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“Ok” della Camera al salvataggio della Popolare di Bari

L’Aula di Montecitorio ha dato il via libera alla conversione in legge del decreto legge che lo scorso mese di dicembre ha salvato la Banca Popolare di Bari da un default ormai certo. Il testo, approvato ieri (ndr – per chi legge mercoledì) alla Camera con 412 voti a favore, nessun contrario e 28 astenuti (i deputati di Fratelli d’Italia), è passato ora al Senato dove, per l’approvazione definitiva, dovrà essere licenziato entro il 14 febbraio.  Ma vediamo più nei dettagli cosa prevede il provvedimento governativo che getta le basi per il salvataggio della Popolare di Bari. Nello specifico, il testo approvato ieri dall’Aula di Montecitorio prevede l’attribuzione a Invitalia di uno o più contributi in conto capitale, fino a 900 milioni di Euro nel 2020, per potenziare il patrimonio del Mediocredito Centrale (Mcc). L’obiettivo è di consentire al Mcc la promozione di attività finanziarie e di investimento, anche a sostegno delle imprese nel Mezzogiorno, mediante l’acquisizione di partecipazioni al capitale di banche e società finanziarie. E’ prevista anche la possibilità di una scissione del Mcc per costituire una nuova società a cui assegnare tali attività e le partecipazioni acquisite da banche e società finanziarie. Le azioni rappresentative dell’intero capitale sociale della società così costituita saranno attribuite al Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) e, quindi, allo Stato. Le modifiche apportate in Commissione Finanze della Camera al decreto del governo “Conte 2”, per il salvataggio dell’Istituto bancario pugliese, sono state solo tre. In particolare, un emendamento ha previsto che alla nuova impresa finanziaria (Banca del Mezzogiorno) partecipata dal Mcc non si applica il testo unico delle società a partecipazione pubblica, bensì restano confermati i requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia dei manager prevista dal testo unico bancario.
Inoltre, è previsto che ogni quattro mesi il Mcc riferisca alle Commissioni parlamentari competenti sull’andamento delle operazioni del nuovo istituto, “anche con riferimento ai profili finanziari e agli andamenti dei livelli occupazionali”. Mentre, entro il 31 gennaio di ogni anno dovrà essere presentata una relazione sulle operazioni realizzate nell’anno precedente. In caso di costituzione della newco, il Mef riferirà in Parlamento su scelte e programmi. Il Governo ha anche accolto, con parere favorevole, un Odg (Ordine del giorno) al decreto, presentato dal depitato pugliese di Fratelli d’Italia, Marcello Gemmato, in sostegno del sistema creditizio nel Mezzogiorno. L’Odg di Gemmato ha impegnato l’esecutivo a valutare l’opportunità di stanziare, in un prossimo provvedimento, sufficienti risorse destinate ad indennizzare i risparmiatori che hanno subìto un pregiudizio ingiusto, in ragione delle violazioni massive degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza, buona fede oggettiva e trasparenza, sia da parte di Banca popolare di Bari, sia da parte di altre banche e loro controllate interessate dall’acquisizione di partecipazioni al capitale di società bancarie e finanziarie da parte di Banca del Mezzogiorno – Mediocredito centrale S.p.A., così come previsto dal decreto discusso e votato ieri alla Camera dei deputati. Soddisfazione per l’approvazione alla Camera del predetto decreto è stata espressa del deputato barese Alberto Losacco del Pd (eletto nel 2018 in un listino del  Piemonte), che con una nota ha commentato: “Non più di 40 giorni fa abbiamo rischiato la corsa agli sportelli e oggi, invece, i correntisti sono al sicuro, l’istituto ha la piena operatività, si sono insediati i commissari straordinari che lavorano al piano industriale e inizia soprattutto la sfida per il suo rilancio”. “Va dato atto al Governo – ha aggiunto Losacco – che si è fatto subito carico di una questione su cui la Magistratura dovrà accertare cause e perseguire con decisione i responsabili”. Infatti, ha poi sottolineato il parlamentare barese dei dem, “con questo provvedimento, la Popolare (ndr – di Bari) non ha solo gli strumenti per riguadagnare la fiducia dei risparmiatori e del territorio, ma può e deve diventare l’attrattore di altri soggetti bancari rispetto al progetto di costituzione della Banca del Mezzogiorno”. “Certo – ha commentato Losacco – ci sono ancora dei delicati nodi (ndr – ancora) da sciogliere, a cominciare dalla tutela degli azionisti frodati e dalla salvaguardia dei livelli occupazionali”, però “oggi è doveroso riconoscere e rimarcare l’importante lavoro di queste prime settimane che si è concluso con la conversione da parte della Camera del decreto del Governo.” Anche la deputata bitontina pentastellata Francesca Ruggiero, componente della Commissione Finanze di Montecitorio e che al riguardo ha fatto la dichiarazione di voto per il M5S nell’Aula di Montecitorio, ha commentato favorevolmente l’approvazione affermando: “Con il decreto-legge sulle misure di sostegno per il Mezzogiorno, che ha avuto il via libera della Camera, abbiamo sventato un disastro per il Sud Italia”. “Il provvedimento – ha proseguito Ruggiero in una nota – ha l’obiettivo di consolidare e rilanciare il sistema economico-sociale del Mezzogiorno, messo in pericolo dalla crisi della Banca Popolare di Bari, i cui risparmiatori sono tutelati grazie al nostro intervento”. La deputata pentastellata di Bitonto durante l’intervento per la dichiarazione di voto del M5S ha poi aggiunto che “quanto a Marco Jacobini, ex-presidente della Popolare di Bari, chiediamo al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, se ci sono gli estremi per la revoca dell’onorificenza di Cavaliere del lavoro”. Infatti, ha chiosato Ruggiero: “Questo titolo è uno schiaffo in faccia per tutti coloro che stanno soffrendo a causa di una gestione disastrosa e non etica dell’istituto di credito”, ricordando che “nel 2018, in piena crisi, il cda (ndr – della Bpb) decideva un aumento dei compensi per tutti i membri del consiglio e i dirigenti”.E questa decisione – per Ruggiero ed il M5S – è stata “una manifestazione di cupidigia e insensibilità nei confronti dei cittadini raggirati” senza sottacer, poi, le “altre ombre che si addensano sulla vigilanza di Bankitalia, intervenuta – come si ricorderà – con il commissariamento solamente a dicembre scorso”. Ma quest’ultimo fatto è sicuramente parte di una storia della Banca Popolare di Bari ancora tutta da scoprire e da scrivere. Per ora di certo c’è soltanto il fatto che l’Istituto barese è stato salvato (e con esso i suoi correntisti ed obbligazionisti) solo grazie al consistente ed esoso intervento, in extremis, dello Stato. Ovvero della stessa Istituzione che avrebbe dovuto invece prevenire, con la vigilanza, e tutelare (come da dettato costituzionale!) i risparmiatori.

 

Giuseppe Palella

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