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“Non sono possibili discriminazioni tra pazienti vaccinati e non vaccinati”

 

Nella trasmissione Fuori dal Coro su Rete 4, Mario Giordano ha mostrato una circolare dell’ospedale Galeazzi di Milano (a firma prof. Pregliasco) nella quale si dice: “Dal 10 gennaio si ritiene necessario rivedere la programmazione degli interventi riservando l’attività elettiva ai pazienti che abbiano green pass rinforzato”. Insomma: possono operarsi e ricoverarsi solo i vaccinati. La stessa situazione è emersa, nel corso della puntata, in altri ospedali come in Veneto e Pisa. E’ possibile secondo il nostro ordinamento tutto questo? Il Quotidiano lo ha chiesto in questa intervista all’ avv. professor Paolo Vinci, salentino, ma titolare a Milano di importante studio legale, tra i migliori esperti nazionali di diritto sanitario, docente alla Università Meier nel capoluogo meneghino. Paolo Vinci ha vinto tantissime cause risarcitorie in tema sanità.

Professor Vinci, è possibile impedire interventi o rinviarli a chi non è vaccinato, peggio ancora non consentire in ospedale l’entrata?

“No. Qui bisogna prendere per faro l’art. 32 della Costituzione che parla del diritto alla salute come fondamentale. L’art. 32 tutela il diritto alla salute in tutte le sue declinazioni ed è uno dei più importanti, non può essere disatteso in alcun modo, men che meno da provvedimenti o circolari. Inoltre non è pensabile, sempre alla luce dell’art. 32 operare discriminazioni tra pazienti vaccinati e non vaccinati. Ogni malato, qualunque sia, ha il diritto ad essere curato, senza se e ma”.

Che cosa è accaduto durante la pandemia?

“La pandemia ha messo sotto stress questo diritto. I vaccini sono una cosa positiva e favorevole, tuttavia i dati di due anni, penso all’omicron, dimostrano piaccia o non piaccia, che non sono un usbergo definitivo contro tutto. Dopo due anni di pandemia il quadro della sanità italiana è allarmante, direi persino drammatico, il Covid ha fatto la parte del Re Leone, talvolta diventando un alibi a ritardi ed inefficienze”.

Che cosa intende dire?

“Per colpa del Covid, tanti esami e cure oncologiche, o cardiologiche sono saltati. I ritardi nella diagnostica di queste patologie producono conseguenze gravissime, talora fatali. Già avevamo ritardi endemici prima della pandemia, adesso il carico arretrato di esami o interventi in questi delicati settori è diventato pesantissimo, specie quando si parla, sottilizzando, tra interventi derogabili e non derogabili”.

Quali altri articoli costituzionali sono violati?

“Come le dicevo in primis l’art. 32, a cascata il 3 sull’uguaglianza e il 2 sulla dignità della persona”

Il medico che rifiuti interventi o li rimandi per le ragioni indicate commette un illecito deontologico?

“Viola il Giuramento di Ippocrate in base al quale non può rifiutare le cure e men che meno per ragioni discriminatorie”.

Dello stesso parere del prof. avv. Paolo Vinci, il docente di Diritto Costituzionale alla Facoltà Aldo Moro di Bari professor Aldo Loiodice: “Rinviare o non fare interventi e cure per motivazioni legate al vaccino, è del tutto contro la Costituzione, viola l’art. 32 della Carta e il diritto alla salute. Qui siamo davvero in una dittatura sanitaria nella quale lo Stato ha ceduto il controllo a zelanti medici poliziotti. Insieme all’art. 32 vi è lesione del principio di uguaglianza di cui all’art. 3 e dell’art. 2 sulla dignità della persona. Aggiungo che il medico che rifiuta le cure per le ragioni indicate va contro il Giuramento di Ippocrate, dovrebbe intervenire l’Ordine dei Medici. Non dimentichiamo l’aspetto penale: in caso di aggravamento della malattia del soggetto al quale si nega il ricovero o l’operazione o di sua morte, il medico risponde di lesione o di omicidio colposo con ogni conseguenza risarcitoria”.

Bruno Volpe

 

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