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Oggi come ieri, il pastore abruzzese

I tempi gloriosi della transumanza non sono più. Con l’abbondanza che c’è oggi di stalle, impianti di foraggiatura, mungitura e refrigerazione del latte, è venuta meno la necessità di spostare le greggi dalla Puglia all’Abruzzo e viceversa. Sicché la Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia è un ricordo sbiadito e lungo ciò che resta degli antichi tratturi di transumanza ora si muovono solo turisti in mountain bike. Addio armenti giganteschi composti da centinaia di capi guidati da tre, quattro pastori e una muta di cani. Al loro posto, piccole greggi da trenta quaranta esemplari a dirigere le quali basta un uomo solo con un paio di cani. Ma anche se il pastore usa il cellulare e d’inverno s’infila la giacca a vento invece del tabarro, qualcosa è rimasto del passato. Quel qualcosa riguarda il compagno di lavoro a quattro zampe. Mai un cane qualunque per un pastore cui serve una bestia svelta, intelligente, autorevole e che all’occorrenza sappia scoraggiare i predatori. Per il pastore pugliese non c’è mai stato nulla di meglio del pastore abruzzese. Ancora nell’era delle Rete gli ultimi pastori continuano a prediligerlo. A sentire loro questa specie sembra creata apposta dal Cielo per ‘accocchiare’ le pecore. L’abruzzese, altrimenti e impropriamente detto maremmano, è frutto di una selezione millenaria. Columella, scrittore latino del I secolo dopo Cristo, lo indica come il più efficace deterrente contro i lupi. Questo splendido animale dalla livrea candida, lanosa come quella di ovino e il cui capo ricorda quello di un orso polare presenta un peso che nei maschi sfiora i sessanta chili. Tanto, abbinato a un indole particolarmente bellicosa, gli consente di tenere testa a due lupi contemporaneamente. Ovvio che anche da noi dovesse assurgere a  campione di tutti i cani da pastore. Resistentissimo a malattie, intemperie e privazioni, oltre che straordinariamente longevo (dieci anni di vita per bestie di quella taglia sono età ragguardevole), l’abruzzese presenta l’unico svantaggio d’essere poco addomesticabile. Fiero per natura e pieno di dignità, forte nel temperamento, diffidente, sicuro e amante dell’indipendenza, ascolta poco i comandi di azione. Piuttosto, gli restano impressi i comandi di richiamo, fermo restando che collabora senza sottomettersi. Con lui, dicono i pastori, “devi essere maschio”, cioè devi farti rispettare e rispettare al tempo stesso, “sennò lo perdi di mano”. Oggi che i giorni della grande transumanza sono definitivamente tramontati ti aspetteresti di vedere pochissimi ‘abruzzesi’ in giro. Tutto il contrario. Il pastore abruzzese, grazie al suo carattere molto indipendente, non soffre la solitudine per cui può facilmente adattarsi a fare da guardia a una villa, un cantiere un garage o più semplicemente a ‘guardare’ la casa nell’assenza dei proprietari.

Italo Interesse 

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