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Non si placano le proteste a Santo Spirito per il bagno pubblico con vista mare

Avviata una raccolta firme in maniera spontanea per chiedere al Comune la rimozione immediata delle due strutture che offendono il decoro e l'ambiente

A Santo Spirito non si placano le proteste dei cittadini contro l’Amministrazione barese per i due box color escremento, che lunedì mattina sono stati collocati sulla piccola area del lungomare Cristoforo Colombo antistante la rotatoria con corso Umberto e che, secondo l’eseguito progetto di restyling di quella parte di lungomare, dovrebbero essere adibiti uno a bagno pubblico e l’altro a punto informativo per turisti.

Una “novità” che ha sorpreso non poco la cittadinanza per il posto scelto dai progettisti e condiviso dall’Amministrazione cittadina, che evidentemente non si è resa conto dello scempio che dette strutture avrebbero costituito alla visuale del porto, oltre che al decoro dell’area su cui sono stati collocati i due gabbiotti a forma di parallelepipedo.

Infatti, come abbiamo riferito già sull’edizione di ieri, la reazione dei residenti del “Municipio 5”, e più in particolare di Santo Spirito, non si è fatta attendere, sia attraverso le pagine locali dei social che pubblicamente, con pesanti critiche verso il Comune di Bari, che su questo territorio – ha detta di molti – “ha già prodotto una cospicua collezione di disastri urbanistici, nella viabilità ed ambientali”.

Infatti, si legge in uno dei tantissimi commenti ironici apparsi su Facebook: “dopo anni di ritardi per l’esecuzione dei lavori, costati innumerevoli disagi ai residenti ed esercenti della zona, finalmente il lungomare di Santo Spirito pareva completato con la posa di qualche panchina! E invece no… mancava la ciliegina sulla torta. Anzi due!” Ovvero “gli squallidi mausolei color marronaccio”, posizionati nel centro di una piazzetta pedonale che si apre al panorama del mare e su tutto il porticciolo.

E con grande sorpresa ed incredulità i presenti hanno anche appreso dell’uso a cui i due box lignei sono destinati. Un dissenso prontamente diffusosi nella cittadinanza, soprattutto attraverso i social, e rapidamente giunto sia alle orecchie degli amministratori di quartiere (presidente e consiglieri del locale Municipio) che, soprattutto, di quelli comunali.  Qualcuno, in maniera spontanea ed in segno di protesta, ha financo predisposto repentinamente in loco una penna e dei fogli di raccolta firme, per chiedere la rimozione immediata dei due manufatti. Mentre su Facebook imperversano commenti di ogni tipo e tenore riguardanti quest’ultimo affronto che l’Amministrazione barese ha riservato agli abitanti della ex frazione, un tempo ormai lontano considerata fiore all’occhiello dalla vicino Bitonto, in quanto sua storica e pregiata marina.

E tra i commenti presenti su Facebook più “corrosivi” per l’Amministrazione barese ce n’è uno che afferma: “Questo è ciò che i bravi tecnici e politici baresi decidono per noi, nelle loro stanze con l’aria condizionata, guardando probabilmente il territorio su Google Maps!” Per poi aggiungere: “Mi sembra sempre più evidente che questo territorio non può più essere gestito da Bari, ma debba essere amministrato direttamente dagli oltre 30mila abitanti che lo vivono… e ciò può avvenire solo con l’Autonomia comunale!”

Quella Autonomia comunale che più di 16 anni or sono fu “scippata” in Consiglio regionale, dopo un referendum consultivo che in questo territorio aveva registrato una larghissima prevalenza di “Sì” all’istituzione del Comune autonomo ed un parere favorevole unanime della Commissione competente della stessa Regione, a seguito di un irrituale intervento dell’allora Primo cittadino barese. Da tempo, però, i “nodi” di quella scelta di diniego sbagliata del Consiglio regionale dell’epoca  stanno venendo al pettine e ciò che accade quotidianamente a Santo Spirito e Palese con il Comune di Bari ne sono gli esempi emblematici.

Giuseppe Palella


Pubblicato il 29 Luglio 2026

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