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Noterelle di un alieno incazzato (18)

Qualche Considerazione a margine del mirabile ”Che cosa sono le nuvole?”, Corto Girato da Pierpaolo Pasolini, magistralmente, Interpretato, tra gli Altri, dal Divino Totò – Iago, espressionisticamente, truccato di verde e dal, surrealisticamente, Etereo Ninetto Davoli – Otello con la faccia bistrata. Entrambi burattini uomini o uomini burattini. E sì, ché, come Diceva Shakespeare: ”Il mondo è un palcoscenico e noi siamo comparse”. Pasolini Trascrive la Tragedia di Shakespeare, “Otello”, AdeguandoLa ad uno spettacolo di burattini, “tamen”, non alterando il Canovaccio di Essa. Quindi: scene di gelosia, menzogne, tradimenti, ma, quando Otello è sul punto di avventarsi su Desdemona, per ucciderLa, il pubblico si oppone al “emminicidio” e, irrompendo sulla scena, uccide i burattini uomini, Jago e Otello, liberandoli dai loro fili, cioè dalla vita, ché la Morte è Morte alla vita, cioè, l’estraniare o l’estraniarsi dallo spazio della rappresentazione. Un immondezzaro (Domenico Modugno) si curerà di gettare Iago e Otello tra i rifiuti in una discarica abusiva. Molti, dando seguito al proprio destino di “personaggi”, che recitano un copione non scritto da loro, durante la loro esistenza sono “personae” (maschere), esseri, apparentemente, animati, ma non Vivi davvero, in quanto immersi nell’ordine di una rappresentazione, non da loro ordita. Pochi Muoiono alla vita alienata e, estraniati, come i burattini uomini, Jago e Otello, o, autonomamente, EstraniatiSi dall’ordine della rappresentazione, a differenza dei molti, Riescono a Scoprire ove la Verità Risieda e a RivelarNe l’”Ubi Consistam”. ”Perché c’è la Verità”, Dice Jago ad Otello, che Gli Chiede: ”E qual è?” Jago di rimando: ”La Verità è qualcosa che c’è dentro di noi. Ma non bisogna nominarla, ché appena la nomini non c’è più”, come il vento, che passa, velocemente, “simbolo e metafora dell’Anima, che non Si Vede, ma si possono vedere i loro frutti, le conseguenti azioni di essi”.”Noli foras ire, in te ispsum redi, in interiore homine habitat veritas (Agostino, vescovo di ippona)”. Non nel linguaggio delle “personae”, delle maschere! E, pur, tra i rifiuti, Pochi, come, per la prima volta, i burattini uomini, Jago e Otello, S’Accorgono del Mondo e della sua Bellezza, Figurata in/da superbe nuvole bianche in volo per il cielo. Otello: ”Che so’ quelle?” /Jago: ”sono… sono le nuvole” /Otello: “E che so’ le nuvole?” /Jago:”Bo’” /Otello:”Quanto so’ belle…Quando so’ belle” / Jago: “O straziante bellezza del creato!”. Dopo poche settimane dalla Contemplazione della Bellezza delle nuvole, cioè, della Bellezza della Creazione, del Mondo Ideale, che Ispira Jago – Totò a Esclamare, Stupefatto, Citando Baudelaire: “O staziante bellezza del creato!”, Totò Sarà un Lacrimato Rimpianto. Purtroppo, tutti abbiamo Perso sia Totò, sia Pasolini. Il Primo per morte naturale, artisticamente, dalla critica poco apprezzato in vita; “post mortem”, con ipocriti sensi di colpa dei più, giustamente, Osannato, senza temere esagerazioni, come un Grande. Non Aggiungo “Attore” in quanto Definirei la Grandezza di un Uomo che Si Costruì, mangiando quel “pane e pane” offertoGli, passatoGli dalla “gavetta” dei palconescenici della provincia italiettina più bara, comunque, in Grado di Intuire l’Arte di un Nobile Portavoce della Commedia dell’Arte Classica. Tutti noi abbiamo, invece, ucciso, fisicamente, il Secondo, in quanto la Morte di Pasolini, non importa se ci siano stati mandanti; non importa il numero degli scherani che la perpetrarono, fu il delitto della “polis”, dei pregiudizi in cui s’infognavano i suoi abitanti, trasversalmente. E quale che fosse la casta, la classe, la professione, il mestiere, il colore politico di essi, l’Eresia, che Si Sprigionava dal suo Corpo, dalla sua Affettività, dalla Sua Parola; che tutta la sua Vita Totalizzava, doveva essere silenziata. Forse, nessuno di voi, o miei 25 Lettori, alla morte di Pasolini ha ascoltato, come IO ho ascoltato, non con ribrezzo, con compassione, quella di Cristo nei confronti dei suoi carnefici, ché non sapevano quello che facevano e dicevano, da padri di famiglia, “buoni padri di famiglia”, non meravigliatevi, magari, anche, comunisti: ”Avrebbero fatto meglio ad ammazzarlo prima”. Così si diceva, così si parlava, così si commentava la Morte di Pasolini. Stamane leggevo in un “post” su “facebook”: ”Sareste capaci di riconoscere il fascismo o un fascista”? O autore e “postatore”, “postante” di codesto quesito, solo in certe circostanze storiche i “buoni padri di famiglia”, sia che abbiano barcate di soldi, sia che vivano, dignitosamente, con lo stipendio di importante o di niuna importanza burocratica, sia che campino alla giornata, sia che non abbiano un soldo, di comune sentimento, di comune accordo (la innaturale, scandalosa comunanza sentimentale tra non eguali, socialmente, economicamente, trova la sua spiegazione, motivazione nella sottocultura che, similmente, li plasma, esistenzialmente) prendono, a caso, un maestrucolo o un bulleto, come renzi, e gli dicono:”Toh, il potere è tuo!”. Gli permettono, finché serve, di fare, disfare, di radunare folle enormi nelle piazze, davanti a balconi, a finestre, a palchi faraonici, mentre loro portano a termine i loro progetti, raggiungono i loro obiettivi. Gli agnelli, i padroni della “fiat”, prima della “prima guerra mondiale”, avevano 15 milioni di capitale, interamente, versato. Terminata la guerra, grazie al sangue versato da una moltitudine di giovani, soprattutto, meridionali, avevano 200 milioni di capitale, interamente, versato. E’ inimmaginabile cosa avranno gli agnelli guadagnato con le commesse, al loro gruppo ordinate dal governo, a prezzi di mercato, da loro stabiliti, nella “seconda guerra mondiale”, da mussolini voluta. L’espansione della “fiat” a livello nazionale e internazionale non fu, certamente, un obbiettivo raggiunto da una delle tante famiglie, capitanate da successivi “buoni padri di famiglia”, che di mussolini si fecero mallevadrici? Dopodiché i ”buoni padri di famiglia”, che stavano in alto, ordinarono ai “buoni padri di famiglia, che starnazzavano a metà o in fondo alla scala sociale; che per venti anni s’erano spellati le mani per il provvisorio inquilino di “palazzo venezia”, di appendere testa in giù il maestrucolo. Meno male per renzi che la sua parabola non abbia raggiunto l’acme, a dire il vero, fintamente, dai “buoni padri di famiglia” in alto, fatto, sempre, passare per autocratico, come, invece, non fu, come non è, come non sarà quello di tutti i tiranni o dittatori, ché, se non la fine di mussolini, ne avrebbe fatta una differente, ma dolorosa e, ad ogni modo, fine. I ”buoni padri di famiglia” non furono, non sono, non saranno, giammai, Cristiani; cattolici, si, disponibili, perfino, ad andare in galera, a rubare, a farsi corrompere e corrompere per offrire lussi, auto di grossa cilindrata ai propri figli e gioielli, pellice alle mogli, mentre Gesù (Mt, 10, 37 – 38) Ammoniva: ”Chi ama padre e madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio e figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me”. Ancora, i “buoni padri di famiglia” non furono, non sono, non saranno, giammai, marxisti; comunisti staliniani, togliattiani, berlingueriani, sì, mentre Engels in: ”L’Origine della famiglia, della proprietà e dello stato” Chiariva: ”La moderna famiglia singola è fondata sulla schiavitù domestica della donna, aperta o mascherata, e la società moderna è una massa composta nella sua struttura molecolare da un complesso di famiglie singole. Al giorno d’oggi l’uomo nella grande maggioranza dei casi, deve essere colui che guadagna, che alimenta la famiglia, per lo meno nelle classi abbienti: il che gli dà una posizione di comando che non ha bisogno di alcun privilegio giuridico straordinario. Nella famiglia egli è il borghese, la donna rappresenta il proletario”. Quindi, secondo la Concezione Materialistica della Storia (Materialismo Storico) i rapporti capitalistici di produzione condizionano, profondamente, le istituzioni e in modo particolare la famiglia. La Critica Condotta da Marx e dal Marxismo al modo di produzione capitalistico coinvolge la famiglia, come essa si presenta nella società borghese. Pertanto, i “buoni padri di famiglia”, non Essendo Cristiani, né Marxisti, non poterono, non possono, non potranno non essere fascisti, non, necessariamente, mussoliniani, e una società, composta da masse di “buoni padri di famiglia”, non poté, non può, non potrà non essere una società fascista, non, necessariamente, dissolta, coinvolta in un regime fascista. Ecco, lo sfondo, non dai Cristiani, “sed” dai cattolici, non dai Marxisti, ”sed” dai comunisti staliniani, togliattiani, berlingueriani ricamato di disvalori fascisti (ad esempio: dio, patria, famiglia), che ha armato la mano dell’ irresponsabile giovane pelosi e di quanti altri con lui o senza di lui: Verso dopo Verso, Sequenza Cinematografica dopo Sequenza Cinematografica, Romanzo dopo Romanzo, Articolo Corsaro dopo Articolo Corsaro di Pasolini. Senza sconti per nessuno: per il corrotto potere italiettino democristiano, inciucciato sottobanco con il partito comunista, il più popolato partito di sinistra, si fa per dire, italiano ed europeo; per l’affamata borghesia dell’industria e della grande finanza italiettina; per la piccola borghesia italiettina pitocca e criminale; per il proletariato italiettino inutile per/ad ogni pacifico rivolgimento istituzionale, in quanto olezzante di inaudita ignoranza. Egli Sapeva, ma non aveva le prove; Sapeva, ché Ricostruiva le trame dei tentativi di colpi di stato, delle stragi di stato attraverso i Dati che la sua Intuizione, Immaginazione di Poeta Gli Fornivano e averLi Resi Pubblici negli “Scritti Corsari” e, soprattutto, nel Romanzo “Petrolio”, fu come se avesse da Sé Stesso Innalzata la sua Croce sul suo Personale “Golgota”. Pasolini Era Ossessionato dalla Bellezza che, secondo Leonardo Boff, è una Parola di Origine Sanscrita: “Bet – El – Za”, che vuol Dire: “il luogo dove Dio Brilla” e, come l’Esteta Francesco di Assisi, “nel bello delle creature vedeva il Bellissimo” Quali Creature? Ragazzi, in uno stato prepolitico, preculturale, delle dimenticate periferie non solo delle grandi città italiane, ma, anche, del “bronx” di new york, delle “quasba”(casbah) arabe, non proprio con la fedina penale immacolata, ”sed” non criminali incalliti. Sergio e Franco Citti in una trasmissione televisiva parlavano di “ronde” da loro organizzate nei quartieri, da loro frequentati, ché non entrassero spacciatori di droga in essi, in quanto, da Profeti, Ritenevano che la “polvere” potesse essere motivo e causa di un irrevocabile incattivimento dei loro compagni. Ragazzi dalla Sessualità Trasgressiva, sorridentemente, dolce, quella Raccontata e Rappresentata nei Film “Decameron, Racconti Canterbury, Il fiore delle mille e una notte”, che Compongono la ”Trilogia della Vita”, da Essi Vissuta, Proposta, pur non scientemente, come Protesta nei confronti dei detentori potere dalla morale ipocrita, tanto frustrante, da trasformarsi in immane sadismo ed essi stessi in indicibili sadici (Salò e le 120 giornate di Sodoma). Per Leonardo Boff, Dostoiewski ne “I fratelli karamazov’” Osserva “che un viso è bello quando tu percepisci che in esso stanno litigando Dio e il diavolo, intorno al bene e al male. Quando il bene vince, erompe la bellezza espressiva, soave, naturale e irradiante”. Quella di Franco e Sergio Citti, ad esempio, di Ettore Garofalo e, soprattutto, di Ninetto Davoli. L’avvenenza del ricciuto giuseppe pelosi, interessante per Pasolini, era una costruzione del suo corpo, non della totalità della sua persona, inquinata, dalla droga che lo trasformò, probabilmente, nel sicario, inconsapevolmente, sodale della ciurma mafiosa ruotante intorno al sinedrio democristiano. Nel “Simposio” Platone Fa Dipanare al Commediografo Aristofane il “Mito dell’Androgino” in cui si narra che la Completezza autosufficiente rese gli umani così arroganti da immaginare di dare la scalata all’olimpo, e zeus (non volendo distruggerli per non privare l’olimpo dei loro sacrifici) separò ciascuno di loro in due metà, riducendo gli uomini a solo maschio e femmina. Nei suoi Ragazzi l’Esteta Pasolini Vedeva: la Ricomposizione dell’Armonica Unità dell’”Androgino”, il “David” di Michelangelo; i Figli della Luna, Partecipanti del Sole, come i maschi, della Terra, come le femmine. Ad Essi si Avvicinava con Irrefrenabile, Straziante “Pietas” e Li Accendeva di Arte. L’Arte di Pasolini Fu Figlia Culturale (L’aggettivo da intendersi, come Visione del Mondo) della sua Vita. La malafede intellettuale, si fa per dire, di molti sta nel fare della sua Vita e della sua Arte due Percorsi “diversi” e inconciliabili: operazione sottoculturale fascista e dei fascisti. Nessuno è escluso dalla Fruizione della sua ”Paideia”, ma molti dovrebbero trattenere le lacrime e osservare, igienicamente, un pudico silenzio. Non, però, quello delle “cetre” di Quasimodo, autentica Testimonianza di Dissenso nei confronti della protervia menzognera, appunto, fascista.

Pietro Aretino, già detto Avena Gaetano

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