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“Non piangere, sii uomo”

Il rarissimo francobollo qui in immagine, frutto di un’iniziativa del Comitato Vittime Politiche e costituitosi nel dopoguerra, ritrae una delle tante vittime della strage di via Niccolò dell’Arca del 28 aprile 1943. Quell’adolescente, che all’epoca dei fatti aveva sedici anni, si chiamava Graziano Fiore ed era figlio di Tommaso, intellettuale dissidente in quel momento carcerato per antifascismo (con altri manifestanti quel giorno Graziano stava sfilando per la città chiedendo la scarcerazione dei detenuti politici e l’uscita dell’Italia dalla guerra ; nei pressi della sede del Partito Nazionale Fascista e a seguito di dinamiche mai chiarite un reparto di soldati sparò ad altezza d’uomo). Per Tommaso Fiore fu un colpo tremendo. Era molto legato a quel ragazzo: Con lui era stato incarcerato il 7 aprile dell’anno prima. Durante i primi giorni di prigionia gli dedicò alcuni versi. E’ poco noto che Tommaso Fiore ebbe una breve, per quanto senza pretese, produzione poetica che si limitò a nove liriche, tutte composte durante la detenzione, e che l’Editrice La Vallisa pubblicò in esclusiva nel 1980 con interventi di Bellino, Bizzarro, Giancane ed altri. I versi qui riportati sono tratti da ‘A mio figlio Graziano’ : “Bravo Graziano! Mi diventi uomo / a quindici anni! E chi l’avrebbe detto! / Venti giorni?! Ma, caro hai un nuovo aspetto! /In venti giorni ti sei fatto uomo. / Prima, ne hai dati al babbo dispiaceri! / Cionco eri, molliccio, quasi attrappita / per crampi avesti l’anima..”. Il 19 luglio, a scarcerazione di Graziano avvenuta, il padre così rispondeva ad una sua missiva : “ Amatissimo Figlio (sic), grazie di cuore della tua… Non piangere, sii uomo: anzi, se l’anno scorso diventasti uomo, quest’anno devi far da padre di famiglia, sostituire, se è necessario, me ed Enzo. Hai capito? Devi centuplicarti, studiare, far studiate le sorelle, sostenere soprattutto tua madre, consigliarla come puoi, aiutarla in tutto, nelle spese come in ogni faccenda più seria, muoverti, esser serio e riservato… Ci rivedremo al colloquio, appena lo concederanno… pensa a te e a tua madre. Siate forti; se non siete forti voi, io stesso mi abbatto…”. In risposta Graziano maturò queste parole che, stante la censura, non potette indirizzare al padre e che perciò rimasero su una delle ultime pagine del suo diario : “L’ora della riscossa si avvicina… L’aria di lontano porta un suono di guerra. Combatteremo, e sarà la fine di questi giorni amari, e la fine di chi ce li procurò. Ed è una lotta in silenzio, lontano dagli agglomerati di spie, che spesso con gran maestria s’infiltrano tra noi… Quanti malfattori, quanti omicidi imploreranno il perdono! Giustizia sia fatta su questi uomini. Non si guardi ad amicizia o parentela alcune, tutti passeranno ai tribunali; ai tribunali ove sarà fatta vera giustizia, tenendo conto del loro passato. L’onestà provata di certi uomini ai quali sono stati fatti i maggiori torti, ai quali sono state inflitte le maggiori sofferenze, verrà a galla.” E così fu. Tommaso Fiore venne prima nominato Provveditore agli studi di Bari, poi docente di letteratura latina presso l’Ateneo barese. Nel frattempo era tornato libero di esprimersi sulla questione meridionale ed altri temi a carattere libertario su giornali e riviste a respiro nazionale. Ma il povero Graziano no, non ebbe giustizia.

 

Italo Interesse

 

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