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Nuovo sipario sulla sede unica: altri silenzi, dubbi e violazioni

“Stiamo lavorando, facendo progettando, ma presto saremo pronti….” i verbi da coniugare all’infinito che riecheggiano ciclicamente dalle stanze ministeriali, quando si parla e straparla della sede unica della Giustizia a Bari si accendono e spengono come le luci gialle dei semafori di notte. L’ultimo proclama “accendi/spegni” di una lunga serie di ministri che si sono presentati a Bari è stato Alfonso Bonafede, un avvocato siciliano che, dopo aver abbracciato la causa Cinquestelle, ha deciso di abbracciare anche la causa della sede per i tribunali baresi nelle ex casermette di via Alberotanza. Su indicazione del Comune di Bari, bisogna dirlo. E pareva un giorno importante quello di fine luglio scorso, sulla strada che conduce appunto al trasferimento di tutte sedi giudiziarie nel capoluogo, e precisamente ai margini di Carrassi nell’ex area militare delle caserme ‘Capozzi’ e Milano’: il 30 luglio si firmava, infatti, il tanto atteso protocollo. E la giunta comunale dal canto suo ha approvato la delibera con cui si autorizzava alla sottoscrizione, appunto, del protocollo di intesa integrativo tra Ministero della Giustizia, Agenzia del Demanio, Città metropolitana e Comune di Bari, Provveditorato interregionale delle Opere Pubbliche, Corte di Appello e Procura generale per la realizzazione dell’intervento “Polo della giustizia di Bari” presso l’area occupata dalle due caserme dismesse. Momento tanto importante per il sindaco che aveva alzato perfino la voce, sette giorni prima, dopo che il Ministero aveva rinviato la data della sottoscrizione per ben tre volte di seguito, che lui a Roma non c’era, avendo delegato il direttore generale Davide Pellegrino al Tavolo tecnico istituito presso il Ministero della Giustizia per sviluppare, come si leggeva nel dispositivo della delibera di cui sopra, <<…la collaborazione interistituzionale finalizzata all’attuazione del protocollo stesso e alla risoluzione di tutte le criticità connesse alla vicenda>>. Un’assenza politicamente pesante – l’abbiamo già detto – quella del capo della giunta comunale, di cui sarebbe tuttora curioso comprendere le reali ragioni. “Finalmente possiamo affrontare il passo decisivo per definire il futuro dell’edilizia giudiziaria nella nostra città – dichiarava Decaro in quei giorni afosi di fine luglio – e qualche giorno fa ho sollecitato il Ministro Bonafede a riconvocare un tavolo istituzionale al fine di dare certezza agli operatori della giustizia e ai suoi utenti”. Eppure il primo cittadino a quel tavolo non c’era….ma come fa il Ministro alla Giustizia Bonafede a dichiarare che la Cittadella si farà nelle “ex Casermette”, quando nel Protocollo d’Intesa sottoscritto quel fatidico 30 luglio (Art. 1 – Punto 5) lo stesso Ministro della Giustizia, sottoscrivendolo, si è impegnato a verificare “preliminarmente” la possibilità di attuare procedure di permuta con beni demaniali, che escludono “alla radice” la possibilità di utilizzare l’area demaniale delle “ex Casermette”. E tutto ciò senza poi considerare, come ormai arcinoto, detto e ripetuto dalle colonne di questo giornale, che quelle aree sono destinate dal P.R.G. a “Verde di Quartiere”, che costituisce “limite inderogabile di legge”, per rispettare gli “Standard Minimi” di Verde a servizio delle vicine residenze che, come noto, sono terribilmente al di sotto dei minimi di legge (11 mq/abitante), come tutta la città di Bari. Ed anche un’eventuale ‘Variante urbanistica’ su dette aree a “Verde di Quartiere”, per realizzare un grande Palazzo di Giustizia, costituirebbe una gravissima violazione della legge nazionale oltre che un mostruoso stravolgimento del Piano Regolatore Generale che su quelle aree prevede la obbligata e naturale estensione dell’attuale Parco 2 Giugno. E tutto ciò senza poi neppure considerare che tale progetto delle “ex Casermette” non supererebbe mai la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) per tanti e tanti motivi, primo fra tutti quello della inadeguata e insufficiente viabilità di collegamento fra la città e i comuni del distretto della Corte d’Appello di Bari, che riguarda ben tre province. E cioè Bari, Foggia e Barletta-Andria-Trani…

 

Francesco De Martino

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