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“Non può esserci un vaccino in grado di metterci al riparo completamente”

Evitare facili entusiasmi sui vaccini e ricordarsi che i virus possono mutare anche in cinque giorni. E un lockdown totale non ha senso. Lo dice in questa intervista al Quotidiano il noto virologo, prof. Giulio Tarro

 

Che cosa pensa dei vaccini anti-covid?

«Penso che per fare un vaccino efficace ci vogliono 18 mesi. Sono “tempi tecnici” di sperimentazione. Nell’affrontare le epidemie, o pandemie che dir si voglia, servono due cose: competenza e ordine, soprattutto nelle vaccinazioni. La soluzione non è in un vaccino ‘arronzato’. In questo momento non esiste un vaccino sicuro al 100%»

Quali i lati positivi e negativi?

«Sicuramente di positivo c’è l’impegno della comunità scientifica, un impegno mai visto e forse eccessivo verso una non soluzione (il lato negativo). Ci si sta impegnando verso qualcosa di non risolutivo. Il virus è mutevole ed è già cambiato».

 Ci sono controindicazioni? Serve davvero un vaccino?

«Come Le ho già detto, il virus è mutato. Un virus può mutare in appena cinque giorni. Ripeto in “soli cinque giorni”. A mio avviso bisogna avere i piedi per terra prima di proporre alcune situazioni. Esistono più versioni del virus ed è per questo motivo che non può esserci un vaccino in grado, come nell’influenza, di metterci al riparo completamente. Difatti, se il virus ha come sembra più varianti, sarà complicato avere un vaccino che funzioni, esattamente come avviene per i vaccini antinfluenzali che non coprono tutto, a differenza di quello che si pensa.

Il Covid19 potrebbe sparire completamente come la prima SARS, ricomparire come la MERS, ma in maniera localizzata, o cosa più probabile diventare stagionale come l’aviaria. Per questo serve una cura più che un vaccino.

I vaccini meritano un diverso approccio a seconda dei singoli casi. Reputo che obblighi vaccinali di massa non abbiano alcun senso e siano controproducenti. Non per questo mi si può definire ‘no vax’. È chiaro che la vaccinazione, in generale, è un fatto positivo per la salute delle popolazioni ma bisognerebbe fare un’anamnesi di ogni caso, capire quale è la storia di ogni paziente. Siamo invece al cospetto di campagne di massa e medici che per principio dicono che i vaccini non hanno effetti collaterali. Ma è assurdo. Il vaccino è di per sé un farmaco e può avere effetti collaterali, anche gravi». Un lockdown totale ha senso?

«A mio avviso no. Il lockdown in questa fase è praticamente inutile e danneggia l’economia, oltre che la psiche. Ci troveremo a dover affrontare molti problemi psichiatrici in futuro. Le malattie infettive si sono, da sempre, combattute con l’isolamento dei “soli” soggetti infetti. Nell’affrontare il Covid19 si sono isolate, in teoria, milioni di persone non isolando de facto i soggetti infetti. Il sistema di monitoraggio si è dimostrato molto poco efficiente. I luoghi chiusi, le abitazioni, gli ospedali ma soprattutto le RSA si rivelano ambienti assai confortevoli per il virus. In questa seconda fase di contagio si sta procedendo lentamente verso la medesima errata soluzione. A mio avviso si è fatto il contrario di quello che andava realmente fatto. Credo che la ricetta israeliana sia la soluzione: vanno tutelati gli anziani e i soggetti immunologicamente compromessi da patologie pregresse, isolandoli e proteggendoli, lasciando circolare il virus tra i più giovani. Va disincentivata la corsa ai pronto soccorso. Parlare di lockdown non fa altro che far aumentare la fobia da virus. Conseguenza? Il caos negli ospedali che non riescono più a curare le altre patologie e a gestire i malati. Le file ai pronto soccorso sono il risultato di questo delirio informativo. I Covid Hospital, se garantiscono l’isolamento e le distanze, potrebbero essere una giusta soluzione. Sicuramente è da evitare per qualsiasi tipo di positivo».

Cosa pensa di come si gestisce a livello governativo questa parentesi Covid?

 

«Penso che governo e regioni siano in difficoltà. Credo che alcuni errori siano stati compresi, come quello del lockdown generalizzato. Purtroppo, però, dato l’aumento considerevole dei numeri, stiamo andando verso le stesse decisioni sbagliate del passato. Il monitoraggio e l’isolamento dei soggetti infetti non hanno funzionato e ora si è deciso di rincorrere il numero dei contagi. La verità è che solo un’immunità di gregge ci proteggerà da tutte le ondate eventuali del virus. Si può sopravvivere alla viremia da Covid, possiamo sopravvivere, grazie al nostro sistema immunitario».

 

Integratori e vitamina d servono?

 

«Certo che servono. Le vitamine sono fondamentali a rafforzare il nostro sistema immunitario. Una corretta alimentazione è alla base. In periodi viremici come questo è altamente consigliato integrare le vitamine. Consiglio sicuramente di integrare la vitamina C e la vitamina D, tenendo in considerazione anche e soprattutto la vitamina B. Il sistema immunitario è la chiave per superare questo difficile periodo. Quando il sistema immunitario funziona, anche un contatto con il virus, non può lederci. Oggi l’ansia di una intera popolazione si sta concentrando su come tenersi alla larga da questo maledetto virus. Nessuno o quasi riflette che noi, in ogni momento, siamo immersi in un ambiente saturo di innumerevoli virus, germi e altri agenti potenzialmente patogeni. E in questi giorni, quasi nessuno ci dice che se non ci ammaliamo è grazie al nostro sistema immunitario il quale può essere compromesso– oltre che da una inadeguata alimentazione e da uno sbagliato stile di vita – dallo stress, che può nascere anche dall’attenzione verso le ‘notizie’ sul Coronavirus regalataci da web e TV. Consiglio vivamente una cosa: dobbiamo staccare la spina da una ‘informazione’ ansiogena e ipocritamente intrisa di appelli a ‘non farsi prendere dal panico’. E questo, soprattutto, per permettere alle strutture sanitarie interventi mirati. Quali questi debbano essere non mi permetto qui di suggerirli in quanto, nonostante lo sfascio del Sistema Sanitario Nazionale, abbiamo ancora in Italia ottimi esperti. L’importante è che siano lasciati in grado di lavorare.
Come prevenzione ulteriore suggerisco quanto già conosciamo per raffreddore ed influenza: frequente ed approfondito lavaggio delle mani e del viso, coprirsi con il gomito da tosse e starnuti, stare a casa se ammalati, richiedendo l’intervento sanitario ospedaliero solo se intervengono difficoltà respiratorie».

Bruno Volpe

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