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Noterelle di un alieno incazzato (23)

Da quando la parola ”stupro” e l’effettuale atto di violenza sessuale sono stati “sdoganati” (ahi, MI Accorgo di usare il participio passato di un verbo in voga agli inizi del ventennio berlusconiano, quando i missini di almirante e i militanti di alleanza nazionale di gianfranco fini, gli ex fascisti, insomma, esclusi dai governi post liberazione, a dire il vero, non si sa da cosa, se non da mussolini e da qualche suo gerarca non riciclabile democattolicamente, entrarono nel primo governo del cavaliero), ecco la corsa di appartenenti al ”gentil sesso”, note e meno note, praticanti i più svariati mestieri, professioni, alla confessione, all’ammissione, alla rivelazione pubblica, in televisione, sui “social”, di essere state ”quel dì” stuprate, di aver subito “quel dì” violenze fisiche e psicologiche. Allora, a codeste, ”statim”, si opporrebbe: Carissime signore, non mancavano e non mancano nell’italietta postazioni di carabinieri, commissariati di polizia, caserme della guardia di finanza, di guardie forestali, perfino! Perché, carissime signore,, non avete preso cappello e borsetta, non vi siete, immantinente, dopo le molestie, il tentativo di violenza o dopo la violenza consumata sul vostro corpo, recate a denunciarle nei luoghi, testé menzionati, ove la sicurezza di tutti i cittadini dovrebbe d’ufficio essere tutelata e protetta e perseguiti tutti i crimini che ad essa attentano?”. La risposta corale o coristica delle vittime, di cui sopra, sarebbe: ”Poveracce noi, “in illo tempore” lo ”stupro”, poiché  tosto “tabù”, era inadoperabile nel linguaggio colto e comune e tacitato, silenziato, se fosse stato messo in atto o solo tentato, Altrimenti, saremmo state additate,”coram populo”, tali “poco di buono” nelle cantine degli ubriaconi. Inoltre, avremmo messo in forse il nostro lavoro, quale che fosse stato il nostro mestiere o la nostra professione, specie, se il crimine su di noi fosse stato perpetrato da chi ci faceva lavorare o prometteva di farci lavorare”. Giacché l’ambiente cinematografico di hollywood s’è, inopinatamente, svegliato nel denunciare il “re” dei produttori, tanto danaroso da contribuire con milioni di dollari alle spesucce delle campagne elettorali dei democratici (???) clinton e obama, colpevole di molestare e di  stuprare tutte le attrici, le modelle, le collaboratrici che gli  capitavano a tiro, devo Concludere che gran parte dei films, passati in visione nelle sale cinematografiche italiettine, incorporavano interpreti femminili, protagoniste e non, costrette a transitare sotto le forche caudine del ricordato “galantuomo”, fino a qualche settimana fa osannato, venerato, leccato per il suo potere di vita e di morte artistica di chi, maschio o femmina, talentuoso o meno, avrebbe aspirato al successo nella “Settima “Arte”. Ed, ora, che il tipo, ex potente, tanto potente dall’essere stato in dimestichezza con alcuni inquilini della “casa bianca”, è stato sommerso da ondate di ”merda”, tutti ad affrettarsi nel chiedere scusa (a chi? A se stessi?) di non averlo  sbugiardato a tempo debito; nel recitare il “mea culpa” e attrici e attricette in coda nelle redazioni dei “media” cartacei, negli studi televisivi  a versare lacrime amare per ciò loro fu tentato o fatto, se si va indietro di 40 anni. In ogni caso, da quel tempo fino a qualche giorno fa, esse hanno interpretato una caterva di films, con lautissimi onorari, prodotti dal lupo mannaro! E nella “periferia dell’impero”, qual è l’italietta rispetto agli “states”, come stiamo a rimembranze tardivissime, dopo decenni, di molestie, di stupri? Lacrime “a zffunn”, per Parafrasare la canzonetta napoletana, “Chiov a zffunn”. L’ultima “ricordata” (e poteva mancare”?) al pubblico mediasettino di “Verissimo”, un programmino fatto su misura per la velina compagna di piersilvio berluska, è stata esibita da una nonnina 65enne, ex matriarca conduttrice di numerosi programmi televisivi in “rai” e in “mediaset”, che, irreversibilmente, in declino, più nessuno o pochi se la filano, dato che il ”tempo delle mele” per lei da abbondanti lustri è trascorso. Bene, anzi male, codesta signora, arrivata alla terza età con in groppa qualche divorzio e diverse volte “compagna di questo e quello”, s’è aggrappata al ricordo di uno stupro subito a 20 anni, cioè, 40 anni fa, nella speranzella che i “media” ritornino a parlare di lei. A questo punto, ineludibile la domanda alla nonnina e, fra le tante, alla ex consorte di un produttore cinematografico alle pezze e, addirittura, scomparso dall’elenco dei “gossip” mediatici: “Perché non furono denunciati gli aggressori, gli attentatori alla vostra verginità, dal momento che eravate adolescenti o poco su dell’adolescenza? Perché il silenzio di 40 anni? E dal momento che gli autori di misfatti sessuali di tale gravità furono compiuti, non da migranti di colore, che in quegli anni stavano a soffrire nei loro paesi, auspicando, magari, di venire un giorno imprecisato a soffrire, da umiliati, nell’ italietta, ma da gente nel giro, in confidenza vostra,  perché non fate nomi e cognomi dei vostri aguzzini ”in sonno?”. ”Sic stantibus rebus!, MI Sorge il Sospetto che in qualche caso si tratti di pura millanteria (O signori, ero cosi bella, da far salire il sangue alla testa di questo o quel personaggio importante!), finalizzata ad una visibilità a buon mercato. Quale italietta è, mai, codesta nella quale vivono individui o “individuesse”, che si vantano di essere non credenti o credenti non praticanti, ma se dovesse arrivare alle loro orecchie il nuncio di una carovana televisiva in arrivo nel loro paese, nel loro borgo, per trasmettere in diretta la “messa” domenicale, fidando in  una possibile “strisciata televisiva”, si fanno, velocemente, confezionare un ”costume” o vanno in cerca di un”abito griffato”; vanno il sabato dal parrucchiere a farsi belli nella speme di essere, la domenica, ripresi in una qualche chiesetta, dalla quale la “rai” trasmetterà la liturgia della parola cattolica, tanto cara al fu andreotti, che ogni mattina si recava  nella chiesa vicina alla sua magione, prima di attendere al confabulare con i suoi fedelissimi, per preparare le giornaliere imboscate ai suoi ”amici”. Acqua santa e diavolo! Un fuggente passaggio televisivo in un fastoso tempio paolino, di fronte al trono, ove posa il fondoschiena un dignitario cattolico con la cofana, la mitra a mo’ di sacerdote egizio; una ospitata a “Domenica in” o in ”Pomeriggio cinque” valgono bene una preghierina ostentata e uno stupro confessato. Per Parafrasare tal Enrico di navarra, che alla fine del ’500, per diventare re di francia, col nome di enrico IV, dovette convertirsi al cattolicesimo, egli ugonotto e di religione protestante.Col cinismo di tutti i miscredenti, che affollano i luoghi che contano per ostentare una fede che non hanno, il navarrense proclamò: ”Parigi val bene una messa”. Amen!

 

Buffon il miglior portiere al mondo del 2017 nell’ambito del “Fifa Awards”? “Ma mi faccia il piacere”, avrebbe Esclamato il Divino Totò. Nella sua carriera ha solo parato il minimo sindacale del parabile e qualche volta (a cardiff nel giugno 2017, juventus- real madrid:1-4; a madrid nel settembre 2017, spagna – italia: 3-0), nemmeno quello, come, spesso, gli accade, da quando sarebbe per lui giunto il tempo, la stagione di “appendere le scarpe al chiodo”, (“tamen” il gigi da quell’orecchio non sente ché, stando tra i pali, pur a fare la bella statuina barbuta, rischiando, tra l’altro, di far assentare l’italietta dai prossimi mondiali di calcio in russia, avrebbe modo di guadagnare molti altri milioncini tra ingaggi, premi partita, e  laute sponsorizzazioni), nei quali, come afferma il giornalista sconcerti, un portiere vede in ritardo l’arrivo dei palloni, tal un pugile, avanti con gli anni, i pugni del suo avversario. Ha, comunque, avuto l’indiscussa, riprovevole abilità di non farsi, tecnicamente, discutere non dai  suoi tifosi, non dalla dirigenza delle squadre in cui ha militato, giochicchiando, non dai tecnici, che lo hanno allenato, non dalla stampa vile e servile. Ma è stato, è un calciatore, oltre che un uomo discutibilissimo. Di portieri di gran lunga superiori al presunto “migliore”, ne ho visti molti, anche nella “Promozione” d’antan, dalla quale si ascendeva alla serie ”C” nazionale. Uno, tra i numerosissimi altri, Si Chiamava Mancini, era, pure, un po’ claudicante e Giocava nella “Serenissima” di bitonto.

 

A proposito dei “referendum” per l’”autonomia”, in lombardia e in veneto celebrati domenica scorsa, 22 ottobre 2017, Oliviero Toscani, il Celebre Fotografo, ha Detto: ”In veneto hanno votato i mona, i contadini che non sanno l’italiano”. In aggiunta, IO Replico, Precisando che sia in veneto, sia in lombardia coloro che sono andati a votare e i mentori, i mallevadori del voto di essi non conoscono la Storia. Comincio col chiarire che, perfino, molto tempo dopo il 1861, anno della proclamazione della inutile, fallimentare “unità” dell’italietta, foriera di apocalittiche partecipazioni a due guerre mondiali; di  cruente ambizioni imperialistiche e di invasioni, occupazioni di alcuni paesi dirimpettai della penisola, i nostri contadini meridionali non sapevano neppure che  sul trono dei borboni fossero saliti, sostituendoli, i savoia, cioè, gli appartenenti ad una casata regnante tra le più retrive, ignoranti (vittorio Emanuele II, il primo reuccio dell’italietta, di solito, parlava in dialetto piemontese; quando era obbligato dal cerimoniale di corte, in francese) d’europa.Voglio dire col mio Chiarimento, di cui, appena, sopra, che se ai contadini veneti sul “referendum”, domenica scorsa posto in essere, sono state somministrate molte menzogne per convincerli in massa all’ inconsapevole voto di  consenso all’”autonomia” del veneto, ai contadini meridionali nessun voto di approvazione alla cacciata dei borboni, per surrogarli con i savoia, fu chiesto. L’unità dell’italietta fu lo sbocco di un inciucio, di un patto tra la borghesia affaristica in fiore, allo sboccio del “nord” e la borghesia agraria del ”sud”. Inciucio, patto che  in oltre un secolo e mezzo dall’”unità” fino ad oggi, non è, mai, venuto meno, non è stato, mai, rotto, dismesso. Al “nord”  la prosperità economica e finanziaria, grazie, soprattutto, al depauperamento delle risorse umane, alla spogliazione di tutte le strutture manifatturiere e produttive del ”sud”. Camilleri, siciliano, Racconta che nel “regno delle due sicilie”, prima dell’”unità”, esistevano migliaia di “telai”, che facevano prosperi l’artigianato e la piccola industria tessile siculi. Dopo l’”unità”, tanto si operò che i nostri telai scomparvero a vantaggio della produzione tessile biellese. Al sud, invece, la formazione dei vertici di una burocrazia, nata, concepita dagli agrari, militare, amministrativa, giudiziaria, ognora, servile, funzionale agli interessi, alla ricchezza dei padroni delle ferriere. E della politica, dei politici meridionali cosa dire? Se il “sud” con l’”unità” non s’è, mai, sganciato dai suoi annosi problemi di sottosviluppo; se la forbice tra l’incalzante sviluppo economico del “nord” e lo stallo economico del “sud” non s’è, mai, risolta, di chi la responsabilità se non dei nostri politici che nello scorrere dei lustri hanno rinnovato il patto della loro sudditanza nei confronti dei nordici progettisti delle politiche economiche dell’italietta, le quali erano, sono tutte finalizzate alle diuturne aurore delle regioni, immediatamente, al di qua e al di là del po; dei gruppi mafiosi e massonici imperanti in esse. Non a caso il “gianni” per antonomasia, in “pectore” assoluto negriero, bofonchiava, irridendo tutti gli sfruttati da quando la sua casa automobilistica fu fondata, che “ciò che andava bene per la ‘Fiat’ andava bene per l’Italia’. Si dimenticava di ribadire: “…per l’italia nella continuità delle due italie”, quella del “nord” e quella del “sud”. Plutarco Narra che un tizio vedendo che a Teatro gli ateniesi erano in gran subbuglio per il verso: ”Che c’è di turpe, se a chi agisce non pare?”, gli contrappose subito quest’altro: ”Il turpe è turpe che paia o non paia”. Pertanto, o maroni, o zaia, se, anche, a voi non pare; se, anche, voi non sapete ciò che dite o fate; se, anche, la Storia voi ignorate, non Denuncio che voi siate turpi, ma turpe è il vostro agire!

Pietro Aretino, già detto Avena Gaetano

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