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Non tutti i crolli vengono per nuocere

Quando carsico, il suolo è vulnerabile. Sismi, o un complesso di microsismi, possono determinare il crollo della cupola di un antro. La cupola può collassare integralmente o in parte. Nel primo caso prendono vita avvallamenti anche enormi, noti come puli o doline (in Puglia ce n’è ad Altamura, Molfetta e Gravina). Se invece viene giù solo il vertice della volta rocciosa, una voragine consente di accedere ad ambienti sotterranei ; si pensi al celeberrimo e vasto complesso ipogeo di Castellana. Eppure esistono in Puglia sprofondamenti di questo tipo che aprono la strada a cavità anche maggiori. E’ il caso di Grave Pizzocucco, in contrada Rialto, nel territorio di Ostuni. Detta anche Grotta di San Biagio per la vicinanza all’omonimo santuario, questa spelonca – la cui scoperta risale a una cinquantina d’anni fa – è addirittura così vasta da ospitare un campo di calcio. Ma l’accesso, complicatissimo, è riservato solo agli speleologi ; per le stesse ragioni tecniche è da escludere che quest’altra meraviglia di casa nostra possa diventare di pubblica fruizione. Pizzocucco si presenta interessante anche sul piano archeologico. Il rinvenimento di reperti fa immaginare il sito frequentato dall’uomo del neolitico. Laggiù vivevano i primitivi ? Troppo complicato. Più probabile è che il sito, per le suggestioni che poteva evocare, fungesse da santuario o da necropoli. Forse veniva raggiunto calandosi con corde. Ma se invece il crollo fu successivo alla funzione cerimoniale, ovvero quando non si era ancora formato alcun pozzo di collegamento ? Allora dobbiamo immaginare quei primitivi in grado di raggiungere il sito attraverso cunicoli collegati ad altri antri di più facile accesso (teoricamente anche partendo dalla grotta di San Biagio). Tale ipotesi resta in piedi – in parallelo a quella delle discesa per mezzo di funi – anche immaginando la frequentazione umana di Pizzocucco posteriore al crollo del ‘solaio’ roccioso… Non si creda che questi fenomeni appartengano solo al passato più remoto della Terra. Questo fenomeno è oggi più frequente che in passato. Tanto è da mettere in relazione con un’attività antropica sempre più invasiva e incurante delle caratteristiche del sottosuolo. Lo scavo di cunicoli per miniere, metropolitane, reti idrauliche e fognarie predispone il sottosuolo a ‘collassi’ a macchia di leopardo. Leggerezza imperdonabile specie dove – ed è il  caso della Puglia – il sottosuolo si presenta come una groviera. Chissà allora cosa potrebbe scatenarsi a Melendugno quando prenderanno il via i lavori del contestatissimo gasdotto, che come tutti i gasdotti vuol dire tubature enormi e collocate a grande profondità.

 

Italo Interesse

 

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