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Oltre la gabbia ce n’è un’altra

La storia del teatro a Bari è avarissima quanto a spettacolo ‘sotto le stelle’. Prova a colmare il vuoto Mia Fanelli con la gran novità di questa estate: la nuova sede del Duse. Spostatosi in Viale Pasteur, lo storico teatro barese ora dispone (in più) di una vastissima platea all’aperto. L’onore di inaugurare tale considerevole risorsa è toccato la settimana scorsa a Susi Rutigliano, autrice e unica interprete di ‘La scema’, una messinscena della compagnia Teatrale Artù, per la regia di Maurizio Sarubbi. Perché ‘scema’?… Cos’è biasimevole, conferire nella fogna i sogni e degradarsi al ruolo di ‘casalinga’ oppure scegliere di vendersi a buon prezzo? A separare le due ben lontane ‘condizioni’ è un velo palpabile quanto quello posto a demarcazione della realtà dal sogno, è una non-barriera simile al celebre specchio di Alice che funge da ponte fra mondi antitetici, è un gesto leggero quanto lo schiocco di dita con cui al momento opportuno una donna cambia il proprio destino. In ‘La scema’ tale confine si posiziona nel momento cui, un qualunque maledetto lunedì, una stremata casalinga alza bandiera bianca e si abbandona in poltrona. Poveraccia, non regge più. A tormentarla non è soltanto la fatica di balzare in piedi tutti i giorni alla stessa ora per tenere in ordine una casa (in primo piano – in scena – troneggia una gigantesca sveglia modello anni cinquanta; e il tema del cipollone ticchettante torna nella bella locandina a firma di Maria Pastore in cui la ‘scocca’ dell’orologio evolve in una tazza di caffè fumante). A tormentare la poverina è altro, è la frustrazione di sapersi ficcata per sempre in una condizione di non ritorno, condizione incorniciata dalla petulanza velenosa della suocera e dall’ottusa intransigenza del coniuge. Così, quando sfogarsi in soliloquio interrogando ed ‘estorcendo’ risposte da un manichino-feticcio non basta più a sedare il magone, l’unica resta fermarsi e abbandonarsi al sogno d’essere “una donna di lusso”. Qui lo spettacolo descrive una svolta: La casalinga si spoglia della divisa domestica (un tragico vestaglione fiorito) e denuda il manichino per indossarne la pelliccia. La nuova livrea svela una donna diversa, consapevole dei propri mezzi e artefice del proprio destino. Arrivano soldi e libertà, finalmente, e, dall’essere assoggettata, adesso è la donna ad avere i maschi in pugno. Però, dai e dai, persino ‘paganti’, i maschi si rivelano fonte di disagio. Era meglio allora la routine di una vita ‘normale’ o ‘di tradizione’? La mondana chiude gli occhi. Al risveglio la casalinga si ritrova con un sovraccarico di lavoro da smaltire. Tocca affannarsi al recupero del ‘tempo perduto’, tocca cacciare ancora le belle mani di una volta nell’acqua di rigovernatura… Pur intriso d’un sentimento antimaschile che respinge la speranza e abbraccia il luogo comune, ‘La scema’ è un buon testo, che Susi Rutigliano interpreta con felice fisicità. La regia di Sarubbi assicura il movimento necessario ad evitare che lo spettacolo qua e là si sieda. Apprezzabili alcune – anche audaci – scelte musicali ; ma a tale proposito si poteva fare meglio.

 

Italo Interesse

 

 

 

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