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O Abruzzese o Maremmano, resta il migliore

Sta facendo notizia un progetto che vede il Comune di Massafra capofila e l’Università di Bari e altre Istituzioni locali nel ruolo di collaboratori e che ha per oggetto l’allevamento e l’addestramento di quel meraviglioso cane che alcuni chiamano ‘abruzzese’ ed altri ‘maremmano’. Una precisazione innanzitutto: Fino al 1958 il pastore abruzzese e il pastore maremmano erano ritenute due razze distinte e separate. Addirittura nel 1950 fu fondata una associazione degli allevatori del pastore abruzzese e nel 1953 nacque un’associazione per gli allevatori del pastore maremmano. Il 1º gennaio 1958 l’Ente Nazionale Cinofilia Italiana, unificò le due razze sotto un unico standard sulla base del fatto che, a causa della transumanza delle greggi da una regione all’altra, processo favorito dall’Unità d’Italia, era avvenutauna “fusione naturale” tra le due tipologie di cani. Quella del maremmano-abruzzese è la razza canina più antica d’Italia. Un lungo lavoro di selezione ha permesso di definire una tipologia di cane perfetta per affiancare i pastori e contrastare i lupi, tant’è che a suo proposito si parla indifferentemente di ‘cane da pastore’ e di ‘cane da lupo’, con ciò intendendo che funzione principale del maremmano-abruzzese consiste nel contrastare i predatori, più che nel mantenere integre le greggi, funzione, quest’ultima’, per la quale va bene qualunque altro cane purché agile e pronto. Insomma, il pastore che possa permetterselo, affianchi a un maremmano-abruzzese un paio di efficienti meticci e non avrà mai da temere la perdita di un solo capo. Ma attenzione a come si alleva questa creatura. Dato il suo temperamento forte, sicuro e indipendente questo animale necessita di un particolare addestramento, molto più attento rispetto ad altre razze, basato su una pedagogia canina fatta più di interazioni tra uomo e animale che di coercizione fisica e verbale. Questa esigenza nasce dalla secolare selezione artificiale, che ha plasmato la genetica comportamentale dell’animale, improntandosi più allo svolgimento di mansioni di guardia e difesa e ad un minore contatto con l’uomo, oltre all’adattamento ad un ambiente nel quale i soggetti estranei sono percepiti come intrusi o come pericoli. Insomma, perché risponda alle aspettative, il maremmano-abruzzese va ‘immerso’ nel gregge e non una volta svezzato, bensì da cucciolo. Solo così, vivendo a stretto contatto con gli ovini, può sviluppare le doti richieste. Ecco allora spiegato il progetto di cui sopra.  In quattro aziende rientranti nella Terra delle Gravine, area naturale protetta estesa sulle Murge del tarantino, e nella necessità di difendere gli armenti dalla minaccia (crescente) dei lupi, si è concluso un programma – messo in atto sei anni fa – di affidamento gratuito di maremmani-abruzzesi a dette aziende. Cresciuti a costante contatto con gli ovini, questi cani hanno potuto riprodursi a sufficienza per ‘rifornire’ altre aziende di maremmani-abruzzesi ‘perfetti’.

 

Italo Interesse

 

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