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“Non si possono obbligare i cittadini al vaccino”

Non si possono obbligare i cittadini al vaccino. Lo dichiara, Costituzione alla mano, il professor Aldo Loiodice, docente di diritto costituzionale alla facoltà Aldo Moro di Bari. Un’ indagine Euromedia Research ha accertato che in Italia il 33 per cento degli intervistati è contrario al vaccino anti Covid e non lo vuole farlo e che un ventinove pretende di sapere che cosa va ad iniettarsi. La somma, fa oltre la metà dei connazionali quanto meno scettici. Abbiamo intervistato il professor Aldo Loiodice.

Professor Loiodice, Costituzione alla mano, può diventare obbligatoria la vaccinazione?

“No. L’ art. 32 della Costituzione che pur definisce la salute diritto fondamentale, dice che nessun cittadino può essere sottoposto contro la sua volontà a trattamenti sanitari, salvi i casi previsti dalla legge e i vaccini rientrano in tale fascia”.

Quali sono questi casi?

“I Tso, ma questa pratica è fattibile solo su impulso dell’ autorità e dietro autorizzazione del giudice accertata con scrupolo l’ incapacità di intendere o volere del soggetto”.

E se viene fatta una legge che obbliga al vaccino?

“Sarebbe incostituzionale e il cittadino ha il diritto di rifiutarsi. In sintesi: qualunque legge in tal senso si faccia, esiste il diritto della persona a non sottoporsi al vaccino, salvo che si provi la sua incapacità di intendere o volere. Certo, può subire se il caso diventa reato una condanna se a causa di questo diffonde il virus, una sanzione pecuniaria ove sia semplice fatto amministrativo, però resta che il vaccino, come qualunque cura, non è eseguibile forzatamente”.

A suo parere l’attuale legislazione è autoritaria?

“Quella emergenziale del momento è arbitraria, autoritaria ed anticostituzionale. Serve, con la scusa dell’emergenza sanitaria, ad imporre uno stato di polizia. Ma questa storia va avanti da mani pulite”.

Giudice Bellomo assolto…

“Io lo conosco e dico che è stato un ottimo magistrato, onesto e preparato. Ha subito un linciaggio mediatico. Trovo assurdo che i suoi colleghi del Consiglio di Stato lo abbiano scaricato lasciandolo in pasto alla pubblica opinione. In quanto alla sua vicenda personale, i contratti che faceva firmare alle ragazze erano singolari ed ineleganti, giuridicamente nulli. Ma nel nostro ordinamento quello che è inelegante non è automaticamente reato e non risulta agli atti che le ragazze fossero minacciate a sottoscrivere. Non ha obbligato nessuna, tanto che alcune hanno fatto carriera in Magistratura. In sintesi, quello che è moralmente riprovevole non è sempre reato”.

Bruno Volpe

 

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