Cultura e Spettacoli

Omologati e appiattiti, i cortei storici

A parte qualche scampolo, l’estate dei concerti all’aperto, delle sagre e delle fiere è chiusa. E’ perciò tempo di bilanci, di riflessioni sulle costanti delle cose offerte a turisti, villeggianti e ‘indigeni’ costretti a passare il Ferragosto a casa. A noi pare che in mezzo alla prevedibile orgia di Santi in sfilata, bande, fuochi pirotecnici e show di piazza incentrati su ripescate cariatidi della canzone nazional popolare, quest’anno – e sulla spinta di una tendenza già significativa nel 2010 – si siano imposti i cortei storici. Alla luce di quanto visto, si può dire che oggi, specie se parliamo di piccoli centri, almeno un Comune pugliese su quattro abbia la sua rievocazione in costumi d’epoca. Fin qui nulla da dire, se non fosse che codeste rievocazioni convergono, tutte indistintamente, su un ristretto segmento storico, quello compreso tra il tardo medioevo e il primo rinascimento. Non c’è speranza di vedere ricostruite atmosfere dell’era romana o barocca, del XVIII o del XIX secolo, periodi verso la nostra terra affatto avari quanto ad eventi di portata storica. Non c’è speranza perché il culto di Federico II – che da noi ‘tira’ come in nessun altra parte del mondo – condiziona alquanto le scelte. E siccome quando si muoveva, vuoi per recarsi ad impalmare l’ennesima consorte, per andare a caccia o insediarsi da qualche parte, il Puer Apuliae faceva ‘spettacolo’, molti coevi notabili studiavano di scimmiottarne il fasto se si trovavano al centro di un convivio, della stipula di un importante accordo, di un pellegrinaggio o di una promessa di matrimonio. E allora, vuoi per campanilismo, vuoi per snobismo provinciale, ora in questo, ora in quell’altro paesetto studiosi setacciano archivi in cerca di tracce di signorotti locali che nell’era federiciana o giù di lì ostentarono tutto il fasto possibile in occasione di eventi di pubblico richiamo. Lavorando su queste esili tracce, anche a costo di tirare le cose per i capelli, associazioni di volenterosi ed appassionati intessono pretesti per dare vita a cortei senza originalità. Riducendosi il fatto storico a mera cornice, al più didascalizzato da qualche voce fuori campo o da azioni sceniche senza pretese, il corteo rievocativo involve in strumento di richiamo per folle di visitatori (attesi a braccia aperte da ristoratori, giostrai, ambulanti…). E siccome non è il caso di deludere le attese specie in fatto di stereotipi (attese sempre alte quando c’è di mezzo il turismo di massa), ecco ogni corteo somigliarsi all’altro. Come può la ‘scaletta’ non contemplare sbandieratori, trombettieri, tamburini e cavalli, armati, arcieri? abbiamo dimenticato rettili e rapaci portati in processione, frotte di verginelle, danzatrici arabe, mangiafuoco,  giocolieri, prelati, notabili in pompa magna, l’accampamento medievale, la cena medievale… Considerando infine che i costumi sono noleggiati dalla stessa agenzia e che per ragione d’immagine i gruppi folclorici prendono parte anche gratuitamente ad ogni rievocazione che sia nel raggio di cento chilometri, la sensazione che si ricava è quella di un ideale corteo – sempre lo stesso – che di paese in paese si affanna a camuffare la propria identità. E stendiamo un sudario su gomme masticate, lenti, calzature sportive, orologi, percing…. In origine singolari e innovative, le rievocazioni storiche hanno fatto presto a prendere la strada dell’omologazione e dell’appiattimento. 
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Pubblicato il 30 Agosto 2011

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