio Malan. Giriamo la domanda a Monsignor Luigi Mansi, vescovo di Andria.

Eccellenza, corretto questo richiamo?

“Lo trovo fondato, anche se ormai i temi della politica non sempre coincidono con quelli della fede, anzi spesso sono sganciati da essa. E, visto che assistiamo ad una progressiva caduta del valore della fede, spesso ridotta a fatto privato e non comunitario, la circostanza che non si discuta in campagna elettorale di temi cristiani è persino scontata, purtroppo. Comunque trovo questo invito corretto e direi persino coraggioso in un momento di secolarizzazione e di laicismo spinti”.

Possibile parlare di una politica cristiana?

“No. Non esiste una politica cristiana, ma una maniera cristiana di fare politica. In poche parole non basta definirsi seguaci di Cristo, ma occorre esserlo nel concreto e nelle scelte, coraggiosamente, sapendo dire dei no. Il politico cristiano anche dentro al Palazzo deve essere coerente con i valori che dice di sposare. Questa è la via cristiana di fare politica”.

Quali sono i valori cristiani nella politica?

“La difesa della sacralità della vita, la tutela del creato, l’etica privata e pubblica, il bene comune”.

Finanza e politica, qual è il rapporto corretto?

“La finanza deve necessariamente essere al servizio del bene comune. Dico di più. Non è la finanza che detta l’ agenda della politica, ma è la politica che deve dettare questa agenda alla finanza della quale bisogna fare corretto uso”.

Le piace questa campagna elettorale?

“Non mi piace affatto, di basso e pessimo profilo, con un continuo squalificarsi personale al posto di parlare di temi reali, quelli che interessano alla gente. Tutto questo a mio avviso contribuisce all’ allontanamento della gente dalla politica stessa e crea il fenomeno dell’astensione”.

Potevamo permetterci delle elezioni?

“A mio parere andare alla urne è stato da irresponsabili. Mancava poco alla fine della legislatura, bisognava farla finire. Draghi stava guidando bene il Paese e stava completando le riforme con perizia. A mio avviso è stato un azzardo che non ci possiamo permettere”.

Bruno Volpe

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