Olio d’oliva tunisino a dazio zero deprime il mercato del “made in Italy” di qualità
Interrogazione alla Commissione europea dell’eurodeputato pugliese Francesco Ventola (Fdi) e proposta di un ddl specifico da parte della senatrice Gisella Naturale (M5S), nel corso di un apposito convegno romano a Palazzo Giustiniani

L’ingresso in Italia di olio d’oliva tunisino a dazio zero deprime il mercato dell’olio d’oliva di qualità “made in Italy”, con conseguenze disastrose per i produttori italiani di olio extra vergine d’oliva e, in particolare, per quelli pugliesi. Infatti, la possibilità di poter importare nei Paesi dell’Unione europea olio dalla Tunisia a prezzi estremamente bassi (all’incirca euro 2,30 al kg.) senza dazi aggiuntivi, negli ultimi mesi del 2025 ha fatto crollare in Italia del 15-20% il prezzo all’ingrosso dell’olio extravergine di oliva di nuova produzione. Basti pensare – ha dichiarato l’eurodeputato pugliese Francesco Ventola di Fdi – che negli ultimi mesi (a cavallo fra il 2025 e i primi giorni del 2026), con quotazioni medie dell’olio evo nazionale che si sono attestate intorno ai 7,15 euro al Kg, ovvero ad un prezzo che a stento riesce a coprire i costi di produzione che possono arrivare anche a 9 euro al kg, senza contare tutti i vincoli (normativi-occupazionali-fiscali) ai quali sono sottoposti i nostri agricoltori rispetto a quelli tunisini, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Ossia “molti nostri produttori – ha sottolineato Ventola – sono costretti a svendere il prodotto con perdite economiche sempre più rilevanti che potrebbero portare alla chiusura di tante aziende agricole” nazionali. Per questo motivo, l’eurodeputato canosino di Fdi, insieme ad altri colleghi del suo gruppo parlamentare a Bruxelles, ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea per sapere se ritiene proprio necessario aumentare le importazioni a dazio zero dell’olio tunisino anche per il 2026 (si parla di 100mila tonnellate). E, nel caso che ciò avvenga, Ventola vuole sapere anche come s’intende tutelare l’agricoltura europea (e nel nostro caso, in modo particolare, quella pugliese), che ha vede l’olivicoltura come uno dei punti più qualificanti del comparto agricolo del vecchio continente. “Non solo, ma abbiamo anche chiesto alla Commissione Europea – ha concluso Ventola – come intende tutelare e rendere ancora più trasparente l’indicazione del Paese di origine, in modo che i consumatori sappiano quale olio stanno mettendo sulle loro tavole”. Un ddl a tutela dell’olio evo ‘made in Italy’ è stato chiesto dalla presidente dell’intergruppo parlamentare che si occupa di sviluppo olivicolo, la senatrice Gisella Naturale del M5s, nel corso di un convegno romano su “Olio evo, benefici salutistici e profili edonistici”, svoltosi a Palazzo Giustiniani. Ampio il parterre di relatori che hanno partecipato a detto incontro, moderato dalla responsabile Politiche agricole dell’Ufficio legislativo del ‘Movimento 5 Stelle’ al Senato, Selena Vacca. Infatti, principali protagonisti dell’incontro di Palazzo Giustiniani sull’olio evo di qualità sono stati: la professoressa Antonia Tamborrino (Dipartimento Disspa dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”), che studia prototipi per macchine innovative per la produzione olearia di alta qualità; il ricercatore Domenico Praticò della Lewis Katz School of Medicine – Temple University of Philadelphia, che, in videocollegamento dagli Stati Uniti, ha illustrato gli studi medici internazionali che dimostrano la precisa correlazione tra un consumo equilibrato e quotidiano di olio extravergine d’oliva e i benefici sul cervello; Antonio Bevilacqua e Milena Sinigallia (entrambi docenti al Dipartimento di Scienze agrarie, Alimenti, Risorse naturali e Ingegneria dell’Università degli Studi di Foggia), che hanno illustrato gli effetti benefici dell’olio evo sul microbiota intestinale. “Il compito della politica in questo settore – ha dichiarato la senatrice pentastellata Gisella Naturale – è quello di creare le condizioni affinché l’olio di alta qualità, principe della dieta mediterranea, e la sua intera filiera produttiva possano essere davvero valorizzati”. Per poi aggiungere: “In tal senso abbiamo prodotto un disegno di legge che raccoglie le istanze di tante associazioni di categoria, consorzi e cooperative di comparto per una filiera davvero di qualità, che possa tra l’altro disporre degli strumenti necessari per difendersi dalle importazioni sconsiderate che inficiano il prodotto evo made in Italy”. “Sarà questa la volta buona – si domandano ironicamente molti olivicoltori e produttori oleari pugliesi – se non per porre fine alle importazioni selvagge di olio evo extra Ue, quanto meno per fare più chiarezza ai consumatori e garantire, con modalità ineccepibili, origine e qualità dell’olio evo commercializzato sul territorio nazionale ed all’interno dell’intero mercato europeo?” Difficile fare previsioni al riguardo, considerato che da decenni il nostro comparto olivicolo nazionale è considerato dalla Ue come la “Cenerentola” di un settore, quello agricolo per l’appunto, assoggettato da tempo ormai ad interessi che vanno ben al di là di quelli in questione e di coloro che operano nel comparto.
Giuseppe Palella
Pubblicato il 14 Gennaio 2026



