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Nuova sede: i lavori procedono, anche se bisognerà aspettare ancora

Si intensificano le visite sul cantiere aperto per completare la costruzione della nuova sede regionale a Bari, lungo via Giovanni9 Gentile. Ieri è stata la volta dei consiglieri regionali di <<Direzione Italia-Noi con l’Italia>> ad effettuare un sopralluogo nella nuova sede che ospiterà il Consiglio regionale, giusto per constatare che i lavori procedono “spediti”. Il sopralluogo era stato richiesto qualche settimana fa da Renato Perrini che aveva predisposto una lettera rivolta al presidente del Consiglio Mario Loizzo. Una missiva nella quale si chiedeva di poter visionare, appunto, il cantiere. <<Nella stesura della lettera eravamo partiti da alcune considerazioni: il progetto della nuova sede è di ben quindici anni fa, l’appalto era stato affidato solo nel 2011 e nel 2012 erano partiti i lavori. Tempi lunghissimi per un’opera importante che ha accumulato ritardi, dovuti ad imprevisti e variazioni di progetto in corso d’opera. Nel sopralluogo ci è stato riferito dai tecnici presenti che i lavori dovrebbero concludersi nel mese di giugno, ma la consegna dovrebbe avvenire non prima di sette, se non otto  mesi. Questa è dunque l’unica perplessità che solleviamo in merito alla consegna dello stabile>>, ha spiegato il consigliere Perrini in nome anche degli altri colleghi del gruppo consigliare. <<A noi francamente non interessa del passato e non interessano le polemiche che si sono sviluppate attorno a questa vicenda. Il passato riguarderà altri organi competenti. A noi interessano presente e futuro, e dobbiamo dire che il presente è confortante, perché abbiamo visto un cantiere che va avanti, e il futuro è vicino, inteso come inaugurazione della nuova sede, perché al di là delle date, ad inizio 2019 avremo un Consiglio regionale in attività in via Gentile>>, la conclusione dei consiglieri di Minoranza. Un ottimismo che sprizzava anche dai pori di chi, al momento dell’apertura del cantiere circa quattro anni fa, preconizzavano una specie di castello delle fiabe al posto del primo palazzo dell’Assemblea consiliare nel capoluogo, dopo quarant’anni di locazione in via Capruzzi. Basterebbe chiedere ai progettisti e al presidente del Consiglio dell’epoca, Onofrio Introna, ritrati nelle foto scattate nel corso del sopralluogo sul cantiere, insieme ai componenti dell’Ufficio di presidenza, ai presidenti dei gruppi consiliari e all’assessore regionale alle opere pubbliche Giovanni Giannini. Il complesso, come oramai sanno tutti, si estenderà in ogni caso su un’area di 154mila m2 e si comporrà di due edifici curvilinei a pianta allungata e altezza sfalsata (tre e cinque piani dal suolo, rispettivamente). Massima l’attenzione dedicata alla sostenibilità ambientale: previsti tra l’altro il riuso delle acque e l’autoproduzione energetica. A lavori ultimati, eseguiti dall’Associazione temporanea d’impresa Debar Costruzioni, Guastamacchia, Monsus dovrebbe risultare “un autentico modello di qualificazione urbanistica”, come osservava il presidente Introna. Con i due edifici adiacenti dell’ex Centro Servizi delle Finanze, ristrutturati per ospitare alcuni Assessorati, ecco la Cittadella della Regione Puglia, col quartiere Japigia che avrà finalmente la possibilità di comunicare col mare, nella zona di Torre Quetta. “Giorno dopo giorno sta prendendo consistenza un progetto che poco più di un decennio fa era solo nel libro dei sogni”, diceva a fine 2013 Introna. Ancora un po’ di ‘rewind’ per non perdere la memoria così poco cara agli attuali consiglieri pugliesi di centrodestra: la progettazione è stata affidata nella legislatura 2000-2005 allo Studio Valle di Roma, la posa della prima pietra è avvenuta il 5 dicembre 2011, ma il programma non ha potuto rispettare i due anni previsti, per i ritardi dovuti alla rimozione degli ordigni bellici rinvenuti nella fase di scavo. La superficie interessata ospitava il Campo San Marco, a lungo zona militare e centro di stoccaggio degli Alleati, nella seconda guerra mondiale ed oltre. Ad allungare i tempi, è pure intervenuta l’esigenza di rivedere il progetto per adattarlo alla Classe A, di massimo risparmio energetico. Ma sul cantiere dell’avveniristica sede pugliese si addensano nuovamente le ombre di risarcimenti e contenziosi giudiziari, dopo le ultime denunce e richieste a seguito dell’annullamento dell’appalto in sede di Corte Suprema. Infatti, con una lunga missiva indirizzata ad amministratori e politici regionali ad inizio 2014, a cominciare dai presidenti di Giunta e Consiglio, l’ingegner Michele Cutolo li aveva informati che il 7 febbraio era stata emessa la sentenza definitiva della Corte Suprema di Cassazione (n° 6240/13) che aveva formalmente accertato come la gara di progettazione preliminare della nuova sede “fu falsata”, perché attuata “in violazione dì legge”. Purtroppo gli imputati responsabili non sono incorsi anche nelle sanzioni penali a causa dell’intervenuta prescrizione dei reati, a cui nessuno ha voluto rinunziare, essendo state statuite dalla Corte Suprema di Cassazione le sole sanzioni risarcitone a favore dello stesso Cutolo. Dunque lo stesso Cutolo, che aveva partecipato alla gara classificandosi al secondo posto, ha sempre tenuto informato l’Ente Regionale affinchè fossero assunte tutte le iniziative per evitare che la “Nuova Sede della Regione Puglia”, appaltata sulla base di un progetto prescelto con “procedure illecite”, finisse per <<…rappresentare sia simbolicamente che oggettivamente, il frutto di illecito accertato, anzi l’eloquente “Sìmbolo” dell’illecìto regionale per antonomasia>>, come ha scritto lui stesso nella nota recapitata all’epoca al Governatore Vendola, al Presidente del Consiglio Introna e ai consiglieri e assessori pugliesi. Vale la pena di ricordare che il bando del concorso di Progetto Preliminare fissava un importo massimo delle opere di 40 milioni, che poi, dopo la gara di progettazione veniva incomprensibilmente elevato dal gruppo vincitore (RTI Studio Valle) a circa 60 milioni. Stesso discorso per la parcella professionale che, preventivata nel bando di gara in 3 milioni, è poi stratosfericamente lievitata, sempre incomprensibilmente, a circa 9 milioni. Ma alla Regione, come detto, hanno sempre finto di non sapere, lasciando che partissero lavori per un’opera mastodontica frutto di illecito, perché basata su una procedura concorsuale, la cui illiceità, come detto, e’ stata ampiamente e definitivamente conclamata dalla Suprema Corte di Cassazione.

 

Francesco De Martino

 

 


Pubblicato il 3 Maggio 2018

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