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Nuovo progetto europeo per il contrasto alla Xylella nella nostra regione

Il monitoraggio degli ulivi prevede tecniche di ricerca che vanno dall'uso dei satelliti fino a quello del fiuto di cani addestrati, ma la fase sperimentale è solo all'inizio

A dieci anni di distanza dalla prima rilevazione in Puglia della Xylella fastidiosa dell’ulivo, la Ue ha unito sotto la sua bandiera ben 30 partner per combattere il batterio responsabile del disseccamento rapido degli ulivi nella nostra regione. Infatti, la squadra di ricercatori contro la Xylella fastidiosa messa su dall’Unione europea sta svolgendo un’attività a tutto campo che va dai pesticidi naturali ai satelliti, per contrastare sia la diffusione del batterio, sia per la cura della malattia delle piante che in questi dieci anni ha fatto una strage di ulivi in tutto il sud della Puglia, fino a raggiungere alcune aree olivicole estreme della provincia di Bari, ai confini con le province di Brindisi e Taranto, quali quelle di Monopoli, Polignano e Locorotondo. I primi sintomi della Xylella – come si ricorderà – iniziarono a manifestarsi in Puglia nel 2013 quando, cercando di capire gli strani sintomi di disseccamento sugli ulivi salentini, scienziati pugliesi rilevano la presenza della Xylella fastidiosa, considerato uno dei patogeni vegetali più nocivi al mondo. Furono questi i segnali di Xylella manifestatisi per la prima volta in campo aperto in Puglia, ma anche a livello europeo. In 10 anni tale batterio, che una volta era presente solo in aree del Sud America, ha colpito oltre 21milioni di ulivi in Puglia, coprendo nella nostra regione più di 8.000 chilometri quadrati, pari al 40% del territorio regionale, raggiungendo un’ampiezza dei focolai 100 volte maggiore di quella originaria. Il batterio della Xylella è infatti capace di infettare centinaia di specie vegetali, procurando seri danni a diverse colture pregiate, tra le quali figura l’olivo, ma anche la vite, gli agrumi ed i mandorli. Dopo i focolai pugliesi, dal 2015 sono state tracciate piante colpite dalla Xylella in Corsica e Costa Azzurra, ma anche nelle Isole Baleari e nella provincia spagnola di Alicante. Successivamente la presenza di piante colpite dalla Xylella è stata registrata anche Portogallo e, fuori dall’Ue, in Israele e Libano.
Nel 2015 l’Ue ha varato le prime misure di contrasto e contenimento del batterio e, dove possibile, l’eradicazione del batterio con misure di estirpazione e bruciatura delle piante infette. Però, a livello sperimentale si sa ancor troppo poco della Xylella fastidiosa in Europa, in particolar modo di come si trasmette dalle piante malate a quelle sane, del perché è devastante su alcune colture e territori, come è accaduto in Puglia con l’ulivo, mentre crea problemi più limitati in altri territori e su altre varietà colturali. Alcune risposte sono già arrivate dai progetti di ricerca finanziati dall’Ue dal 2015. Con il PONTE Project e XF-ACTORS, coordinati dell’Ipsp-Cnr di Bari, sono state identificate due varietà di olivo resistenti alla Xylella e il suo principale vettore di diffusione, ossia la sputacchina. Si sono poste così le basi conoscitive per nuove regole Ue, soprattutto più a misura dei diversi territori interessati dai focolai, ed introdotte a livello comunitario, quindi anche in Puglia, a partire dal 2020. Con il nuovo progetto “BeXyl – Beyond Xylella”, predisposto dal team di oltre 30 partener organizzati dalla Ue e partito alla fine del 2022, si vuole andare oltre lo stato di emergenza. Infatti, “con BeXyl – ha spiega Blanca B. Landa, coordinatrice del progetto per l’Istituto di agricoltura sostenibile del consiglio spagnolo delle ricerche – stiamo esplorando tutte le strade per fornire agli operatori economici e alle autorità pubbliche strumenti per gestire i focolai attuali, individuare rapidamente quelli nuovi e prevenire ulteriori introduzioni del patogeno nell’Ue”. Il progetto “BeXyl” riunisce oltre 30 partner del mondo scientifico, delle istituzioni, delle categorie professionali e delle imprese, per trovare e sperimentare soluzioni concrete contro Xylella fastidiosa. Le ricerche di tale progetto vanno dai prodotti di lotta biologica al patogeno e ai suoi vettori, all’esplorazione di una vasta gamma di strumenti di monitoraggio per individuare le piante malate prima dei sintomi con tecniche che prevedono l’utilizzo dei satelliti ai raggi infrarossi fino all’uso di cani addestrati a fiutare la presenza della batteriosi da Xylella fastidiosa. Metodi di ricerca che in taluni casi hanno già dato i primi risultati, ma che sono ancora in fase sperimentale anche in Puglia, dove – come è noto – la Xylella dell’ulivo, in questi 10 anni, ha già fatto danni economici ed ambientali incommensurabili, che potrebbero comunque essere ridimensionati se il progetto in atto raggiungesse rapidamente l’obiettivo prefissato.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 6 Dicembre 2023

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